Alzheimer, se Big Pharma batte in ritirata la patologia esploderà

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità oggi nel mondo esistono 50 milioni di persone affette da demenza e, se non si troveranno rimedi, il numero di malati nel 2050 salirà a 135 milioni. La ricerca evidenzia i vantaggi della prevenzione e più di recente la stretta correlazione con la cattiva qualità del sonno. Dal numero 155 di AboutPharma

Intorno al 1970 un’indagine aveva segnalato che secondo la maggior parte dei medici la demenza senile era dovuta all’arteriosclerosi che colpiva i vasi del cervello. Mentre quella associata al morbo di Alzheimer, causata da fenomeni degenerativi dei neuroni, era confinata a un limitato spazio dei libri di testo. Oggi sappiamo che il morbo di Alzheimer è la forma di demenza dominante e più temuta. È Associata, ma non si sa se dovuta, alla formazione di un frammento di proteina detta beta-amiloide che si aggrega a formare placche di varia grandezza che si depositano fra i neuroni e li uccidono. Inoltre si registra la presenza di una forma anomala della proteina Tau che contribuisce al danno neuronale. Questo avviene soprattutto nelle aree che sono importanti per la formazione dei ricordi duraturi e i pazienti vivono di ricordi sempre più lontani.

L’abbandono della ricerca di Merck e Pfizer

I medici furono adeguatamente informati. E l’indicazione fu accompagnata dalla proposta di un esercito di inutili farmaci trofici per ritardare i fenomeni degenerativi. Alcuni di essi, di prezzo limitato, avevano la benefica funzione di non negare una pillola della speranza. Nelle scorse settimane due colossi farmaceutici, Merck e Pfizer, hanno annunciato di abbandonare le ricerche sui farmaci per combattere il morbo di Alzheimer. Questo perché dopo notevoli investimenti non si sono avuti risultati significativi.

Il bilancio dell’Oms

Secondo l’organizzazione mondiale della sanità oggi nel mondo esistono 50 milioni di persone affette da demenza. Se non si troveranno rimedi, il numero di malati nel 2050 salirà a 135 milioni. Negli Usa vi sono 5,4 milioni di pazienti affetti da morbo di Alzheimer. Che rappresenta la sesta causa di morte nella popolazione totale e la terza causa di morte negli anziani. L’aumento è dovuto essenzialmente all’allungarsi della vita. Un aumento di sei anni comporta un raddoppio dei casi. La rivista Lancet ha pubblicato una rassegna nella quale si riporta che attualmente a livello mondiale il costo della malattia è di 600 miliardi di dollari l’anno. Un onere destinato ad aumentare che diventerà devastante sui bilanci di qualunque Paese. Gli attuali farmaci controllano soltanto le manifestazioni della malattia riducendone l’impatto negativo sulla qualità di vita del malato. In attesa di farmaci efficaci, numerosi studi attuali stanno dimostrando che è possibile agire efficacemente sul percorso della malattia mediante appropriati stili di vita.

L’importanza della dieta

Il primo e più importante pilastro è la dieta. In uno studio condotto in California e pubblicato nel 2016, si è dimostrato come una dieta mediterranea ricca di vegetali, succhi di frutta freschi e carne di pesce, ritarda significativamente la formazione delle placche amiloidi. Contribuisce inoltre a un miglioramento della comunicazione fra i neuroni della corteccia. In un altro studio della Mayo Clinic si sono documentati maggior spessore in quella regione della corteccia, importante per la memoria. Altri studi hanno documentato analoghi effetti su altre aree corticali che presiedono a funzioni esecutive e al linguaggio.

L’attività sportiva e la socializzazione

Il secondo pilastro riguarda l’esercizio fisico. Alla Columbia University di New York, persone sottoposte a trenta minuti di esercizio fisico per quattro volte la settimana hanno avuto un impatto positivo sulla regione importante per la memoria. Il terzo pilastro poggia sulla socializzazione. Vivere e interagire con gli altri impone un continuo uso benefico della nostra rete di neuroni.

La qualità del sonno

Recentemente si sono dimostrate correlazioni fra morbo di Alzheimer e qualità del sonno. Ogni giorno il cervello metabolizza dieci grammi di proteine. E le scorie non adeguatamente eliminate sono una minaccia per l’insorgenza dell’Alzheimer. Grazie agli studi di Maiken Nedergaard sappiamo che l’eliminazione avviene durante l’intera giornata, ma essa raddoppia durante il sonno. Inoltre, recentemente si è dimostrato che tale eliminazione è intensa durante la fase di sonno a onde lente. Quindi il problema non sta nella quantità, ma nella qualità del sonno.
Un’altra forma di aiuto è dunque quella di somministrare farmaci a durata limitata che preservino il sonno a onde lente. Elio Lugaresi, grande neurologo specializzato in malattie del sonno, aveva scoperto che un preoccupante aumento di demenze in una dimora bolognese per anziani era dovuto alla somministrazione di farmaci ipnotici a lunga durata. Farmaci che oggi non sono più in uso. Dormire bene in quantità, ma soprattutto in qualità, è dunque fondamentale per proteggere il nostro cervello. Tuttavia, in futuro la chiave del successo sarà un aumento delle conoscenze sugli intricati meccanismi che sono alla base del funzionamento del cervello. Tale aumento permetterà di trovare nuove soluzioni per combattere le malattie del cervello. Alzheimer incluso.