Giulia Grillo (neo ministro della Salute), operazione trasparenza sui rapporti Aifa-aziende

AboutPharma a poche settimane dal voto del 4 marzo ha intervistato il neo ministro alla Salute quando ancora sedeva in Commissione Affari Sociali della Camera. Favorevole ai vaccini (ma non all'obbligo), la rappresentante M5s vuole mettere mano alla governance della spesa e riformare Aifa, Iss e Agenas

Giulia Grillo, 42enne siciliana, è il nuovo ministro alla Salute del governo Conte. Medico anatomopatologo, attuale capogruppo alla Camera del M5s, Grillo è nata a Catania il 30 maggio del 1975 e si è laureata in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina legale. In Parlamento siede da tempo, dal 2013, anno dell’ascesa del partito pentastellato. AboutPharma ha intervistato a febbraio 2018 il nuovo ministro quando ancora era membro della Commissione Affari sociali della Camera. In quell’occasione Giulia Grillo ha chiarito alcuni punti cruciali del programma M5s a poche settimane dal voto il 4 marzo. Dalla governance della spesa alla riforma di Aifa, Iss e Agenas.

L’Italia vanta uno dei sistemi sanitari più avanzati al mondo, ma tra liste d’attesa, razionamento delle prestazioni e diseguaglianze regionali gli scricchiolii non mancano. Come garantire la sostenibilità?

Si parte naturalmente da una scelta politica di base. Per noi è quella di mantenere un sistema di sanità pubblica finanziato dalla fiscalità generale con un sistema di erogatori misto pubblico-privato. Come di fatto è oggi, ma con un più serio e stringente sistema di programmazione, monitoraggio e valutazione degli obiettivi di salute e di assistenza. In questo sistema il privato (accreditato) deve essere funzionale all’intero progetto. E non andare per conto suo come se fosse un pezzo avulso dal sistema di o€erta sanitaria. Vorremmo inoltre introdurre un nuovo principio nel sistema di remunerazione dell’assistenza. Questo per valorizzare l’attività di promozione e prevenzione della salute oltre che la cura della malattia, elaborando magari meccanismi premiali legati a chiari obiettivi di salute. Si potrebbe partire con modelli sperimentali. Specie nel settore della prevenzione primaria, da mettere a punto per essere estesi anche in altri ambiti.

L’incidenza della spesa sanitaria sul Pil è destinata a diminuire. Sarà una sanità sempre meno pubblica?

Una cosa è certa: si ridurrà l’off€erta sanitaria pubblica con l’e€ffetto di aumentare le disuguaglianze tra cittadini sulla base delle diverse fasce di reddito e della diversa Regione di residenza. Insomma, in poche parole, risparmiare sulla salute aumentando indirettamente l’ingiustizia sociale.

Parliamo di governo della spesa farmaceutica. Il payback è uno strumento da rivedere? I tetti di spesa vanno mantenuti oppure no? E i ticket?

Il Movimento Cinque Stelle ha fatto delle proposte molto chiare in proposito. E sono tutte contenute in una mozione approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati. Payback, tetti di spesa, revisione del Prontuario farmaceutico nazionale e quote di compartecipazione a carico del cittadino sono tutte attività che il Governo avrebbe dovuto affrontare nell’ambito della nuova governance della farmaceutica. Purtroppo ciò non è accaduto sebbene una legge dello Stato lo preveda. E chi ne paga le conseguenze sono i cittadini. Aggiungo un elemento in merito alla compartecipazione della spesa a carico del cittadino. A oggi già tre Regioni non hanno il ticket fisso per ricetta (Friuli Venezia Giulia, Marche e Sardegna). Una (Piemonte) presenta una significativa riduzione di questa voce di spesa abbinata al rispetto dei tetti fissati per legge, come si evince dal monitoraggio della spesa gennaio-agosto 2017.

Insomma, sembrerebbe ci siano tutti i presupposti affinché si possa avere una prescrizione appropriata anche in assenza di ‘forme di deterrenza’ quali i ticket. Piuttosto è davvero inaccettabile che ancora oggi si paghi un prezzo altissimo per la diffidenza nei confronti dei farmaci equivalenti. Oltre un miliardo di euro l’anno. Anche per questi motivi serve una nuova governance.

La partita più importante per la sostenibilità si gioca sul terreno dei farmaci innovativi?

Mi duole ricordare che ministero della Salute e Aifa non rispettano norme da loro stessi approvate. In particolare mi riferisco al comma 570 della finanziaria 2016 che prevede la predisposizione annuale di un programma strategico allo scopo di consentire l’accesso ai trattamenti innovativi in una prospettiva di sostenibilità del sistema e di programmazione delle cure. Nella legge di bilancio per il 2018 (commi 408 e 409) è previsto il monitoraggio per gli effetti dell’utilizzo dei farmaci innovativi e innovativi oncologici sul costo del percorso terapeutico complessivo. Ai posteri valutare se sarà l’ennesima norma inapplicata.

Avete in mente un sistema per rendere più trasparenti i negoziati sui prezzi dei farmaci?

Per il Movimento Cinque Stelle il principio della trasparenza è sempre stato un elemento cardine rispetto all’implementazione delle politiche. Questo significa che quando andremo al Governo uno dei primi atti riguarderà l’impossibilità di secretazione dei contratti tra Aifa e aziende farmaceutiche. I cittadini pagano le tasse e hanno il diritto di conoscere come vengono investite le risorse che versano alle casse dello Stato.

Il ruolo dell’Aifa va rivisto? Serve una riforma dell’agenzia?

Quando sono entrata in Parlamento si è svolta un’indagine conoscitiva sul riassetto organizzativo dei tre enti che sono sotto la guida del ministero della Salute. Mi riferisco quindi non solo all’Aifa, ma anche all’Istituto superiore di sanità e all’Agenas. A detta del ministro Lorenzin, nel quadro di riforma proposto nel lontano 2014, l’Aifa avrebbe dovuto reggere il confronto con la Fda americana. L’Iss riappropriarsi della sua connotazione di massimo ente per la ricerca non solo in Italia ma anche all’estero. L’Agenas sarebbe dovuta diventare una specie di braccio operativo che sta a metà tra ministero e Regioni permettendo di avviare procedimenti di controllo veloci e trasparenti. Anche in questo caso, dalle parole non si è passati ai fatti. E tutte e tre le entità in questione fanno molta fatica a dialogare tra loro.

Probabilmente l’unico tema di sanità che infiamma la campagna elettorale è quello dei vaccini. Il Movimento Cinque Stelle resta contrario all’obbligo per l’iscrizione a scuola?

Il Movimento Cinque Stelle su questo è stato molto chiaro: siamo contrari all’obbligo. Ma assolutamente a favore dei vaccini e delle vaccinazioni. La via che proponiamo per le politiche di vaccinazione è il modello della raccomandazione, che in Europa viene applicato con successo in molti Paesi. Si tratta di un modello assolutamente efficace, se correttamente applicato, e scientifico. Chiediamo un modello di informazione capillare, che metta al centro il rapporto tra medico e genitore. Certo, per realizzarlo servono anche risorse adeguate e devo dire che negli ultimi anni i governi che si sono succeduti non hanno messo in campo politiche attive. Questo vuoto ha contribuito al calo delle vaccinazioni. Le istituzioni non hanno vigilato e reagito come avrebbero dovuto e così ci siamo ritrovati con un decreto legge sull’obbligo, giunto a fine legislatura.