Malattie infettive, in Africa un progetto di ricerca a guida italiana

Il consorzio Pandora ID-Net coinvolge 17 istituzioni africane e 9 istituzioni europee di Regno Unito, Italia, Germania e Francia. Per il nostro Paese coordina Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma

premi Sapio

Contro le malattie infettive in Africa, l’Italia è in prima fila. Nasce il consorzio Pandora ID-Net che coinvolge 17 istituzioni africane e 9 istituzioni europee di Regno Unito, Italia, Germania e Francia. Tra i coordinatori c’è anche il nostro Paese. A spingere alla creazione di questo progetto di monitoraggio le recenti epidemie che hanno colpito e tutt’ora colpiscono, il continente nero. Su tutte quelle di Ebola e il virus Mers. L’annuncio è stato dato durante la conferenza internazionale per le infezioni emergenti ad Addis Abeba in Etiopia organizzata dal Centro africano per il controllo delle malattie.

L’obiettivo

Nei prossimi cinque anni Pandora ID-Net (Pan-african network for rapid research, response, relief and preparedness for infectious disease epidemics) dovrà sviluppare tecnologie e strategie diagnostiche, di sanità pubblica e ricerca sperimentale per monitorare il proliferare di nuovi agenti patogeni. Un focus sarà anche sull’antimicrobicoresistenza, che sempre più sta diventando un problema globale, tanto più in Paesi ad alto rischio come quelli africani.
Le indagini si soffermeranno anche e soprattutto sui focolai delle più recenti epidemie. Ebola, ad esempio, ha colpito con grande virulenza nel 2014 nell’Africa occidentale, mettendo in ginocchio Stati come Liberia, Sierra Leone e Guinea. Oppure febbre Lassa in Nigeria.

Il coordinamento

Il programma sarà coordinato dalla Fondazione congolese per la ricerca medica, dall’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e dall’University college di Londra. “Il consorzio – spiegano gli esperti dello Spallanzani in un comunicato – ha l’obiettivo di mettere in campo una risposta rapida ed efficace alle minacce di malattie infettive emergenti e riemergenti, inclusa l’antimicrobicoresistenza (Amr), che possano arrivare dall’Africa e rafforzando le capacità dei servizi sanitari dei paesi africani”.

Malattia X

Questo progetto ha l’obiettivo ambizioso di cementare la ricerca clinica contro il diffondersi di malattie sempre più pericolose. Oltre alle note Ebola, Marburg, Zika, febbre Lassa, febbre emorragica Congo-Crimea, Sars e Mers, Nipah e febbre della Rift Valley (per cui ancora non esistono cure) spunta una nuova patologia chiamata “malattia X”. Nella lista dell’Oms delle malattie potenzialmente pandemiche per cui mancano ancora armi di difesa c’è per la prima volta anche questa sconosciuta. “Con questo termine – riporta Federfarma sul suo sito – si vuole dire che una seria epidemia internazionale può essere causata da un patogeno di cui al momento non conosciamo la capacità di causare malattie nell’uomo. Quindi la ricerca deve cercare di mettere in campo una preparazione ‘trasversale’ in grado di essere rilevante anche per una patologia sconosciuta”.

Da poco, inoltre, è stato lanciato il “Global virome project”, un network di ricercatori che in dieci anni vuole mappare il Dna di tutti i virus esistenti. Secondo le stime del progetto, scrive ancora Federfarma, esistono 1,67 milioni di virus nel mondo, di cui solo lo 0,1% è conosciuto. Tra questi tra i 631 mila e gli 827 mila potrebbero avere la capacità di infettare l’uomo.