Intelligenza artificiale, la mente umana non basta più

Al Sas Forum di Milano il 15 maggio si è parlato dei nuovi scenari dell'Ai. Ci saranno sempre più informazioni e gestirle sarà un'impresa. Per questo si stanno sviluppando nuove tecnologie che qualche anno fa erano solo da fantascienza

“Lo scenario di riferimento sta cambiando. C’è letteralmente un’esplosione dei dati medici disponibili”. Enzo Grossi, Direttore scientifico fondazione Villa Santa Maria e consulente scientifico Global R&D, global business unit imaging di Bracco Imaging esordisce così nel suo intervento al Sas Forum 2018 il 15 maggio a Milano. “Questa è una condizione che non può più essere gestita dalla mente umana. Parallelamente anche il paziente ha aspettative che cambiano. Vuole essere trattato come un singolo individuo e non come un dato statistico. Vuole una terapia mirata, unica”. Per questo c’è bisogno di nuovi sistemi di calcolo grazie a sistemi di intelligenza artificiale.

La mente umana non basta più

Troppi numeri e troppo tempo per elaborarli. La mente umana è limitata e per questo è necessario avere una tecnologia che superi questo gap. “C’è troppa informazione”, chiosa sempre Grasso (in foto) facendo una panoramica delle tipologie di dati che medici e ricercatori hanno a disposizione. “Abbiamo dati sulla solitudine per esempio, che colpisce soprattutto gli anziani. Abbiamo l’imaging diagnostico e tutte le informazioni relative alla genomica e al microbiota”. Un salto in avanti per quanto riguarda la conoscenza del nostro corpo che va saputa sfruttare. “Negli Usa hanno proposto di arruolare un milione di cittadini volontari per creare un enorme banca dati da cui ricavare algoritmi per trovar terapie oncologiche e neurodegenerative”, continua Grasso. “Entro il 2025 sono previsti sette triliardi di sensori che raccoglieranno i dati per i sistemi di analisi. Una media di mille sensori a persona”. A dipingere lo scenario futuro è stato Marco Icardi, regional vice president di Sas nell’intervento introduttivo al forum. “Non siamo indipendenti dagli algoritmi, così come non lo siamo dalla luce o da internet”, continua Icardi.

Nuove professioni

Come non esistono più gli addetti allo spegnimento dei lampioni ad olio, così non esisteranno altre professioni. O meglio, si trasformeranno. La previsione di Icardi rende bene l’idea e riprende una citazione di Luciano Floridi, professore di filosofia alla Oxford university. “L’intelligenza artificiale è la più grande riserva di capacità di problem solving conosciuta finora”. Sempre secondo il rappresentante di Sas, un rapporto di Mckinsey l’Ai dà un valore aggiunto tra i 3500 e 5800 miliardi di dollari. “Due volte l’economia italiana”, chiosa Icardi.

Oltre la fantascienza

Quello che sembrava impensabile venti o trent’anni fa, oggi è stato realizzato. E tutto grazie all’intelligenza artificiale. Non ci saranno ancora le macchine volanti, ma nel frattempo è stato ideato un dispositivo medico simile a quello usato in Star Trek. Il Tricorder: un dispositivo in grado di fare diagnosi cliniche. Nel 2017 a seguito di un concorso il team americano Final frontier medical ha vinto 2,6 milioni di dollari per il compimento di questo progetto. Un device, chiamato DxtER, capace di analizzare 13 condizioni cliniche in maniera non invasiva senza l’aiuto di un personale qualificato. I macchinari vagliano varie diagnosi tramite un questionario. Poi vengono eseguiti vari test e viene elaborato un referto. L’Ai fa in modo di elaborare i dati, analizzare i risultati e gestire i vari parametri. Dalla pressione sanguigna, alla frequenza cardiaca, fino alla saturazione dell’ossigeno e infezioni del tratto urinario.