Lavoro per informatori scientifici, Laborest pronta a reclutarne 40 nella nutraceutica

L'azienda italiana, parte del gruppo spagnolo Uriach, si basa molto sulla collaborazione degli Isf. Nel prossimo anno e mezzo ha intenzione di aprirsi a nuove collaborazioni. In più, offre nuove opportunità anche per venditori dedicati alle farmacie e per figure che dovranno ricoprire altri ruoli aziendali

lavoro per informatori scientifici

In un’epoca di crisi occupazionale per gli informatori scientifici, ci sono aziende che su questi profili professionali costruiscono i pilastri del proprio business. Al punto da voler reclutarne di nuovi. Un caso significativo è quello di Laborest, un’impresa italiana attiva nel settore della nutraceutica che dal 2015 fa parte del gruppo farmaceutico internazionale spagnolo Uriach, ed è pronta a creare lavoro per informatori scientifici, reclutandone 30-40 nel giro di un anno e mezzo.

Lavoro per informatori scientifici: le prospettive della nutraceutica

Buone notizie, quindi, per gli isf. Se nel pharma, i numeri relativi all’occupazione sono preoccupanti (50% di informatori in meno negli ultimi dieci anni, come riferiscono anche i sindacati che AboutPharma ha sentito nel numero 153), nel mercato italiano della nutraceutica (che vale oggi circa 2,8 miliardi di euro ed è il più importante in Europa), in particolare per alcune imprese, diventano un punto di forza.

Cosa fa Laborest

Laborest, che ha sede a Nerviano (Milano) e conta 44 dipendenti, commercializza prodotti naturali che coprono diverse aree (benessere muscolo-scheletrico, qualità del sonno, equilibrio metabolico, solo per menzionarne alcune). Nel 2016 ha realizzato un fatturato netto 27,7 milioni di euro (+15% rispetto al 2015) e mira a chiudere il 2017 intorno a 32,2 milioni (+16,6%).

La linea Medical health, fonte di lavoro per informatori scientifici

Per la sua linea Medical health, Laborest si avvale al momento di due reti che nel complesso raccolgono 146 informatori scientifici e coprono tutto il territorio nazionale. A loro spetta di informare gli specialisti, in modo che questi ultimi possano consigliare su ricetta bianca i nutraceutici sviluppati dall’azienda se li ritengono adatti ai propri pazienti.

“Gli isf: il motore dell’azienda. Ne coinvolgeremo 30-40 nel prossimo anno e mezzo”

 

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Roberto Cassanelli, direttore generale di Laborest Italia ©Laborest Italia

“Per noi gli informatori hanno un ruolo strategico: sono il motore dell’azienda”, spiega Roberto Cassanelli, direttore generale di Laborest Italia. “E ci rendiamo conto di essere un’impresa che, su questo ruolo professionale, va in controtendenza. Le aziende farma che fanno ristrutturazioni purtroppo lasciano a casa alcuni informatori. La causa, spesso, è la scadenza dei brevetti sui medicinali. Noi questo problema non lo avvertiamo. Anzi, stiamo pensando di consolidarci aggiungendo un’altra linea di informazione scientifica. Nell’arco di un anno e mezzo potremmo coinvolgere 30-40 nuovi informatori”.

Recuperare quote di mercato creando lavoro per informatori scientifici

A sentire il direttore generale di Laborest Italia, le occasioni di lavoro per informatori scientifici sembrano esserci. “Puntiamo a reclutare nuovi informatori perché è anche grazie a loro che puntiamo a scalare posizioni nel mercato italiano”, aggiunge Cassanelli. “Se ora Laborest è decima (con una quota pari all’1,47%), puntiamo a entrare nel giro di tre anni tra le prime sei”.

La formazione degli isf

Per formare gli informatori, dice Cassanelli, “organizziamo corsi appena entrano in azienda: passano almeno due settimane con il direttore scientifico che li forma sui prodotti. E poi verifichiamo la loro preparazione in modo costante”. La direzione Medical & Training dell’azienda lancia ogni anno tre convention dedicate all’aggiornamento degli informatori. E per ampliare la rete, Laborest organizza ogni anno un minimo di quattro corsi di formazione per gli aspiranti informatori specializzati in nutraceutica.

Il canale Consumer health

Il business model basato sugli informatori e sul rapporto con i medici non è l’unico dell’azienda. Laborest ha anche lanciato da poco un canale basato direttamente sulla vendita diretta a farmacie e parafarmacie (circa 800 in tutto) con una linea di prodotti Consumer health. Per lo sviluppo di questo canale, Laborest collabora con 16 venditori distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Nuovi lavori anche in azienda e per chi vende direttamente alla farmacia

Mettendo insieme i dipendenti, gli informatori per il business Medical health e i venditori per il Consumer, con Laborest lavorano quasi 220 persone. “Oltre agli informatori, abbiamo previsto nuovi ingressi a breve in diverse aree: venditori in più nel canale della vendita diretta alla farmacia e 5-6 risorse in diverse funzioni aziendali”, annuncia Cassanelli. “Tra l’altro, già da un paio di anni ci siamo preparati alle novità introdotte dalla legge Concorrenza e sappiamo che, nel prossimo futuro, ci troveremo a parlare non solo con i farmacisti ma anche con figure che gestiranno gli acquisti per conto di catene con cento o duecento farmacie: le contrattualistiche annuali e le centrali di acquisto saranno sempre più all’ordine del giorno”.

Dove trovare figure professionali specializzate in nutraceutica

Per trovare figure professionali specializzate, Laborest collabora con l’Università di Pavia nell’ambito del master dedicato alla nutraceutica, giunto alla terza edizione. E per favorire un accesso all’innovazione anche da realtà esterne, Laborest “collabora con diverse università con progetti di ricerca che spesso prevedono borse di studio o investimenti in materiale tecnico per svolgere gli studi sui nostri prodotti o su nuove idee”, spiega Lorenzo Secondini, responsabile della Ricerca e sviluppo di Laborest Italia.

Le collaborazioni con le università

“Collaboriamo poi – continua Secondini – con molte università e ospedali per quanto riguarda l’aspetto clinico direttamente sui pazienti. Ma a monte c’è anche un grosso lavoro con università o spinoff che si occupano di verifiche in vitro dell’attività delle varie molecole che vorremmo utilizzare, della loro safety e delle analisi qualitative. Tra queste ci sono l’Università di Novara e l’Università di Torino. Con quest’ultima, per esempio, abbiamo lanciato una collaborazione per lo studio ma anche l’utilizzo commerciale di alcuni estratti particolari. Come i furanodieni della mirra, gli acidi boswellici della Boswellia (incenso) e del cranberry”.