Commissione salute, altro ok per Ema ad Amsterdam dal Parlamento Ue

Il voto conferma l'Olanda come nuova sede per l'Agenzia europea dei medicinali. Gli eurodeputati hanno messo in discussione, però, le modalità di assegnazione e in caso di conferma in assemblea plenaria si andrà al trilogo

Altro ok per Ema ad Amsterdam dal Parlamento Ue. Anche la commissione ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare ha dato il suo avvallo per il trasferimento con un voto piuttosto netto: 50 sì, 5 no e 2 astensioni.

Amsterdam sì, ma a delle condizioni

Dal voto di Strasburgo è emerso che l’Ema si trasferirà ad Amsterdam ma ci sono degli emendamenti che mettono in discussioni alcune procedure. Gli eurodeputati hanno chiesto che le autorità olandesi e Commissione facciano un rapporto trimestrale sull’avanzamento dei lavori e che mai più venga utilizzato il sistema di assegnazione del 20 novembre 2017. Su quest’ultimo punto, in sostanza, il Parlamento è deciso a dare battaglia, lamentando l’emarginazione da parte di Commissione e Consiglio Ue.
Il voto in commissione dovrà essere confermato il 15 marzo in seduta plenaria. Stando così le cose si andrà al trilogo dove i rappresentanti del Parlamento tratteranno con Commissione e Consiglio per trovare un testo legislativo unico.

Eliminato il nome di Milano

Uno degli emendamenti più controversi e su cui gli italiani puntavano era quello che indicava Milano come nuova sede definitiva. L’emendamento 46 proponeva infatti di sostituire la dicitura “L’agenzia ha sede ad Amsterdam (Paesi Bassi)” con “L’agenzia ha sede a Milano (Italia)”. Questa modifica al regolamento Regolamento (CE) n. 726/2004 articolo 71 bis in riferimento proprio alla sede di Ema, non è stato accolto. Non c’era la maggioranza della Commissione per favorire Milano. E infatti l’emendamento è stato bocciato.

La relazione

Il favore della commissione è soggetto a delle condizioni a cui l’Olanda non può sottrarsi. Il governo di Amsterdam ha dato delle rassicurazioni, ma dovrà mantenere la parola data. A relazionare per primo è stato Giovanni La Via che ha guidato la spedizione della commissione ad Amsterdam il 22 febbraio. “La visita è stata utile per un avere un quadro più chiaro della situazione e poter decidere con un minor grado di incertezza”, ha esordito La Via nel suo intervento in aula.

“L’Olanda ci ha fornito informazioni utili. Ci sono tuttavia alcuni aspetti sulle procedure seguite dal Consiglio che non sono in linea con la procedura legislativa ordinaria. Anche nel parere fornito dalla commissione Affari costituzionali vengono evidenziati”, continua La Via prima di descrivere la sede provvisoria visitata a fine febbraio. “Tecnologicamente avanzata, nonostante ci siano da fare alcuni lavori di completamento. Non vedo difficoltà nel farli. I lavori si svolgeranno entro i termini di trasferimento dell’Ema”. Conclude la Via che poi tira in causa Guido Rasi, direttore esecutivo dell’ente. “Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con il direttore e abbiamo accertato che per l’agenzia non ci saranno problemi rilevanti con questa doppia collocazione. E le attività dell’agenzia potranno proseguire senza rilevanti difficoltà”. Tuttavia ci sono alcuni punti su cui bisogna fare luce. “Alcune procedure rischiano di andare su un binario più lento se il trasferimento non avverrà entro metà novembre 2019“.

La rassicurazioni olandesi? Solo chiacchiere

Sono gli italiani a intervenire per primi. Subito dopo l’intervento di La Via è il turno di Elisabetta Gardini. “Aggiungo per completezza che Rasi ha detto che alcune attività le dovranno sospendere. Se una sede ha 14 mila metri quadrati a fronte dei 27 mila richiesti molti meeting invece che avvenire in contemporanea andranno in sequenza. Alcune attività saranno sospese. Non è sostenibile un ritardo oltre la data prevista”, continua l’eurodeputata. “Più che rassicurare a voce, gli olandesi non hanno portato prove tangibili di rispettare i tempi. È tutto un bla bla bla bla”.

Tempi ristretti

A dar man forte alla collega è anche Nicola Caputo che interviene subito dopo. “Milano era pronta fin da subito. Ha agito in maniera trasparente mentre la controparte ha tenuto segreti alcuni documenti utili per la decisione definitiva. Nella visita – continua l’eurodeputato S&D – gli olandesi hanno taciuto sul fatto che una delle due società costruttrici olandesi si sia tirata indietro. Non si è giocato pulito. Io voterò contro. Ridicoli gli emendamenti di compromesso. La fretta di assicurare all’Ema una sede ha fatto passare in secondo piano la legalità della scelta”, ha concluso.

“Rimettere in discussione una scelta fatta, anche se siamo in tanti ad avere le perplessità, è grave”. Ribatte l’eurodeputato francese Françoise Grossetête del partito popolare europeo. “Tra un anno il trasferimento sarà avvenuto dato che il Regno Unito sarà fuori dall’Ue. C’è urgenza. Dobbia esercitare tutte le pressioni del caso sull’Olanda che è responsabile della candidatura che ha avanzato e delle scelte che sono state fatte.  Purtroppo è stata scelta Amsterdam. Adesso il governo deve dimostrare che tutto andrà bene”.

Una sede in legno?

Infine interviene l’inglese Paul Brannen (S&D) che offre suggerimenti su come velocizzare i lavori di costruzione del Vivaldi building: “Suggerisco ad Amsterdam di costruire l’edificio in legname modulare, è molto più facile e veloce”.

Intanto le aziende italiane continuano a sperare

La Camera di Commercio e le Associazioni di rappresentanza del mondo imprenditoriale hanno chiesto di intervenire in entrambe le cause promosse dal Comune. Sia quella principale, finalizzata a chiedere l’annullamento della decisione del Consiglio dell’Unione Europea che quella d’urgenza, diretta a chiederne la sospensione. Il mondo delle imprese lamenta le ripercussioni negative che la mancata assegnazione ha avuto e sono state rese note nelle istanze depositate presso il Tribunale di Bruxelles da Aiop Lombardia, Alisei, AssICC, Assobiomedica, Assolombarda, Camera di Commercio di Milano, Monza-Brianza e Lodi, Confcommercio Milano, Federchimica. Queste iniziative processuali si affiancano a quelle avviate da Governo Regione Lombardia e Comune di Milano.