Gimbe, 12 azioni per salvare il Servizio sanitario nazionale

Dalla 13esima conferenza nazionale di Bologna, la Fondazione lancia l’ultimo appello prima delle elezioni del 4 marzo per un “piano di salvataggio del Ssn”

A 48 ore dal voto per elezioni politiche, arriva l’ultimo appello della Fondazione Gimbe, che oggi a Bologna ha tenuto la sua 13esima conferenza nazionale: la prossima legislatura sarà cruciale per la tenuta della sanità pubblica, serve un piano di salvataggio. Un “piano”, più volte evocato da Gimbe, che si articola in 12 punti, un’agenda per il Governo che verrà:

  • Salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali;
  • Certezze sulle risorse per la sanità: stop alle periodiche revisioni al ribasso e rilancio del finanziamento pubblico;
  • Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel pieno rispetto delle loro autonomie;
  • Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali sono strettamente correlati a quelli sanitari;
  • Ridisegnare il perimetro dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia e rivalutare la detraibilità delle spese mediche secondo gli stessi criteri;
  • Eliminare il superticket e definire criteri nazionali di compartecipazione alla spesa sanitaria equi e omogenei;
  • Piano nazionale contro gli sprechi in sanità per recuperare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi;
  • Riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione;
  • Sana integrazione pubblico-privato e libera professione regolamentata secondo i reali bisogni di salute delle persone;
  • Rilanciare le politiche per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari;
  • Finanziare ricerca clinica e organizzativa: almeno l’1% del fondo sanitario nazionale per rispondere a quesiti rilevanti per il Ssn;
  • Programma nazionale d’informazione scientifica a cittadini e pazienti per debellare le fake-news, ridurre il consumismo sanitario e promuovere decisioni realmente informate;

“Servono 210 miliardi entro il 2025”

Il piano di salvataggio è anche il tema di un’intervista al presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, pubblicata sull’ultimo numero di AboutPharma (online dal primo marzo). Oggi, a Bologna, Cartabellotta ha ricordato i numeri che “minacciano” la tenuta del Ssn: secondo le stime di Gimbe nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi di euro per mantenere il Ssn, pari a una spesa pro-capite di 3.500 euro. Stime “estremamente prudenziali”, ha spiegato Cartabellotta, perché si tratta di una cifra inferiore alla media Ocse del 2013. “Questi dati – ha spiegato il presidente della Fondazione Gimbe – seppure non devono essere letti come la conseguenza di un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del Ssn, testimoniano indubbiamente l’assenza di un preciso programma politico per il suo salvataggio, confermata anche dalla recente analisi dei programmi elettorali condotta dalla Fondazione Gimbe”.

I programmi elettorali

Nei giorni scorsi Gimbe ha pubblicato il report sul monitoraggio dei programmi elettorali condotto dalla Fondazione. Dei risultati di questo lavoro si è parlato oggi a Bologna: “Nessun partito – ha sottolineato Cartabellotta – ha predisposto un piano per tutelare il Ssn intervenendo sulle principali determinanti della crisi di sostenibilità: definanziamento, ‘paniere’ Lea troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation della sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali”.

Il rischio “deriva”

Senza quel “piano di salvataggio”, sostiene Cartabellotta, sarà inesorabile “la progressiva e silente trasformazione (già in atto) di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico verso un sistema misto.  Ma se anche questo fosse il destino della sanità pubblica, il prossimo esecutivo – conclude il presidente della Fondazione Gimbe – non potrà esimersi dall’avviare una rigorosa governance della fase di privatizzazione, al fine di proteggere le fasce più deboli della popolazione e ridurre le diseguaglianze”.