Assobiomedica: un’apparecchiatura diagnostica su due è obsoleta

Il 95% dei mammografi ha più di dieci anni, ma la lista delle tecnologie “invecchiate” è lunga: risonanze magnetiche, Pet, Tac, angiografi, ventilatori per anestesia e terapia intensiva. Per le imprese servono nuovi meccanismi di rimborso che incentivino l’innovazione

L’innovazione corre veloce, ma spesso non trova spazio nella sanità italiana. Nel nostro Paese il 50% delle apparecchiature di diagnostica e di elettromedicina è ormai obsoleto. A dirlo sono i dati presentati oggi a Roma da Assobiomedica in occasione della X Conferenza nazionale sui dispositivi medici. Una fotografia aggiornata ricavata dal nuovo Rapporto sullo stato di obsolescenza del parco istallato di diagnostica per immagini e da quello sull’elettromedicina in Italia. A cura del Centro studi dell’associazione che rappresenta le imprese dei medical device.

Il 95% dei mammografi ha più di 10 anni

Secondo Assobiomedica, nelle strutture sanitarie pubbliche e private del nostro Paese molte tecnologie sono ormai invecchiate. E’ il caso di risonanze magnetiche, PET, TAC, angiografi, mammografi, ventilatori per anestesia e terapia intensiva. Il 95% dei mammografi, ad esempio, ha più di dieci anni di vita. Altrettanto “vecchio” è il 79% dei sistemi radiografici fissi convenzionali, il 69% delle apparecchiature mobili convenzionali per le radiografie e il 52% dei ventilatori di terapia intensiva.

Gli svantaggi

L’età avanzata delle apparecchiature, spiega una nota di Assobiomedica, non rende fruibili i benefici per il paziente assicurati dalle tecnologie più recenti: “Diagnosi più accurate e precise, minori esposizioni alle radiazioni, minore quantità delle dosi, maggiore velocità di esecuzione dell’esame, referti informatizzati”. Ma gli svantaggi di un parco tecnologico obsoleto non riguardano solo il paziente. Per l’associazione c’è in gioco la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: “Il Ssn si trova ad affrontare più numerosi costi di manutenzione con eventuali ritardi e sospensioni nell’utilizzo dei macchinari, che generano tempi di attesa più lunghi e carichi di utilizzo mal gestiti”, spiega Assobiomedica.

Le proposte di Assobiomedica

“Adesso che buona parte dei conti della sanità sono stati risanati, è necessario tornare a investire per rinnovare le strutture sanitarie del Paese e riportare il nostro Ssn a livelli competitivi”. È questo l’appello lanciato oggi dal direttore generale di Assobiomedica, Fernanda Gellona. Se il Governo ha “lavorato bene su industria 4.0 e investimenti per il digitale”, ora le imprese chiedono un nuovo approccio in campo sanitario. “Va agevolato il rinnovamento del parco apparecchiature degli ospedali – spiega Gellona – con un’azione d’investimento sulle tecnologie innovative”. Con quali strumenti? “Intervenendo sui meccanismi di rimborso, creando dei sistemi di incentivo per l’utilizzo delle nuove tecnologie e tariffe penalizzanti per i macchinari troppo vecchi”. La dg di Assobiomedica pensa a “un sistema di rimborsabilità differenziata sul modello francese, che consentirebbe una graduale sostituzione delle apparecchiature più vecchie e una progressiva introduzione di quelle tecnologicamente più innovative”.

 

La tabella

Lo studio sulle apparecchiature diagnostiche

Lo studio sulle apparecchiature elettromedicali di ventilazione e monitoraggio