Report Ibg, biosimilari in crescita: valgono quasi un quinto del mercato di riferimento

Diffusi i dati dell’Italian biosimilars group con i dati di consuntivo relativi al 2017: consumi in aumento del 73,9% rispetto al 2016. Ancora ampie differenze a livello regionale: Valle D’Aosta e Piemonte al top, Umbria e Puglia in coda

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I farmaci biosimilari conquistano il 19% del mercato di riferimento, con una crescita dei consumi di quasi il 74% tra il 2016 e il 2017. A dirlo è l’ultimo report dell’Italian biosimilars group, con i dati aggiornati sull’intero 2017 diffusi oggi in concomitanza con la presentazione del nuovo position paper dell’Agenzia italiana del farmaco.

Il nuovo report Ibg

Il restante 81% dei consumi nazionali resta in mano ai farmaci originator corrispondenti. La distribuzione delle quote si riferisce alle otto molecole biosimilari in commercio in Italia nel 2017: epoetine, filgrastim, somatropina, follitropina alfa, infliximab, insulina glargine, rituximab ed etanercept.

I sorpassi

Tre molecole biosimilari su otto hanno ormai sorpassato nelle vendite i rispettivi biologici originator. La performance migliore è di filgrastim: con i suoi cinque biosimilari in commercio ha assorbito il 92,7% del mercato a volumi. Al secondo posto le epoetine, che hanno conquistato il 67,4% dei volumi nel mercato di riferimento.

I biosimilari di filgrastim ed epoetine sono in commercio dal 2009. È più recente, invece, l’arrivo dei tre biosimilari di infliximab (il primo nel 2015), che ora – dopo una rapida ascesa – sono arrivati a guadagnare il 54,6% del mercato.

Le altre performance

Più distante la performance della somatropina biosimilare, commercializzata dal 2007, che ha raccolto il 28% a volumi in un mercato ancora solidamente (72%) detenuto da sette originator.  Questi, invece, i risultati delle altre molecole di recente introduzione:

  • l’insulina glargine, con il primo biosimilare in commercio da febbraio 2016, ha raggiunto nel 2017 il 15,4% del mercato a volumi.
  • etanercept, entrato sul mercato nell’ottobre 2016, è arrivato a totalizzare l’11,6%;
  • la follitropina alfa, in commercio da aprile 2015, ha conquistato l’8,2%;
  • rituximab, lanciato a luglio 2017, ha raccolto in cinque mesi il 2,2% del mercato.

La mappa dei consumi

Il nuovo report Ibg conferma la frammentazione dei consumi a livello regionale. A registrare il consumo più alto di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 64,11% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono, appaiate ma decisamente distanziate dalle prime due, Basilicata e Sicilia dove i biosimilari assorbono rispettivamente il 33,37% e il 32,77% del mercato di riferimento. Chiudono la graduatori il Lazio (8,27%), l’Umbria (7%) e la Puglia (6,82%).

La classifica cambia aspetto, però, se si tiene conto del mercato riferito all’insieme delle quattro molecole in commercio da almeno tre anni (epoetine, filgrastim, somatropina, infliximab). In testa ai consumi di biosimilari ancora una volta Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con quote di consumo di biosimilari dell’82,80 per cento. Seguono il Trentino Alto Adige (70,63%), la Liguria (69,99%), passando per la Toscana, l’Emilia Romagna e la Sicilia, tutte con quote di penentrazione dei biosimilari superiori al 60 per cento. La Cenerentola dei biosimilari è la Calabria, dove il consumo delle quattro molecole in commercio da almeno tre anni non supera il 14,44 per cento.

IL REPORT

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