Lavori in ritardo ad Amsterdam e Milano ci prova ancora per l’Ema

La mancanza di una sede nella capitale olandese ha spinto le due eurodeputate Patrizia Toia (Pd) ed Elisabetta Gardini (Forza Italia) a proporre un'interrogazione congiunta alla Commissione europea e al Consiglio per chiedere di riconsiderare la scelta. Maroni: "Milano è pronta".

Ema

Milano ci prova ancora per l’Ema. Ad Amsterdam la sede non è pronta e sotto la Madonnina qualcuno medita la rivincita. Il tutto è partito da un’iniziativa europarlamentare che ha visto protagoniste Patrizia Toia (Pd) ed Elisabetta Gardini (Forza Italia) affinché venga riconsiderata “l’assegnazione dell’agenzia europea del farmaco alla luce dei ritardi di Amsterdam”.

Interrogazione in Commissione europea

Le due italiane hanno presentato un’interrogazione in Commissione e Consiglio europeo per prendere in considerazione una nuova assegnazione. Troppo alto il rischio che l’Agenzia europea dei medicinali rimanga senza sede alla data di scadenza del 29 marzo 2019. La mancanza di un edificio già pronto potrebbe, si legge nel documento depositato dalle due eurodeputate, “danneggiare il diritto alla salute dei cittadini, non rispettando il principio della continuità e arrecando costi aggiuntivi al bilancio Ue”. Da qui la richiesta per capire se “è ancora valida la valutazione tecnica fornita prima dell’assegnazione e se non considerino il mancato rispetto degli impegni presi ragione per riaprire la procedura”.
L’idea ha solleticato le istituzioni lombarde. Soprattutto il presidente della Regione Roberto Maroni che ha detto, tramite facebook, che Milano sarebbe pronta. “Il Pirellone c’è – ha dichiarato il governatore – se Amsterdam non rispetta gli impegni per la nuova sede di Ema, noi siamo pronti”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma si sapeva della sede mancante di Amsterdam

La notizia non è nuova. La capitale olandese aveva scritto nel suo rapporto che il nuovo palazzo sarebbe stato costruito entro il 29 marzo, ma che la rilocazione completa si sarebbe avuta entro la metà del 2019.
Gli uffici per i meeting saranno consegnati entro il primo aprile 2019. Ma sorgono dubbi sulla connessione 4G e la strumentazione per le video conferenze. Non è escluso, rivela a Politico.eu Udo Kock, responsabile per l’economia e finanza di Amsterdam, che potrebbero volerci ulteriori sette o otto mesi per completare le fasi di trasloco di tutti i dipendenti dell’ente regolatorio. La Commissione europea, però, come annunciato a settembre, si aspetta che le operazioni siano concluse entro sei mesi dalla deadline del 29 marzo.
La scelta emersa dall’urna il 20 novembre è figlia di scelte politiche, più che su decisioni prese in base ai criteri tecnici. Molto improbabile che l’Europa si rimetta nuovamente in gioco.