Farmaci equivalenti e biosimilari, Melazzini (Aifa): serve una svolta culturale

Il direttore generale dell’Aifa in un editoriale: “Fondamentale puntare sulla promozione di una vera e propria cultura del farmaco equivalente e biosimilare. In Italia, nonostante consumi crescenti, i risultati raggiunti non sono ancora ottimali”

equivalenti e biosimilari

“Prima ancora di ripensare le politiche, credo sia fondamentale puntare sulla promozione di una vera e propria cultura del farmaco equivalente e biosimilare. In Italia, nonostante il trend crescente di consumi degli ultimi anni, i risultati raggiunti non sono ancora ottimali”. È l’opinione del direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini, espressa in un editoriale pubblicato oggi sul sito dell’agenzia regolatoria. “Un’informazione corretta – scrive Melazzini – può far sì che i pazienti siano consapevoli di avere a disposizione farmaci con la stessa qualità, efficacia e sicurezza degli originator, a un prezzo inferiore, e che gli operatori sanitari si avvalgano sempre di più di questi medicinali nella pratica clinica quotidiana”.

Da equivalenti e biosimilari risparmi per miliardi di euro

“La diffusione dei medicinali equivalenti e biosimilari – ricorda il dg dell’Aifa – è uno strumento prezioso per rendere disponibili con tempestività terapie dall’impatto significativo sulla vita dei pazienti e sulla tenuta dei sistemi sanitari e valorizzare l’innovazione. Con il 2017 si è chiusa la stagione delle “genericazioni” delle più comuni molecole di sintesi chimica; entro il 2020 scadranno invece ben 12 brevetti di medicinali biologici. I risparmi derivanti dall’utilizzo degli equivalenti e dei biosimilari nei prossimi anni potrebbero raggiungere diversi miliardi di euro nell’Unione Europea.

Il mercato

Melazzini cita un editoriale apparso di recente su The Lancet Oncology, riportando alcune riflessioni sull’andamento del mercato dei generici: “Le imprese di generici, sempre più sotto pressione per ridurre i costi, hanno visto infatti assottigliarsi i margini di profitto, e ciò ha generato complicazioni a livello produttivo, che in alcuni casi possono sfociare nel disinteresse a mantenere in commercio un determinato prodotto. Quando un medicinale abbandona il mercato, la concorrenza si riduce e i prezzi tendono nuovamente a salire”.

Concorrenza e prezzi

L’editoriale affronta anche il nodo delle strategie adottate dalle imprese in un mercato così fluttuante: “Le aziende di equivalenti che producono anche farmaci branded – sottolinea Melazzini – subiscono un ulteriore contraccolpo alla scadenza dei loro brevetti, quando i concorrenti possono sviluppare le versioni generiche. Queste dinamiche spingono i produttori di generici ad applicare aumenti su altri farmaci. Al contempo, le imprese di farmaci branded, per diversificare il portafoglio, stanno acquisendo aziende più piccole di farmaci generici. Queste fusioni riducono ancora la concorrenza, traducendosi in un ulteriore aumento dei prezzi”. Uno scenario “instabile e vulnerabile” che – secondo The Lancet – richiederebbe “politiche di regolamentazione in grado di mantenere livelli adeguati di approvvigionamento, concorrenza e prezzi bassi”.

Presto un evento Aifa

L’Aifa, fa sapere il dg, sta organizzando per marzo un evento su questi temi che coinvolgerà: associazioni di pazienti, società scientifiche, università, medici, rappresentanti delle regioni e aziende. “Occorre – conclude Melazzini – che tutti gli attori siano protagonisti in questa sfida per un sistema sanitario che sia in grado di garantire terapie sempre più efficaci e sicure, in condizioni di sostenibilità economica, e promuovere la ricerca e l’innovazione come condizioni essenziali per il miglioramento della salute dei cittadini”.