Elezioni 2018, la politica si deve occupare dei gap regionali

Continua il monitoraggio di Fondazione Gimbe sui programmi elettorali in vista del voto del 4 marzo. Troppe le disuguaglianze regionali a cui nessun partito sta dedicando, secondo l'istituto di Nino Cartabellotta, il giusto spazio nelle proprie proposte

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I programmi elettorali sono molto confusi sulla riduzione delle disuguaglianze regionali. Molte dichiarazioni, pochi fatti. Fondazione Gimbe continua nel suo monitoraggio dei propositi in ambito sanitario dei partiti in vista delle elezioni politiche del 4 marzo. “Dal punto di vista etico, sociale ed economico è inaccettabile che il diritto costituzionale alla tutela della salute sia condizionato da politiche sanitarie regionali e decisioni locali. Le quali generano diseguaglianze nell’offerta di servizi e prestazioni sanitarie, alimentano sprechi e inefficienze ed influenzano gli esiti di salute della popolazione”. Così si legge in una nota della fondazione che analizza le varie criticità.

Un mosaico di enti locali

“Un variegato elenco di variabilità regionali –  afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – dimostra che l’universalismo, fondamento del nostro Ssn, si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti. Ecco perché – continua Cartabellotta – il periodo pre-elettorale è il momento giusto per condividere alcuni numeri inquietanti, che testimoniano come il diritto alla tutela della salute sia ormai legata al Cap di residenza. Da cui, infatti, dipendono anche forti differenze nei “prelievi” dalle tasche dei cittadini”. Ticket e addizionali Irpef su tutte.

Troppa confusione elettorale

La fondazione critica la presa di posizione di alcuni partiti di voler rafforzare le autonomie locali e di mettere mano al Titolo V senza una progettualità specifica. “Il prossimo esecutivo – spiega Cartabellotta – ha il dovere etico di trovare soluzioni tecniche per potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali. Il tutto nel pieno rispetto delle loro autonomie. Dal monitoraggio più analitico degli adempimenti Lea – conclude il presidente – a un ripensamento dei piani di rientro. Dal collegamento tra criteri di riparto e sistemi premianti alla diffusione delle best practice regionali”.

Mortalità evitabile

Nel Rapporto “Mortalità evitabile (con intelligenza)” 2018, il Trentino Alto Adige conquista la prima posizione tra le Regioni sia per uomini che donne. Mentre la Campania resta inchiodata sul fondo di entrambe le classifiche. Napoli ultima tra le province. Sia per gli uomini (30 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 18,4 di Rimini in prima posizione) che per le donne (18 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 10,4 di Treviso in prima posizione).

Adempimenti livelli essenziali di assistenza (Lea)

L’ultimo report del Ministero della Salute, relativo al 2015, dimostra che il punteggio massimo della Toscana (212) è esattamente il doppio di quello minimo della Campania (106). Ciò significa, stando alla nota della fondazione, che a parità di risorse assegnate dallo Stato, l’esigibilità dei Lea da parte dei cittadini campani è pari al 50% di quelli toscani.

Programma nazionale esiti (Pne)

Le performance ospedaliere documentate dal Pne 2017 sono, secondo fondazione Gimbe, un “patchwork variopinto”. La variabilità che rileva l’istituto di Cartabellotta riguarda anche gli ospedali. La percentuale di parto cesareo primario, a fronte di una media nazionale del 24,5%, varia dal 6% al 92%. Quella di interventi chirurgici entro 48 ore nei pazienti ultrasessantacinquenni con frattura di femore varia dal 3% al 97%. La media nazionale è al 58%. La mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio oscilla da 0% al 21% (media nazionale 8,6%). Gli interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore ai 3 giorni, a fronte di una media nazionale del 72,7%, hanno un range tra lo 0% a 100%.

La mobilità sanitaria

Nel 2016 ha pesato per 4,16 miliardi di euro. Spostati soprattutto da sud a nord. Virtuosa la Lombardia con 937,8 milioni di euro. Fanalino di coda per mobilità passiva il Lazio con 542,2 milioni di euro. Il saldo della mobilità vede sempre la Lombardia in testa con un “utile” di 597,6 milioni e ultima è la Campania con un passivo di 282,5 milioni di euro.

Spesa farmaceutica

Secondo il Rapporto Osmed 2016, pubblicato dall’Aifa, la spesa convenzionata lorda pro-capite per i farmaci rimborsati dal Ssn oscilla da 128,77 euro della Pa di Bolzano ai 219,18 euro della Campania. La media nazionale si attesta sui 175,25 euro. Per quella per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche da 145,32 euro della Valle D’Aosta ai 240,64 euro della Campania (media nazionale € 195,84). La percentuale della spesa per i farmaci equivalenti, tra quelli a brevetto scaduto, varia dal 10,2% della Pa di Trento al 3,9% della Calabria (media nazionale 6,2%)

Il ticket

Dai ticket sanitari nel 2016 le Regioni hanno incassato 2,86 miliardi di euro, corrispondenti a una quota pro-capite di 47 euro. Per i farmaci la quota oscilla da 33,6 euro della Campania ai 15 euro del Friuli Venezia Giulia, a fronte di una media nazionale di 24 euro. Per le prestazioni sanitarie, di specialistica ambulatoriale e pronto soccorso, si passa dai 131 euro della Valle D’Aosta ai 16,7 euro della Campania (media nazionale 23).

Le addizionali regionali Irpef

Per l’anno 2017, spiegano dalla fondazione, le addizionali minime oscillano dallo 0,70% del Friuli Venezia Giulia al 2,03% della Campania. Mentre le addizionali massime dal 1,23% di Pa di Bolzano, Pa di Trento, Sardegna, Valle d’Aosta, Veneto e Friuli Venezia Giulia al 3,33% di Lazio e Campania.