Piano nazionale cronicità: Regioni indietro e investimenti per il digitale ancora fermi

La denuncia di Cittadinanzattiva: “L’implementazione va a rilento”. E i 21 milioni di euro per informatizzare la gestione dei malati cronici non sono ancora stati utilizzati

piano nazionale cronicità

Il Piano nazionale cronicità non ha ancora prodotto i risultati attesi. La sua implementazione va rilento e solo cinque Regioni lo hanno adottato formalmente. E sono ancora “congelati” 21 milioni di euro di fondi comunitari stanziati per informatizzare l’assistenza dei malati cronici. La denuncia arriva da Cittadinanzattiva, che oggi a Roma ha organizzato un incontro per fare il punto sullo stato di attuazione del documento approvato in Conferenza Stato-Regioni nel 2016.

Piano nazionale cronicità: a che punto siamo

Al ministero della Salute, la Cabina di regia per il Piano nazionale cronicità (Pnc) si è insediata lo scorso 24 gennaio. A livello regionale, solo cinque amministrazioni hanno recepito con un atto ad hoc il Pnc: Umbria, Puglia, Lazio (da pochi giorni), Emilia Romagna. Il Piemonte ha avviato l’iter, ora in dirittura d’arrivo, mentre la Lombardia ha un suo “Piano regionale della cronicità e fragilità”, seguito da diversi provvedimenti attuativi. Non pervenute le altre Regioni.

Attivi 116 Pdta

I percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali (Pdta) per le patologie croniche sono uno dei perni del Pnc. A fine 2017, spiega Cittadinanzattiva citando i dati del Pdta Lab Core-Cineca, risultano 116 Pdta per malattie croniche definiti a livello regionale: soprattutto per le patologie cardiovascalori (26) e neurologiche (24). Seguono i Pdta per malattie respiratorie (12), reumatiche (10), endocrine (9), per i percorsi riabilitativi e malattie gastrointestinali (8), patologie psichiatriche e genetiche (5), renali ed oculari (4) e cinque Pdta per altre patologie. Da una ricognizione svolta dalle associazioni dei pazienti, Piemonte, Toscana e Puglia sono le uniche tre regioni che hanno attivato i Pdta per il Parkinson.

Aceti: l’attuazione del Piano diventi “adempimento Lea”

“Chiediamo al ministero della Salute –  afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato e responsabile del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva – che il recepimento e l’attuazione del Piano da parte delle Regioni sia riconosciuto come vero e proprio “adempimento Lea” oggetto di verifica da parte del Comitato nazionale e come indicatore da introdurre e verificare nel nuovo “Sistema nazionale di garanzia dei Lea”, ancora non attivo”.

Parole-chiave e numeri

All’incontro organizzato a Roma, Cittadinanzattiva ha sintetizzato i concetti fondamentali del Pnc ricorrendo a parole-chiave e numeri. Le prime sono queste: aderenza, appropriatezza, prevenzione, cure domiciliari, formazione/educazione/empowerment, conoscenza e competenza. Alcune parole-chiave riguardano aspetti trasversali dell’assistenza: disuguaglianze sociali, fragilità e vulnerabilità; diffusione delle competenze, formazione, sostegno alla ricerca; appropriatezza nell’uso delle terapie e delle tecnologie; sanità digitale; umanizzazione delle cure; ruolo delle associazioni di tutela delle persone con malattie croniche e delle loro famiglie; ruolo delle farmacie.

Dieci, invece, le patologie su cui si inia a lavorare attraverso il Pnc: malattie renali croniche e insufficienza renale; artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva; rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn; insufficienza cardiaca cronica; insufficienza cardiaca cronica; malattia di Parkinson e parkinsonismi; Bpco e insufficienza respiratoria cronica; insufficienza respiratoria cronica in età evolutiva; asma in età evolutiva; malattie endocrine croniche in età evolutiva; malattie renali croniche in età evolutiva.

E ancora: 48 volte ricorre nel Piano la parola empowerment; 45 volte la parola Pdta; 56 volte aderenza; 54 volte le associazioni di tutela dei pazienti. Sul versante professionisti sanitari e servizi, il più citato è il medico di famiglia (48 volte). Seguono infermieri (36), pediatri di libera scelta (30), farmacie (23) e medico specialista (13).

Innovazione digitale

Il Piano non prevede fondi ad hoc per la sua messa in atto, ma nella premessa si fa riferimento all’opportunità di accedere a fonti di finanziamento per la diffusione di strumenti e tecnologie ICT a supporto della cronicità: tra di esse i fondi del “Pon Gov Cronicità” (le risorse per l’ICT in sanità) 2017-2023 pari a circa 21 milioni di euro. Il progetto però non è ancora partito.

Più in generale, Cittadinanzattiva ricorda lo stato di attuazione del Fascicolo sanitario elettronico (Fse): 16 Regioni, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano, stanno lavorando alla sua implementazione, ma soltanto 11 aderiscono all’interoperabilità, secondo i dati dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Ad oggi sono stati attivati circa 11 milioni e mezzo di fascicoli sanitari.

Parola al ministero

Nel frattempo il ministero prova a correggere il tiro rispetto all’implementazione del Pnc e allo sblocco dei fondi per l’informatizzazione. “La prossimo settimana – spiega Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute – partiranno le note del ministero indirizzate alle Regioni. Non chiederemo soltanto lo stato di adozione formale del Piano, ma una serie di informazioni sul livello di stratificazione della popolazione, sull’integrazione tra ospedale e territorio, sull’attuazione dei Pdta. Informazioni che ci serviranno per programmare le azioni successive”. Quanto ai fondi del “Pon Gov Cronicità”, Urbani assicura che – dopo lungaggini burocratiche e tentativi caduti nel vuoto – il ministero sta riformulando un progetto ad hoc. “Sarà inviato alla Funzione pubblica e credo che entro un mese e mezzo dovremmo avere un riscontro”, conclude il dg.

Il ruolo delle associazioni

Fra le richieste di Cittadinanzattiva anche quella di un maggiore coinvolgimento delle associazioni di cittadini e pazienti nell’attuazione del Pnc. Nonostante Il Piano preveda un ruolo specifico delle associazioni e stabilisca che debbano esserci sedi e strumenti di confronto a livello nazionale, regionale e aziendale, dalla lettura degli atti di recepimento regionali – conclude Cittadinanzattiva – non risulta che questi strumenti e sedi siano previste in maniera esplicita.