Scompenso cardiaco, un disturbo da 3 miliardi di euro l’anno

Tanto costano i 190 mila ricoveri causati dal problema, prima causa di morte tra le malattie cardiovascolari. Per sensibilizzare e informare su questa patologia, Novartis ha lanciato la campagna “I love life” - In collaborazione con Novartis

scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è una patologia che colpisce l’1-2% della popolazione italiana, cioè quasi 1 milione di persone, causando circa 190 mila ricoveri l’anno. Che generano una spesa totale di circa 3 miliardi di euro annui. Si tratta della prima causa di morte tra i disturbi cardiovascolari in Italia. Nonostante i dati allarmanti, però, c’è ancora poca informazione sia tra i pazienti sia tra la popolazione in generale. Per questo Novartis ha lanciato la campagna “I love life”, un’iniziativa dedicata a pazienti e caregiver che mira ad accendere i riflettori sullo scompenso cardiaco, informando e sensibilizzando attraverso attività sul territorio nazionale e il lancio di una pagina Facebook dedicata, su questa patologia grave e invalidante. La campagna è stata presentata il 24 aprile a Milano con il patrocinio del ministero della Salute. Ed è promossa con il patrocinio di Aisc, Associazione italiana scompensati cardiaci.

I dati sullo scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è un importante problema di salute pubblica. E lo diventerà sempre più per l’invecchiamento della popolazione e il progresso del trattamento delle malattie cardiovascolari (coronaropatie e valvulopatie). Se oggi il problema riguarda l’1,5% degli italiani, entro i prossimi dieci anni si stima che arriverà a interessare il 2,3% della popolazione. È la prima causa di ricovero tra gli over 65 e la seconda, per la popolazione in generale, dopo il parto naturale.

La spesa media per la gestione di un paziente con scompenso cardiaco è di oltre 11.800 euro l’anno. Di questa spesa, l’85% è rappresentata dai costi di ricovero. In totale, nel nostro Paese il conto ogni anno arriva a circa tre miliardi di euro. È una delle voci di spesa più elevate della sanità pubblica e il 2% della spesa sanitaria complessiva. E nel resto del mondo la situazione non è certo migliore. A livello globale ogni anno si spendono 100 miliardi per lo scompenso cardiaco, cifra destinata a raddoppiare entro il 2030. E se dal punto di vista economico il disturbo è particolarmente rilevante, lo è anche per quanto riguarda la mortalità. In Italia lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte tra le malattie cardiovascolari, con una mortalità a 5 anni del 40-50% dopo il primo ricovero e del 25% a un anno dalla diagnosi.

L’importanza dell’informazione

Si tratta, dunque, di “una malattia particolarmente subdola. Spesso il paziente dopo un primo ricovero torna a casa e, passato l’episodio acuto, si sente “come prima” e inizia a trascurare la propria condizione facendosi complice inconsapevole di una progressione silente della patologia. Ai pazienti con scompenso cardiaco va quindi ricordato che la patologia continua a progredire anche in assenza di sintomi evidenti di peggioramento”, spiega Michele Senni, direttore della Cardiologia 1 dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Si tratta quindi di una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti. Ed espone il paziente ad un elevato rischio. Non solo.

Dopo la diagnosi, spesso il paziente tende a chiudersi in casa, abbandonandosi su un letto o su una poltrona e compromettendo la sua vita sociale e relazionale. “La qualità della vita del paziente dipende da quanto è informato: la conoscenza precisa e puntuale del problema aiuta la persona a convivere con la patologia, a informarsi su nuovi farmaci in arrivo, a semplificare il dialogo e la comunicazione con il medico”, dice Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato di Aisc. Proprio l’Associazione italiana scompensati cardiaci, impegnata a promuovere l’informazione sullo scompenso cardiaco per accrescere la consapevolezza sulla patologia e garantire la migliore prevenzione e cura, è stata tra i primi ad aderire all’iniziativa di Novartis.

Perché una corretta informazione sul problema non solo aiuta a riconoscerne i sintomi (come profondo senso di stanchezza, dispnea, edema a piedi e gambe e, nei casi più gravi, grave fame d’aria) ma consente anche a chi ne soffre di rivolgersi tempestivamente a uno specialista e trovare soluzioni che permettano di riprendere in mano la propria vita.

L’iniziativa di Novartis

Anche per questo, per consentire ai pazienti di far fronte allo scompenso cardiaco con maggiore facilità e con più informazione, Novartis ha deciso di lanciare la campagna di sensibilizzazione “I love life” sullo scompenso cardiaco. “Oggi – spiega Angela Bianchi, head of communications & public affairs di Novartis Italia – non basta a un’azienda farmaceutica apportare il proprio contributo scientifico su una determinata patologia. Il modo innovativo con cui Novartis vuole approcciarsi allo scompenso cardiaco è guardare al paziente. Che non è solo colui che assume farmaci ma un attore consapevole. Vogliamo portare conoscenza al paziente”.

Da sempre, prosegue la Bianchi, “Novartis fornisce innovative soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze dei pazienti e della società. Un paziente informato sullo scompenso cardiaco accede alla diagnosi con più facilità, vive meglio e più lungo. Così aiutiamo a ridurre le ospedalizzazioni e quindi a migliorare la gestione delle risorse pubbliche”.

Le attività in programma

Protagonista della campagna è il personaggio Cino, un cuore stilizzato che accompagnerà tutte le iniziative in programma nel corso dell’anno. Le attività previste sul territorio sono già partite con un’attività teaser svoltasi ad aprile nelle piazze di alcune delle principali città italiane attraverso la realizzazione di tre opere d’arte sul tema “scompenso cardiaco – I love life”, create dagli street artist Elena Magenta (Milano), Daniele Tozzi (Roma) e dal duo Rosk e Loste (Palermo).

Online è stata lanciata la pagina Facebook dove è possibile trovare informazioni sulla patologia, condividere esperienze e seguire le iniziative relative alla campagna. Sono in programma poi i “Cino Days”. Si tratta di una serie di incontri di awareness, a cui parteciperanno medici specialisti, pazienti, caregiver e cittadini. Il primo appuntamento si è già svolto a marzo a Torino e i successivi si terranno in Sicilia, Campania, Veneto e in Emilia-Romagna. Infine sono previsti tre eventi di sensibilizzazione rivolti al pubblico, a elevato coinvolgimento dei cittadini. Si svolgeranno in piazza a Torino il 12 maggio, a Napoli il 16 giugno e a Verona il 29 settembre, in occasione della Giornata mondiale del cuore.

Le innovazioni terapeutiche

Il senso di tutte le iniziative di sensibilizzazione è che “oggi, grazie alle recenti innovazioni terapeutiche, lo scompenso cardiaco può essere curato in maniera efficace”, conferma Claudio Rapezzi, professore di Cardiologia, dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale Alma Mater, Università di Bologna e direttore unità operativa di Cardiologia Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna.

“Da un anno, poi, abbiamo una nuova arma a nostra disposizione, gli Arni (inibitori del recettore dell’angiotensina e della neprilisina). Si tratta di una nuova classe di farmaci che rappresenta la prima novità sullo scompenso cardiaco da 15 anni a questa parte. Sono farmaci che vanno ad amplificare la funzione di sistemi neuro-ormonali in grado di produrre benefici clinici a lungo termine. Studi clinici hanno dimostrato come questa nuova classe di farmaci prolunghi la durata della vita con valori medi intorno a un anno e mezzo in un soggetto di 60 anni, ma con punte fino a 2-3 anni in più rispetto alle terapie a oggi disponibili”.

Miglioramento della qualità della vita e allungamento dell’aspettativa

L’innovazione di questo farmaco è nel suo duplice meccanismo di azione. Che consente di potenziare gli effetti positivi dei peptidi natriuretici (ormoni che, secreti dall’organismo in condizioni di scompenso, hanno come effetto l’aumento della diuresi, la riduzione di acqua e sodio nell’organismo e l’abbassamento delle resistenze periferiche delle arterie) e inibire gli effetti negativi derivanti dall’attivazione del sistema Renina angiotensina aldosterone (Raas). Risultati che nella pratica clinica si traducono non solo in un allungamento dell’aspettativa di vita, ma anche in un miglioramento della sua qualità. La fame d’aria e la grave stanchezza tipiche dello scompenso, infatti, si riducono sensibilmente e il paziente può tornare gradualmente a una vita più attiva. E rispetto al passato, oggi i pazienti possono contare su centri cardiologici specializzati.

“In questo – riprende Michele Senni – l’Italia ha fatto la storia nella gestione di tali soggetti. Non solo abbiamo centri ad hoc, ma siamo stati anche i primi a istituire un registro sui pazienti con scompenso. In questo, l’America ha preso esempio da noi”. Ciononostante, secondo Maria Rosaria Di Somma, “la principale esigenza che sente il paziente scompensato è che vengano realizzati al più presto centri specializzati per lo scompenso cardiaco. Gestiti sia da personale esperto di cardiologia sia da esperti di medicina interna”. Non a caso Aisc si è impegnata a stipulare convenzioni con centri ospedalieri e di riabilitazione per poter istituire centri di scompenso cardiaco. Una prassi che, sottolinea Di Somma, “potrebbe incidere positivamente anche sulla spesa sanitaria regionale e nazionale, riducendo in maniera drastica il ricorso all’ospedalizzazione e alla riospedalizzazione”.

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