Londra, medici e infermieri sostituiti dall’intelligenza artificiale (solo per alcuni compiti)

L’University College London Hospitals (Uclh) sta mettendo in atto diversi programmi basati sulla AI, mirati ad alleviare il carico di lavoro degli operatori sanitari e portare benefici ai pazienti del National health service: dalla diagnosi di tumore alla riduzione dei tempi di attesa in pronto soccorso

medici e infermieri sostituiti dall'intelligenza artificiale

Medici e infermieri sostituiti con l’intelligenza artificiale. Almeno su alcuni compiti. L’idea rientra nei piani di uno dei maggiori ospedali londinesi, l’University College London Hospitals (Uclh), come riporta il Guardian, che ha reso noti di voler utilizzare l’intelligenza artificiale per svolgere compiti tradizionalmente eseguiti dagli operatori sanitari: dalla diagnosi dei tumori alle scansioni di tomografia computerizzata (Tc) fino alla gestione del flusso dei pazienti in Pronto soccorso. Il tutto all’interno di una partnership triennale con l’Istituto Alan Turing.

Un investimento importante

Al centro della partnership, in cui l’Uclh sta investendo una somma “sostanziale” – di cui però non si conoscono i numeri esatti – vi è la convinzione che gli algoritmi di apprendimento automatico possano fornire nuovi sistemi per diagnosticare le malattie, identificare persone a rischio e gestire le risorse. In teoria, medici e infermieri potrebbero essere impiegati in modo responsabile nei reparti, nei punti più critici o dove c’è più richiesta.

Ridurre i tempi di attesa in Pronto soccorso

Il primo progetto si concentrerà sul miglioramento dei tempi di attesa dei pazienti all’interno del Pronto soccorso dell’ospedale. Che, come molte altre strutture, non rispetta gli obiettivi richiesti del governo. “Le nostre prestazioni quest’anno non hanno rispettato le quattro ore di attesa prefissate”, ha affermato il Marcel Levi, amministratore delegato dell’Uclh. “Il che significa che la gestione del flusso dei pazienti dentro e fuori l’ospedale non avviene nel modo corretto. Le macchine non sostituiranno mai i medici. Ma l’utilizzo di dati, competenze e tecnologia può cambiare radicalmente il modo in cui gestiamo i nostri servizi, in meglio”.

Migliorare l’aderenza alle visite mediche

Un altro progetto, già in corso, ha lo scopo di identificare i pazienti che probabilmente non si presenteranno agli appuntamenti. Un neurologo consulente dell’ospedale, Parashkev Nachev, ha utilizzato dati, inclusi fattori come età, indirizzo e condizioni meteorologiche, per prevedere con una precisione dell’85% se un paziente si presenterà per le visite ambulatoriali e la risonanza magnetica. Nella fase successiva, il dipartimento testerà alcuni interventi, come l’invio di promemoria e l’a distribuzione di appuntamenti per massimizzare la partecipazione.

Automatizzare la diagnosi

Altri progetti includono l’applicazione del machine learning all’analisi delle scansioni Tc di 25.000 ex fumatori, reclutati all’interno di un progetto di ricerca e per verificare se la valutazione dei test di striscio cervicale possa essere automatizzata. “Ora ci sono ci sono persone che passano intere giornate a capire se l’esito è nella norma o meno” ha sottolineato Williams.

La Ai non sostituirà il personale

In ogni caso il personale sanitario può stare tranquillo perché se tutto andasse per il meglio questo non significherebbe fare a meno di loro, né rendere il lavoro subordinato alle macchine. L’idea semmai è di liberarli dalle incombenze e concedere loro più tempo da trascorrere con i pazienti. “Vogliamo delegare alla AI – ha riferito Chris Holmes, direttore per la salute presso l’Istituto Alan Turing – le cose più banali. Puramente guidate da dati e informazioni. E lasciare al personale più tempo per gestire gli aspetti per cui il lato umano è fondamentale”.

Il problema della privacy…

Il problema della privacy potrebbe essere un limite. Ma anche su questo la struttura non ha dubbi. “L’Uclh mira a eludere le incertezze sulla privacy che hanno oscurato precedenti collaborazioni. Tra cui quella del Royal Free Hospital di Londra e di Google DeepMind, in cui l’ospedale ha condiviso in modo inavvertito le cartelle cliniche di 1,6 milioni di pazienti identificabili”, scrive il Guardian. “Secondo la nuova partnership, gli algoritmi si troveranno sui server dell’ospedale per evitare tali violazioni e le società private non saranno coinvolte” secondo quanto riferito da Holmes. “Siamo consapevoli della sensibilità dei pazienti a riguardo della governance dei dati e qualsiasi algoritmo sviluppato qui resterà all’interno dell’ospedale”.

…e degli attacchi informatici

Trasferire i poteri decisionali agli algoritmi potrebbe anche rendere gli ospedali ancora più vulnerabili agli attacchi informatici. Lo scorso anno per esempio, i sistemi informatici ospedalieri furono bloccati da un attacco ransomware globale. Assalto che ha comportato la cancellazione delle operazioni, la deviazione delle ambulanze e la mancata disponibilità di cartelle cliniche dei pazienti, come riporta ancora il Guardian. Bryan Williams, direttore della ricerca presso l’University College London Hospitals del Nhs Foundation Trust ha riconosciuto che adeguare i sistemi IT del Nhs sarebbe una sfida, ma “se funziona e dimostriamo di poter cambiare drasticamente l’efficienza, il Nhs dovrà adattarsi”.