Previdenza dei farmacisti, la categoria chiede (subito) una riforma strutturale

Appello di Federfarma, Fofi, Fenagifar e Assofarm: “Una revisione complessiva e strutturale delle disposizioni che regolano la previdenza dei farmacisti è ormai indifferibile”. Le prime proposte in otto punti

previdenza dei farmacisti

La riforma della previdenza dei farmacisti non può più essere rinviata. È l’appello di Federfarma, Fofi (la federazione degli ordini) e Fenagifar (che rappresenta i giovani farmacisti). Le organizzazioni della categoria – spiega una nota congiunta – si sono riunite nei giorni scorsi per fare il punto sulla situazione previdenziale dei professionisti e al loro appello si è già associata Assofarm, la sigla delle farmacie comunali. L’appello – spiegano le organizzazioni – deriva “dall’analisi della congiuntura attuale, nella quale operano diversi fattori, a cominciare dal cambiamento dell’assetto proprietario della farmacie, che impongono non soltanto di operare per la stabilità dell’Enpaf (ente nazionale previdenza farmacisti, ndr), ma anche di mantenere e, anzi, aumentare la convenienza della contribuzione all’ente per il maggior numero possibile di professionisti”.

Otto punti per la previdenza dei farmacisti

I farmacisti auspicano una “riforma di carattere legislativo volta a dare sistematicità e organicità alle proposte di riordino delle modalità contributive e delle prestazioni erogate dall’Enpaf”. Nel loro appello, le sigle della categoria individuano otto principi a cui la riforma dovrebbe ispirarsi, ma invitano a non considerarli esaustivi:

  1. La riduzione contributiva, almeno nella misura del 50%, per i pensionati dell’ente ancora iscritti all’Ordine per l’esercizio dell’attività professionale in farmacia.  La normativa lo consente;
  2. La razionalizzazione delle forme di riduzione contributiva che danno accesso alle prestazioni previdenziali, prevedendo per gli iscritti che hanno altre coperture previdenziali obbligatorie una contribuzione di solidarietà, volta unicamente a fruire delle prestazioni assistenziali;
  3. L’incentivazione di forme di previdenza integrativa, alle quali gli iscritti che svolgono attività di lavoro dipendente possano far confluire il proprio Tfr;
  4. L’individuazione di nuovi servizi di cui gli iscritti possano fruire;
  5. L’introduzione di misure di sostegno per favorire l’erogazione di prestazioni adeguate ai titolari della farmacie in situazione di particolare disagio, analogamente a quanto previsto da altre Casse di previdenza libero professionali;
  6. La previsione di forme contributive per le nuove occupazioni, anche collegate allo sviluppo della “farmacia dei servizi”, da far rientrare nelle attività professionali del farmacista;
  7. La previsione di riduzioni contributive, nei primi anni di attività, in favore dei giovani neo iscritti, privi di altre coperture previdenziali obbligatorie per legge;
  8. Il riordino organizzativo dell’Enpaf, volto a consentire maggiore informazione agli iscritti, anche utilizzando i moderni mezzi di comunicazione e il sito internet.

Questi punti saranno approfonditi nel corso di una seconda riunione in programma il 16 maggio, anche in vista di un confronto con le altre componenti della professione. Al secondo appuntamento parteciperà anche Assofarm, che ha già fatto sapere di condividere le priorità individuate finora.