Il lavoro che si trasforma: l’esperto di brevetti sarà pure scout di tecnologie

Il viaggio tra le figure professionali emergenti continua con il patent specialist, il profilo che gestisce la proprietà intellettuale degli asset aziendali, ma che adesso va anche a caccia di innovazioni per ampliare l’offerta di prodotti e aumentare la competitività. Dal numero 156 di AboutPharma and Medical Devices

brevetti nel life science

Può sembrare un paradosso, ma tra le figure professionali emergenti nel mondo pharma c’è anche quella dell’esperto di brevetti. Da decenni sono richiesti professionisti che si occupino di supervisionare e coordinare la tutela della proprietà intellettuale degli asset dell’azienda. Sta però emergendo a livello globale un profilo di “patent specialist 4.0” che mostra alcune caratteristiche differenti rispetto a quello classico. E che si va a sovrapporre, o ad affiancarsi, alle persone che si concentrano, secondo un approccio di open innovation, sulla ricerca di nuove molecole e di tecnologie.

Alla ricerca di nuove tecnologie

Se si osserva uno dei tantissimi annunci di lavoro di società farmaceutiche che cercano patent specialist (o anche “patent manager”, “intellectual property specialist” etc…), è sempre più ricercata la capacità di monitorare e valutare brevetti e innovazioni non presenti nel portfolio brevettuale dell’azienda. Questo accanto alle attività di base tradizionali. Supervisione del portfolio brevetti e degli accordi di licenza, preparazione e deposito di application di brevetto, identificazione rischi in tema di proprietà intellettuale, gestione di controversie. In altre parole, l’esperto di brevetti deve fare anche un po’ lo scout tecnologico. “Prima questo professionista faceva un lavoro legato soprattutto ad aspetti legali, contrattualistici e al brevetto tout court”. Lo spiega Paolo Mariani, docente di Statistica economica all’Università degli studi di Milano Bicocca ed esperto di mercato healthcare. “Adesso deve avere competenze non solo di tipo giuridico e tecnico ma anche di mercato perché gli è richiesto di scandagliare opportunità tecnologiche per l’azienda”.

Non si tratta però dello scouting classico, quello diretto alla ricerca di prodotti che possano consolidare le aree terapeutiche, considerate cavalli di battaglia da parte dell’azienda. “Per la ricerca di molecole che completino lo spettro dei prodotti nel core business di una compagnia, a essere ingaggiati sono di solito gli esperti di una determinata area terapeutica”, continua Mariani.

Serve il valore aggiunto all’azienda

“Una volta individuato un principio attivo promettente, si passa il testimone ad altre funzioni aziendali per valutare l’opportunità di acquisirlo. Quello che si richiede invece con più frequenza agli esperti di brevetti è di fare uno scouting ‘fuori banda’. Con una visione più ampia. Pur non concentrandosi esclusivamente su molecole di ultima generazione, devono essere in grado di cercare innovazioni che possano offrire maggiore valore aggiunto all’azienda”. Un esempio concreto, secondo il professore della Bicocca, è rappresentato dall’andare ‘a caccia’ di novità che non rientrano nelle aree terapeutiche di punta. E che vanno, quindi, incontro ai nuovi modelli di mercato e al peso che le farmacie stanno assumendo e assumeranno nel panorama dell’healthcare.

“Con l’incremento dell’out of pocket e dell’automedicazione, molte aziende – aggiunge Mariani – cercano di trovare leve nuove. E si stanno dotando, in aggiunta, di prodotti e di servizi non completamente ‘core’. Uno degli obiettivi principali è ad esempio fare politiche di prezzo più vicine alle aspettative delle farmacie. Non a caso, mettono nei loro obiettivi con maggiore frequenza linee – o intere aziende produttrici – di nutraceutici, farmaci da banco etc.

Ma il legame con il passato resta

Il patent specialist prima di tutto si concentra sul monitoraggio dei brevetti più interessanti in circolazione. Poi fa una prima analisi sui vantaggi che comporterebbe la decisione di acquisirli”. L’obiettivo di questo tipo di attività non è, pertanto, solo di carattere scientifico e farmaceutico. Ma risponde principalmente a un’esigenza specifica di business: irrobustire l’azienda su aree non presidiate per essere più presenti nel mercato. “Tuttavia, questo sviluppo della professione – precisa Mariani – è ancora agli inizi. Nel complesso, la gran parte delle attività svolte da questa figura non si discosta molto dal passato”.

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