Biosimilari, sbarca in Italia l’anticoagulante della cinese Techdow Pharma

Disponibile da oggi il primo biosimilare dell’enoxaparina sodica. A commercializzarlo è l'azienda cinese, la prima "big" del gigante asiatico a entrare nel mercato italiano ed europeo

farmaci biologici a brevetto scaduto

Il mercato italiano dei biosimilari si arricchisce di una novità che parla cinese. È disponibile da oggi il primo biosimilare dell’enoxaparina sodica per il trattamento di diverse malattie tromboemboliche. A commercializzarlo è Techdow Pharma, prima Big Pharma cinese a debuttare in Italia ed Europa.

Enoxaparina biosimilare

Enoxaparina biosimilare, spiega una nota dell’azineda è una soluzione iniettabile in siringhe pre-riempite da somministrare sottocute. Il farmaco è autorizzato per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei pazienti sottoposti a chirurgia o a rischio di sviluppare coaguli perché allettati. Ma anche per il trattamento della trombosi venosa profonda, dell’angina instabile, dell’infarto miocardico e per prevenire la formazione di coaguli nella circolazione extracorporea in corso di emodialisi.

La terapia più utilizzata

Il tromboembolismo venoso, prosegue la nota, è al terzo posto tra le malattie cardiovascolari più frequenti. La trombosi venosa profonda può causare embolia polmonare, con rischio di morte improvvisa. Per queste patologie, le eparine a basso peso molecolare (EBPM) sono oggi la terapia più utilizzata. In particolare l’enoxaparina sodica, principio attivo che potenzia l’effetto dell’antitrombina III, contribuendo a bloccare la formazione di nuovi coaguli e a controllare quelli esistenti. “La possibilità di utilizzare il biosimilare dell’enoxaparina sodica porterà a un ulteriore sviluppo nell’impiego delle EBPM in situazioni cliniche molto delicate per la vita del paziente”, spiega Andrea Stella, presidente della Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (Sicve).

Risparmi per il sistema

I vantaggi dei biosimilari riguardano molto da vicino la sostenibilità dei sistemi sanitari. Nel nostro Paese, la spesa per l’enoxaparina sodica – riporta la nota di Techdow –  si attesta attualmente sui 250 milioni di euro annui. Il biosimilare costa il 26% in meno dell’originator e contribuirà a ridurre questa spesa.

A descrivere i possibili risparmi è Francesco Saverio Mennini, direttore del Centro per la valutazione economica e Hta (Ceis-Eehta):  “Se ipotizziamo una sua penetrazione nel 15% del mercato per il primo anno di commercializzazione, nel 23% per il secondo e nel 30% per il terzo anno – spiega l’economista – è possibile stimare un saving a carico del Servizio sanitario pari a 5,1 milioni di euro nell’anno 1, a 8,2 milioni nell’anno 2 e a 13,6 milioni nell’anno 3 con una riduzione di spesa per il primo triennio pari a 27 milioni e, a tendere, di oltre 34 milioni di euro”.