Malattie cardiovascolari, più esposte le donne che gli uomini

124 mila donne vengono colpite da un infarto o da malattie cardiovascolari. Il che significa una ogni cinque minuti e che nel nostro Paese fra 50 mila e 60 mila persone vengono colpite ogni anno. Il 2 febbraio sarà il “National wear red day”, giornata dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle donne

Le donne sono più esposte degli uomini al rischio di malattie cardiovascolari. Basti pensare che in Italia, ogni anno, 124 mila donne vengono colpite da un infarto o da malattie cardiovascolari. Il che significa una ogni cinque minuti, e che, complessivamente, nel nostro Paese fra 50 mila e 60 mila persone vengono colpite ogni anno da arresto cardiaco improvviso. Il tasso di mortalità è di sette volte superiore a quello degli incidenti stradali. In Europa, le persone annualmente colpite da arresto cardiaco improvviso sono 350 mila, di cui buona parte donne.

Vestire di rosso

A questa realtà guarda il “National wear red day” giornata dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle donne che si celebrerà quest’anno venerdì 2 febbraio. Nella giornata, promossa dalla American heart association e dal National heart, lung and blood Institute, le donne di tutto il mondo vengono invitate a indossare qualcosa di rosso. Una sorta di “omaggio“ femminile al cuore, ma anche una sfida dichiarata alle tante patologie cardiache che colpiscono le donne. “Go red for women and……love your heart” è, in sostanza, il messaggio che verrà diffuso attraverso innumerevoli iniziative.
Boston Scientific aderisce all’iniziativa ricordando i progressi fatti dalla ricerca sui dispositivi medici, l’aumentata attenzione nei confronti della “medicina di genere” e le nuove soluzioni oggi disponibili.

I device

Sono oggi disponibili i defibrillatori impiantabili che forniscono un supporto di 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. La loro funzione è quella di monitorare costantemente il ritmo cardiaco fornendo, se necessario, la terapia adeguata a ripristinare il normale ritmo del cuore.
Questi dispositivi possono essere di due tipi. Quelli che per funzionare necessitano di elettrocateteri transvenosi (che arrivano all’interno del cuore tramite l’albero venoso) e quelli sottocutanei. Quest’ultimi funzionano senza toccare né il cuore né i vasi sanguigni (S-ICD subcutaneous implantable cardioverter defibrillator), pur garantendo la medesima efficacia nel prevenire l’arresto cardiaco improvviso.
L’ultima generazione di S-ICD è, inoltre, compatibile con indagini diagnostiche sofisticate come la risonanza magnetica e dispone di batterie fra le più longeve oggi esistenti. La maggiore durata del dispositivo (fra 9 e 13 anni) consente di ridurre drasticamente il numero di sostituzioni previste nel normale “ciclo di vita” dei defibrillatore. Limitando così una delle maggiori preoccupazione dei pazienti cardiopatici che, per il 73%, temono i rischi degli impianti di sostituzione.

Problemi di costo e sottovalutazione della tematica

Le complicazioni correlate con le procedure di estrazione e reimpianto dei dispositivi hanno un costo elevato. Non solo dal punto di vista economico, ma anche medico e psicologico. Vanno considerati, infatti, la degenza in ospedale e il costo dei trattamenti intensivi per scongiurare possibili infezioni, costo che incide per il 40% sull’importo totale della sostituzione.