L’equivalente e la cultura della salute in Italia

Sia Lancet Oncology che il direttore generale di Aifa Mario Melazzini sottolineano la necessità di una fase nuova per favorire il ruolo dei generici nei sistemi sanitari

In queste ultime settimane, forse distratti dal dibattito politico sfociato nel voto di alcuni giorni fa, sono passati quasi inosservati due messaggi importanti che riguardano la salute, la sostenibilità dei sistemi e il senso stesso dell’esistenza del settore dei farmaci equivalenti e biosimilari. Un editoriale pubblicato su Lancet Oncology a fine febbraio (Generic drugs: are they the future for affordable medicine? Lancet, Vol 19, pag 149) ha preso l’occasione degli annunciati e drastici tagli in una delle top aziende mondiali, per domandarsi se il mercato dei farmaci equivalenti non debba entrare in una nuova fase per evitare debolezze e fluttuazioni derivanti da una complessità (aziendale e di sistema) non prevista.

La necessità, sottolinea l’editoriale della prestigiosa testata, è di avviare una nuova fase, visto che i mercati ed i prodotti “maturi” inevitabilmente aprono criticità impreviste, “vulnerabilità” preoccupanti che potrebbero anche portare all’allontanamento dal settore di aziende e investimenti importanti. Fin qui alcune scottanti domande di scenario complessivo che interrogano un po’ tutti e che occorre affrontare se si desidera che i risparmi generati attraverso gli equivalenti continuino a fornire linfa economica ai sistemi sanitari. Ma, si sa, il mercato italiano è differente ed ha le sue peculiarità. In Italia, infatti, le percentuali di penetrazione dell’equivalente sono ancora sensibilmente più basse che nel resto d’Europa e del Nord America, anche per una certa “ostilità” o refrattarietà culturale. Su questo argomento – e questo è il secondo messaggio registrato in queste settimane – si è espresso il direttore generale dell’Aifa Mario Melazzini, che in un editoriale pubblicato sul portale dell’Agenzia ha dichiarato senza mezzi termini: “La diffusione dei medicinali equivalenti e biosimilari è uno strumento prezioso per rendere disponibili con tempestività terapie dall’impatto significativo sulla vita dei pazienti e sulla tenuta dei sistemi sanitari e valorizzare l’innovazione… Prima ancora di ripensare le politiche, credo sia fondamentale puntare sulla promozione di una vera e propria cultura del farmaco equivalente e biosimilare. In Italia, nonostante il trend crescente di consumi degli ultimi anni, i risultati raggiunti non sono ancora ottimali”.

Qual è dunque oggi la sfida italiana? “Un’informazione corretta – scrive Melazzini – può far sì che i pazienti siano consapevoli di avere a disposizione farmaci con la stessa qualità, efficacia e sicurezza degli originator, a un prezzo inferiore, e che gli operatori sanitari si avvalgano sempre di più di questi medicinali nella pratica clinica quotidiana”. “Occorre – ha concluso Melazzini – che tutti gli attori siano protagonisti in questa sfida per un sistema sanitario che sia in grado di garantire terapie sempre più efficaci e sicure, in condizioni di sostenibilità economica, e promuovere la ricerca e l’innovazione come condizioni essenziali per il miglioramento della salute dei cittadini”. Diffondere una corretta cultura della salute nell’epoca delle bufale in sanità è la battaglia odierna. Interessante notare come molti soggetti autorevoli (tanto per citarne due: la Fnomceo, con il suo nuovo presidente Filippo Anelli e l’Istituto Superiore di Sanità con il suo presidente Walter Ricciardi) stiano facendo battaglie contro le fake news sulla salute. In questo senso risulta eccezionale l’annuncio che Melazzini ha fatto: l’Aifa sta per organizzare un evento sui temi degli equivalenti e biosimilari con il coinvolgimento di tutti gli attori di sistema. Fare cultura in sanità significa anche difendere il valore degli equivalenti e dei biosimilari. Inutile inventarsi scorciatoie, visioni distorte o false vie d’uscita su questo argomento.