La corte Ue si pronuncia su Avastin-Lucentis

L'organismo europeo parla di possibile accordo illegittimo tra Roche e Novartis nella commercializzazione e l'utilizzo off-label dei due farmaci per le patologie oftalmiche

pubblicità delle professioni sanitarie

Ancora il duo Avastin-Lucentis. Accordo illegittimo tra Roche e Novartis. Nello specifico una restrizione della concorrenza. Parliamo della vicenda Avastin-Lucentis e l’intesa volta a ridurre l’utilizzo in ambito oftalmico del medicinale Avastin e a incrementare quello del Lucentis. Questa è stata la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha preso in esame la questione.

La decisione

L’organo giuridico europeo ha esaminato il caso qualora un’autorità nazionale della concorrenza come l’Agcm ritenga che Avastin (non autorizzato per il trattamento delle patologie oftalmiche) rientri nello stesso mercato di Lucentis (che è invece autorizzato). L’Avastin e il Lucentis sono entrambi prodotti dalla Genentech, società del gruppo Roche. Mentre quest’ultima distribuisce Avastin, Genentech ha affidato la licenza commercializzazione Lucentis Novartis. Lucentis è autorizzato per il trattamento delle malattie oftalmiche, mentre Avastin ha avuto il via libera solo per le terapie tumorali (sempre oftalmiche). Ma il prezzo più basso di Avastin ha spesso indotto all’utilizzo off label del farmaco anche per i disturbi degli occhi.
Stando alla decisione del 23 maggio 2018 “vi è, di fatto, un rapporto di sostituibilità tra il Lucentis e l’Avastin utilizzato off-label”. In sostanza, come già accaduto nel 2014, un’intesa illegittima.

I pregressi

Si inizia a parlare di Avastin-Lucentis nel 2014. All’epoca l’Antitrust aveva inflitto due ammende di circa 90 milioni di euro sia a Roche che Novartis la cui intesa avrebbe avuto lo scopo di diffondere notizie in grado di ingenerare preoccupazioni sulla sicurezza degli usi oftalmici di Avastin per causare uno spostamento della domanda a favore di Lucentis”. Secondo gli organi di vigilanza questo spostamento dell’attenzione di mercato avrebbe gravato sulle casse statali per oltre 45 milioni di euro in più.
Le due aziende hanno fatto subito ricorso al Tar che ha respinto le loro richieste. Il terzo passo è stato il Consiglio di Stato che, però, si è rivolto alla Corte di giustizia europea. Il tribunale comunitario si è quindi espresso che l’intesa mirava a limitare non l’autonomia commerciale delle parti nell’accordo di licenza di Lucentis, ma i comportamenti delle terze parti, ossia i medici.
Ma dall’Europa oggi si incalza. “Le informazioni devono essere qualificate come ingannevoli – ma questo spetta al giudice nazionale verificarlo – se mirano, da un lato, a indurre l’Ema e la Commissione in errore e, dall’altro, ad enfatizzare, in un contesto di incertezza scientifica, la percezione da parte del pubblico dei rischi connessi all’uso off-label dell’Avastin”.