Prescrizione della marijuana: l’opinione di Piergiorgio Strata

Il professore emerito del dipartimento di Neuroscienze all'università di Torino dà il suo parere sull'uso della cannabis

In Italia la prescrizione della marijuana nella terapia di alcuni disturbi finora era affidata alle regioni e ben undici di esse offrivano gratuitamente il farmaco pur con le limitazioni prescrittive di tutti i farmaci che agiscono sulla psiche. Ora il Governo ha presentato un emendamento al decreto fiscale che prevede che la cannabis per uso medico diventi disponibile e gratuita per il paziente in tutta Italia e passi a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Si tratta di una ottima decisione, per vari motivi, primo tra tutti quello di scongiurare che i malati di alcune regioni si rivolgano al mercato nero o all’autocoltivazione. Tuttavia, negli ultimi anni il vasto dibattito sull’uso terapeutico della cannabis non ha mai sottolineato che ad oggi esistono ancora discussioni scientifiche sull’efficacia della marijuana rispetto ad altri farmaci più conosciuti da un punto di vista farmacologico, che possiamo definire di prima scelta. A tal proposito proprio a inizio anno è stato pubblicato il risultato di uno studio commissionato a sedici esperti dalle Accademie nazionali di scienza, ingegneria e medicina statunitensi: non ci sono prove né per confermare né per negare effetti benefici dei cannabinoidi, tranne in pochi casi.

Uso terapeutico e uso ricreativo

Al momento dunque la prescrizione dei cannabinoidi rimane l’ultima opportunità da offrire a pazienti affetti da particolari patologie e comunque deve essere affidata a medici specialisti. Altra questione è l’uso ricreativo della marijuana, la cui legalizzazione è in fase espansiva in diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Proprio oltre oceano si è verificata una specie di paradosso: la marijuana legale ha portato ad una epidemia di morti per overdose di eroina, soprattutto tra i bianchi, e nelle famiglie borghesi. In un anno i cartelli della droga hanno visto crollare le vendite della marijuana del 40%, perdendo miliardi di dollari, e hanno così deciso di immettere nel mercato un nuovo tipo di eroina, molto più potente. Le morti per eroina sono salite a 8260 nel 2013, quadruplicando dal 2000 e aggravando ciò che alcuni stavano già chiamando la peggiore epidemia di overdose di droga nella storia degli Stati Uniti. Ciò ha portato famiglie potenti e benestanti a fare delle vere azioni di lobby sull’amministrazione affinché il Governo trattasse il problema della dipendenza non come un crimine, ma come una malattia, a differenza della politica a tolleranza zero con pene esemplari applicata a furor di popolo durante l’epidemia di crack che devastò le aree urbane povere, prevalentemente abitate dai neri.

La discussione in Italia

Anche In Italia si sta discutendo dentro e fuori il Parlamento per legalizzare la marijuana: se e quando accadrà dovrà trattarsi di una legalizzazione ben informata sui rischi e che escluda l’accesso ai minorenni, così come l’autocoltivazione. Se è vero che l’uso moderato del fumo di cannabis da parte degli adulti non è più nocivo di altri fattori della nostra vita quotidiana, tuttavia va precisato che sono ben provati i danni da cannabis irreversibili consumata dai giovani, danni che dipendono dall’età e dalla quantità. Pertanto la legalizzazione del fumo deve essere ben accompagnata dalle informazioni sui rischi ed escluda i minorenni. Sarà necessario rendere obbligatorio, come per i pacchetti di sigarette, un avviso sulle confezioni della cannabis che ne dichiarino la quantità assieme una dicitura del tipo “la marijuana danneggia gravemente la salute”.