Biotecnologie per la salute: in Italia 295 imprese e 8,5 miliardi di fatturato

Presentato a Roma il rapporto 2018 realizzato da Assobiotec in collaborazione con Enea. Il 74% del giro d’affari generato in ambito life science. Il monito: "Serve una strategia nazionale di medio-lungo periodo a favore di innovazione e ricerca"

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In Italia sono attive 571 imprese biotech, che generano 11,5 miliardi di euro di fatturato e garantiscono un impiego a quasi 13mila addetti. Ma la maggior parte di queste imprese si occupano di biotecnologie applicate alla salute dell’uomo: le cosiddette “red biotech” valgono il 74% del fatturato totale (8,5 miliardi di euro), il 91% degli investimenti e la quota prevalente di addetti (76%) impiegati in Ricerca e Sviluppo. Sono alcuni dati (aggiornati a fine 2017) emersi dal Rapporto 2018 “Le imprese biotecnologiche in Italia” realizzato da Assobiotec, l’associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, in collaborazione con Enea (Associazione nazionale nuove tecnologie, energia e sviluppo economico sostenibile). Il report è stato presentato oggi a Roma in occasione dell’Assemblea nazionale 2018 di Assobiotec.

Biotecnologie e salute

Le imprese che operano nel settore delle biotecnologie applicate alla salute dell’uomo sono 295. Quelle dedicate alla R&S biotech, che impegnano il 75% o più dei propri costi totali di ricerca in attività biotech, sono 183, di cui 161 a capitale italiano. Sono 314, invece, i progetti presenti nella pipeline italiana, di cui 80 circa in fase di discovery, 145 in fase di sviluppo preclinico e 90 in sviluppo clinico. “Il biotech italiano – sottolinea il report –  investe fortemente su quelle patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate, come quelle in ambito oncologico, o di crescente rilievo clinico ed epidemiologico, anche in relazione al generale invecchiamento della popolazione, come le malattie neurologiche e degenerative. Grandi investimenti sono indirizzati anche verso le malattie infettive e lo sviluppo di vaccini”.

Le imprese biotech nel complesso

La grande maggioranza delle imprese biotech italiane (76%) è costituita da aziende di dimensione micro (1-9 addetti) o piccola (10-49 addetti). Il fatturato complessivo è cresciuto del 12% tra il 2014 e il 2016. Il 68% di questo fatturato è generato dalle imprese a capitale estero, che rappresentano solo il 13% delle imprese censite dal rapporto Assobiotec-Enea. I dati si riferiscono a tutti i settori di applicazione delle biotecnologie, incluse quelle per l’industria e l’ambiente, per l’agricoltura e la zootecnia. È compreso anche un settore emergente, che spesso lavora in sinergia con quello della salute, identificato come Gpta: genomica, proteomica e tecnologie abilitanti.

Nel complesso, il numero di addetti (quasi 13mila) è cresciuto del 17% tra il 2014 e il 2016 nelle imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano. Gli investimenti in R&S biotech superano i 760 milioni, con una crescita del 22 percento.

Nel corso del 2016, il 72% delle imprese si è autofinanziata, oltre il 40% ha avuto accesso a grant, il 22% ha fatto ricorso al capitale di debito, mentre soltanto il 6% ha potuto accedere a finanziamenti di venture capital.

Il biotech è anche un settore con buona proiezione sui mercati esteri. Il Rapporto evidenzia inoltre che il biotech nazionale è un settore con un’elevata proiezione sui mercati esteri. La quota di imprese esportatrici (38% nel 2015) risulta in tendenziale aumento negli ultimi anni rilevati ed è pari mediamente a più di una volta e mezza quella del comparto manifatturiero (23% delle imprese nel 2015) e sette volte quella relativa all’industria italiana nel suo complesso, sostanzialmente ferma a poco meno del 5 percento.

A livello regionale, la Lombardia si conferma la prima regione in Italia per numero di imprese (162 pari al 28% del totale), investimenti in R&S (23% del totale) e fatturato biotech (32% del totale). Seguono Lazio (58) ed Emilia Romagna (57) per numero di imprese. Guardando invece agli investimenti in R&S, dopo la Lombardia è la Toscana la regione che più investe nel biotech, seguita dal Lazio.

Luci e ombre

“I dati emersi – commenta Luca Benatti, componente del Comitato di presidenza di Assobiotec – confermano una fotografia fatta di luci e ombre: una buona produzione scientifica di base, ma dimensioni troppo piccole e che stentano a crescere, un trend positivo che dimostra la vitalità del settore, ma su valori assoluti di investimenti in ricerca non competitivi. Il settore, quindi, sembra pronto ad offrire grandi opportunità al Paese, ma al tempo stesso ha urgente bisogno di una strategia nazionale di medio-lungo periodo a favore di innovazione e ricerca, un piano fatto di misure stabili nel tempo e che preveda una governance certa, efficace e centralizzata: misure che permetterebbero alle imprese di superare il limite di una dimensione spesso troppo piccola, ma anche di rendere più attrattivo il Paese per gli investimenti sia di capitale che industriali, garantendo ricadute potenzialmente importanti in termini di sviluppo economico, occupazione, crescita e competitività”.

Il premio

In occasione dell’assemblea nazionale è stato conferito l’undicesimo Assobiotec Award, riconoscimento assegnato a personalità o enti che si sono particolarmente distinti nella promozione dell’innovazione, della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico. Il vincitore di quest’anno è Francesco Sinigaglia.

Sinigaglia è stato fondatore e ceo di Anabasis, azienda biotech specializzata in terapie innovative nell’ambito oculare. Acquisita dalla Dompè nel 2011, nello stesso anno è entrato a far parte del board esecutivo di Dompè. Ha ricoperto per otto anni la carica di ceo di Bioxell, società biotech che ha fondato nel 2002 e ha portato alla quotazione alla borsa di Zurigo nel 2006. In passato ha lavorato per circa 20 anni alla Roche. Nel 2002 ha fondato e diretto un centro ricerche del gruppo Roche dedicato allo studio delle patologie autoimmuni. È stato inoltre membro del consiglio di amministrazione di Okairos e presidente di Eyvensys, società francese specializzata nella terapia genica in ambito oculare.