Il medicale italiano guarda al mercato in Turchia

Si prevede che il settore farmaceutico turco raggiungerà 23 miliardi di dollari entro il 2023 e dal 2009 l'export totale nel settore medicale è cresciuto da 180 milioni di dollari a cinquecento milioni di dollari

medicale italiano

Nuovi sbocchi per il medicale italiano in Turchia. Almeno secondo i dati presentati il 27 novembre al workshop Healthcare Ppp Projects in Turkey di Bologna.
Un mercato in espansione che stuzzica l’appetito delle imprese italiane attive nel settore medicale.

Un mercato in crescita

L’iniziativa, organizzata da Ice in collaborazione con Deik (Turkey business council), Assobiomedica e Confindustria Emilia area centro, è nata con l’obiettivo di favorire la collaborazione economica e commerciale tra le imprese italiane e turche.
Il governo della Turchia vuole portare l’economia turca tra le prime 10 al mondo nell’ambito dei servizi sanitari entro il 2023. Il tutto attraverso un incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo pari al 3% del prodotto interno lordo del Paese e portando l’export a cinquecento miliardi di dollari.

Orizzonte 2023

Il piano strategico della Turchia, “Vision 2023” ha introdotto sostanziali innovazioni nel comparto medicale, accelerando la crescita degli investimenti esteri e lo sviluppo dell’industria locale. Si prevede che il settore farmaceutico turco raggiungerà 23 miliardi di dollari entro il 2023.
“Il settore medicale è altamente strategico per il nostro paese e continua ad offrire numerose opportunità di business, sia a livello locale che internazionale.” Ha commentato Murat Akyüz, chairman of chemical and chemical products associations di Tim (Turkish exporters assembly). “Fra i nostri principali partner del settore, l’Italia è in grado di offrire forniture e dispositivi medici di qualità contribuendo in modo significativo al successo della nostra industria locale. Ciò permette alla Turchia di rafforzare la sua posizione nello scenario medicale globale”.

Il pilastro chimico…

Murat Akyüz ha sottolineato che “il settore chimico ha un ruolo chiave nell’economia turca. Ha visto un boom nell’ultimo decennio con tutti i suoi sotto-settori. Dalla plastica ai cosmetici, dalle medicine ai coloranti. Guardando ai dati delle esportazioni nel settore medicale dal 2009, si vede che i nostri export totali sono cresciuti da 180 milioni di dollari a cinquecento milioni di dollari. Mentre nel 2016 l’export del settore ammontava a 511.611.000 dollari, nei primi dieci mesi di 2017 è pari a 417.568.000 dollari.
Nel 2016 abbiamo esportato in Germania, Cina, Iraq, Olanda, Francia, Azerbaijan, Siria, Italia, Repubblica Turca di Cipro del Nord e Stati Uniti”.

…e quello medicale

Dal 1991 la Turchia offre servizi a circa diecimila soci nell’ambito di operazioni di export attraverso Ikmib (Istanbul chemicals and chemical products exporters’ association). Murat Akyüz conclude: “il settore medicale ricopre un ruolo strategico nell’economia turca. Parliamo di un mercato pari a 2,6 miliardi di dollari e un forte potenziale di export.”

L’Italia in prima fila negli appalti turchi

Aniello Musella, Direttore di Ice Istanbul, ha commentato che “la Turchia sta offrendo opportunità di business nella costruzione e gestione di un nuovo gruppo di ospedali. Se ne prevedono 41. I contratti per 17 di questi campus sono stati indetti ed assegnati a vari consorzi. L’italiana Astaldi ed altre aziende italiane sono già coinvolte in alcuni di questi progetti. Questi nuovi campus sanitari saranno finanziati con un modello di partnership pubblico-privata. Credo che questi progetti rappresentino una buona opportunità per altre società italiane per essere coinvolte come subappaltatori anche in collaborazione con aziende turche”.

Un hub mediorientale

Continua Musella: “la posizione rende la Turchia un hub per il Medio Oriente e l’Asia, cosa che rende la Turchia un Paese molto attraente. Soprattutto per le aziende italiane che vogliono sfruttare le sue politiche incentivanti e vantaggi di mercato. La Turchia rispetto ai paesi dell’Ocse, ha tuttora carenza di dispositivi medici pro capite e le società turche sono più focalizzate su prodotti a basso valore aggiunto. Questo può aprire delle porte per le Pmi italiane nei settori della medicina, delle attrezzature medicali, delle biotecnologie, della sanità elettronica e della prevenzione”, conclude Musella.