Cannabis terapeutica: “Dati ancora insufficienti su sicurezza ed efficacia”

Appello alla prudenza da parte di Sif e Sitox in risposta alle associazioni che denunciano difficoltà da parte di molti pazienti nel reperire prodotti a base di cannabis

Cannabis terapeutica

“Campo minato”. Così è stato definito da alcune società scientifiche il mercato della cannabis terapeutica. Una zona ancora nuova e inesplorata su cui bisogna muoversi con cautela e che necessita di più informazioni e ricerca. “Si tratta infatti di un nuovo strumento terapeutico, e in quanto tale va dispensato con cautela” scrivono in una nota congiunta Alessandro Mugelli, presidente della Società italiana di farmacologia (Sif) e Patrizia Hrelia, presidente della Società italiana di tossicologia (Sitox). “Anche perché sull’uso medico della cannabis gli studi ad oggi disponibili sono insufficienti per trarre conclusioni definitive sull’efficacia e la sicurezza della sostanza”.

Più conoscenze

“Recenti indagini internazionali hanno mostrato che la conoscenza della farmacologia e della tossicologia dei derivati della cannabis da parte dei medici che la prescrivono è piuttosto insoddisfacente” continuano. “Proprio per questa ragione le nostre società si stanno adoperando per realizzare specifici corsi di formazione sull’argomento destinati a medici e farmacisti”.

La carenza di cannabis terapeutica

Una platea di pazienti estremamente ampia (come adulti affetti da dolore cronico, oltre a quello associato a sclerosi multipla, ancora malati oncologici e altri) utilizza il preparato Cannabis FM-2. Prodotto che stando a una quanto riferito da Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), nelle settimane scorse, sarebbe “non sempre prontamente reperibile”. Portando l’associazione a chiedere pubblicamente l’intervento del ministero della Salute affinché il governo provveda a sopperire alla mancanza del prodotto (leggi anche: “Cannabis terapeutica, serve maggiore produzione e circolazione del prodotto” dal numero di novembre di AboutPharma and medical devices).

I danni e le “alternative” alla carenza

Nella stessa lettera, che diffidava le istituzioni ad adempiere alla richiesta salvo “adire l’Autorità giudiziaria competente […] per la richiesta di risarcimento del danno”, i sottoscriventi per mezzo di Cild denunciavano che il mancato reperimento dei derivati della cannabis causa loro “gravi e irreparabili danni e sovente crisi e altri malori legati. Costringendo di fatto i pazienti a commettere reati essendo gli stessi costretti a rivolgersi al mercato nero. O a coltivare cannabis pur di non interrompere le cure prescritte e dare continuità al percorso terapeutico”.

La replica delle associazioni

“Le prospettive terapeutiche della cannabis sono senz’altro interessanti – affermano i presidenti Sif e Sitox – ma non vi è ancora chiarezza sulle reali prove di efficacia. Manca soprattutto un dato certo sul fronte della sicurezza. Perché non si conoscono, in particolare, gli effetti a lungo termine. Serve chiarezza, formazione e corretta informazione, sia agli operatori sanitari sia ai cittadini. È importante infatti non creare false speranze perché la cannabis rappresenta in ogni caso un trattamento sintomatico e non curativo.  A stabilire le regole di questo nuovo mercato lasciamo quindi che siano la ricerca scientifica e le evidenze cliniche piuttosto che la domanda dei pazienti”.

(Leggi anche “Cannabis a uso medico: è boom di mercato e ricerca” dal numero di maggio di AboutPharma and medical devices).