“La vittoria contro il cancro è ancora lontana”

A fare il punto sulla lotta contro i tumori e le nuove frontiere è stato Pierfranco Conte dello Iov di Padova durante il corso nazionale Aiom rivolto ai giornalisti medico scientifici: “Forse qualche battaglia è stata vinta ma le cosiddette terapie innovative attuali non sono l’arma definitiva e Car-T riguarda ancora un numero troppo piccolo di persone”

cancro

“È troppo ottimistico parlare di vittoria contro il cancro ”. Sono le parole di Pierfranco Conte dello Iov (Istituto oncologico Veneto) di Padova che questa mattina durante il corso nazionale Aiom (Associazione italiana oncologici medici) rivolto ai giornalisti medico scientifici ha fatto il punto sulla lotta contro i tumori e le nuove frontiere. Il senso è che forse abbiamo vinto qualche battaglia, ma le cosiddette terapie innovative attuali, quelle mirate alle alterazioni genomiche, non sono l’arma definitiva contro i tumori. E sicuramente Car-T è una nuova e affascinante opportunità, ma riguarda ancora un numero troppo piccolo di persone. E prima che possa diventare un trattamento diffuso, accessibile alla più vasta popolazione di pazienti con un tumore, la strada è ancora lunga. Così, nonostante i numeri sembrano dirci che incidenza e mortalità sono in diminuzione in Italia, la realtà è ben diversa.

I dati

Si stima che in Italia nel 2017 verranno diagnosticati circa 369 mila nuovi casi di tumore maligno secondo i dati della Fondazione Aiom “I numeri del cancro in Italia 2017”. La maggior parte saranno legati all’invecchiamento, fattore determinante nello sviluppo della malattia. Sia perché “con l’avanzare dell’età nel nostro organismo si accumulano fattori di rischio – si legge nel libro Aiom – sia perché la capacità di difesa e dei meccanismi di riparazione dell’organismo, diminuiscono”. Proprio all’invecchiamento si deve un incremento delle diagnosi di tumore con il passare degli anni, dovuto anche alla maggior numerosità di anziani in Italia.

Il tasso grezzo

Leggendo i numeri riportati da Aiom, a prima vista può sembrare che l’incidenza dei tumori nel nostro Paese tra il 1999 e il 2011 sia diminuito del 5%, “ma solo perché sono dati standardizzati per età (per cui si assume artificialmente che la popolazione abbia conservato la stessa età ndr)” come afferma Conte. “Se invece si prende in considerazione il tasso grezzo, i numeri sono in aumento”. Esattamente del 4% come riportano i dati Aiom. Il tasso grezzo infatti prende in considerazione la variazione realmente verificatasi nell’intervallo di tempo preso in esame nella popolazione considerata. Stessa cosa per la mortalità. Nel 2014 i morti registrati in Italia per tumore sono stati oltre 177 mila. Numeri destinato a crescere notevolmente nel 2030.

Quale innovazione?

Se da una parte i dati non sono incoraggianti dall’altra le “armi” a disposizione contro i tumori non sono ancora all’altezza del nemico. Conte per esempio cita un articolo pubblicato lo scorso ottobre sul British Medical Journal, secondo cui un il 57% dei farmaci antitumorali approvati dall’Ema tra il 2009 e il 2013, non risulta efficace sia in termini di quantità che di qualità della vita per il paziente. La conclusione insomma è che non tutti i farmaci considerati innovativi dall’industria lo sono davvero. Senza considerare che il costo dei farmaci oncologici negli anni è cresciuto notevolmente, senza però aumentare la sopravvivenza dei pazienti della stessa misura.

Il number to treat

Certo qualche successo c’è stato e qualche battaglia è stata vinta, come ammette lo stesso Conte. Però la vera innovazione costa tanto ed è limitata ad un numero molto esiguo di pazienti. Car-T per esempio riguarda ancora un numero esiguo di malati oncologici, mentre la terapia immunoterapia dà buoni risultati per non più del 12% dei pazienti. “Se si prende in considerazione il number to treat (Nnt), valore usato in statistica per indicare il numero di pazienti che è necessario trattare per salvarne uno – aggiunge Conte – per quanto riguarda il tumore alla mammella, il Cmf (chemioterapia a base di Ciclofosfamide, Methotrexate, Fluorouracile ndr) salva una donna ogni 5,2 trattate. Il tamoxifene una ogni 9,6, il trastuzumab una ogni 8, fino ad arrivare al neratinib con una donna curata ogni 43 trattate e il trastuzumab associato al pertuzumab, con una donna salvata ogni 113 trattate. Il che significa – continua Conte – che il costo della terapia innovativa usata per salvare una donna va moltiplicata per le altre 113 trattate. Quello che non è sostenibile però non è tanto l’innovazione, come la falsa innovazione”.

Non solo farmaci

Secondo Conte una prima soluzione potrebbe essere implementare l’organizzazione del sistema sanitario. Alcuni dati infatti dimostrano che la presenza di una brest unit  in grado di seguire la paziente sin dall’inizio e per tutto il percorso, può ridurre la mortalità del tumore della mammella del 18 per cento. Fa un altro esempio Conte, che è quello della radioterapia usata per trattare il tumore di testa e collo: negli Stati Uniti dove il sistema è più organizzato perché privato, il trattamento inizia molto prima e questo permette di aumentare la sopravvivenza. Insomma, intanto che aspettiamo un’arma più efficace contro il cancro, una migliore organizzazione e gestione del paziente possono dare un grosso contributo alla sopravvivenza degli stessi.