L’accordo tra Toscana e Stabilimento militare si estende alla ricerca no profit sui farmaci orfani

L'accordo prevede che si attivino sinergie utili allo sviluppo della ricerca biomedica e farmaceutica con particolare attenzione al sostegno della sperimentazione no profit per farmaci orfani per malattie rare o neglette, ma anche formazione e informazione

ricerca no profit sui farmaci orfani

Nuovo accordo tra la Regione Toscana e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che si estende alla ricerca e alla sperimentazione clinica no profit, con particolare attenzione ai farmaci orfani. Lo prevede un’intesa siglata dall’assessore alla sanità della Toscana Stefania Saccardi e da Gian Carlo Anselmino, direttore dell’Agenzia industrie difesa. Lo stabilimento di Firenze al momento garantisce già terapie per circa 2000 pazienti in Italia. “Risorse permettendo, ci farebbe piacere anche poter ampliare questo tipo di produzione di farmaci orfani – ha affermato il colonnello Antonio Medica direttore dello Stabilimento durante la presentazione di un accordo con la Regione – lo vediamo un po’ come un principio etico morale della nostra attività”

Cosa prevede l’accordo

Nello specifico l’accordo prevede che Regione e Farmaceutico militare attivino sinergie utili allo sviluppo della ricerca biomedica e farmaceutica. Con particolare attenzione al sostegno della sperimentazione no profit per farmaci orfani per malattie rare o neglette, in linea con i programmi e le strategie regionali in materia. Ma anche un’adeguata informazione sull’utilizzo e le caratteristiche dei farmaci cannobinoidi attraverso il Centro di ascolto regionale. E un’adeguata informazione e orientamento sul corretto processo di prescrizione e distribuzione dei farmaci orfani prodotti dal Farmaceutico militare. Monitorandone il percorso dal medico prescrittore all’utente finale. L’accordo avrà una durata di due anni, con possibilità di revisione annuale.

La produzione dei farmaci orfani

I farmaci orfani sono prodotti in Italia esclusivamente dall’Istituto farmaceutico militare. Sono usati nella cura di pazienti di malattie rare, con un’incidenza di massimo 5 casi per ogni 10mila persone. Tra questi vi sono la colestiramina, che combatte la sindrome di Crigler Najjar; la mexiletina, contro le miotonie distrofiche e non; le pemine per il morbo di Cushing; la niaprazina, utilizzata contro i disturbi del sonno. “Si tratta di produzioni variabili in relazione al fabbisogno – ha aggiunto Medica – produciamo circa 1,5 milioni dosi all’anno di mexiletina, mentre con 2000 bustine di colestiramina rispondiamo alle necessità. La nostra funzione è poter operare dove vi è carenza, e si spera di poterlo fare ora come in futuro”.

La disponibilità della Regione

“Il protocollo è importante soprattutto per i malati che tutti i giorni si trovano a dover affrontare una malattia rara” ha affermato Anselmino. “Compito delle autorità e delle istituzioni è non far cadere nell’oblio le loro storie, le loro difficoltà, le loro sofferenze”. Saccardi ha spiegato che la Regione metterà a disposizione dello Stabilimento le professionalità del Centro di ascolto regionale. “Centro che già lavora a supporto dei percorsi che riguardano malattie rare e oncologiche e che ora sarà in grado di rispondere anche ai cittadini sull’uso terapeutico della cannabis. Favorendo così un dialogo costruttivo con i medici responsabili del progetto terapeutico”.