Chief digital officer: identikit di un ruolo chiave

Ecco i principali compiti della figura che supervisiona la digital transformation nelle aziende: informatizzare i processi, coordinare team con competenze che spaziano dal marketing al data science, creare una cultura “da startup”

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Il chief digital officer (cdo) ha un destino paradossale. Se lavora bene, il suo ruolo scompare. Essendo la figura che ha la supervisione della digital transformation di un’azienda, una volta che la digitalizzazione si è completata, in teoria la sua utilità finisce.
Tuttavia, pur essendo “a scadenza”, a oggi è una delle posizioni manageriali con più appeal di mercato. Il settore delle scienze della vita non fa eccezione. Come si legge in “How to succeed as a chief digital officer in pharma”, articolo del 2017 a cura di McKinsey, è necessario un profilo che identifichi “in che modo la tecnologia digitale può aiutare a ridefinire il business” nel life science e che guidi tali iniziative.

Le competenze

In diversi settori, il cdo si sovrappone spesso al coordinatore dei progetti di innovazione dell’azienda a 360 gradi. Nel pharma, è la persona che progetta la digitalizzazione della compagnia. Ma anche, nello specifico, quella che implementa le potenzialità digitali in ambito commerciale.
Le mansioni di un cdo, quindi, sono varie. Innanzitutto, deve provvedere all’informatizzazione, in chiave strategica, dei processi interni. E dotare l’azienda di strumenti digitali che favoriscano la collaborazione tra i lavoratori e migliorino elaborazione e interpretazione dei dati. Per esempio, i database “intelligenti” per condividere internamente le conoscenze. Come il cloud e le piattaforme avanzate di data analytics, che fanno uso di innovazioni come l’intelligenza artificiale, che sono sistemi entrati piuttosto di recente nelle compagnie pharma. In diversi casi sono stati manager come i cdo (il cui ruolo è talvolta ricoperto dai responsabili It) a decidere come e quando adottare queste tecnologie.

Competenze crossfunzionali

Il settore farma deve fondere l’anima medico-scientifica con quella commerciale. In questo contesto diventa ancora più determinante che il cdo sappia anche coordinare la propria squadra di collaboratori, che deve essere “crossfunzionale” e con skill in campi diversi. Obiettivo: saper raccogliere dai dati a disposizione insight differenzianti rispetto ai competitor. “Il team – si legge nell’articolo di McKinsey – deve avere varie competenze digitali, tra cui l’expertise nel data science e nel management del multicanale. Una certa esperienza nel trarre insight dalle evidenze real world e un sistema di tool digitali per fare da complemento a quelli tradizionali”.

Accesso al mercato

Tra le missioni, c’è anche l’impostazione delle strategie digitali di accesso al mercato. Per esempio deve assicurarsi che gli strumenti tecnologici siano di facile uso per chi le informazioni le fornisce: pazienti, medici etc. Ancora, ha il dovere di fornire alla forza vendita tool che facilitino il rapporto con gli stakeholder. In più, deve capire quali applicazioni possono allo stesso tempo migliorare la vita dei pazienti e la commercializzazione dei prodotti. Tuttavia – continuano gli esperti – un’azienda che “crea applicazioni digitali che si concentrano solo sui propri prodotti ne limita l’impatto. La maggior parte dei pazienti è politrattata e necessita di soluzioni interoperabili”. Altrimenti, “quante app dovrà usare un solo paziente?”.

Serve la mentalità imprenditoriale

A un buon cdo tocca anche creare una cultura digitale in azienda che spinga a sviluppare una mentalità “imprenditoriale”. Non a caso, i cdo intervistati da McKinsey hanno riconosciuto la necessità di creare modelli che si ispirino a quelli “agile” o “lean” adottati presso startup e imprese hi tech di livello globale. Nell’interpretare il ruolo, non va sottovalutato infatti il contributo che può arrivare dall’esterno. “Le altre industrie – si legge – possono offrire valide lezioni per il pharma. In alcune, il digital ha moderatamente riallineato domanda e offerta nel mercato, aggiungendo nuova offerta (Airbnb) o dedicandosi alla domanda insoddisfatta (servizi di streaming di canzoni)”.