Gli industriali del farmaco salutano il nuovo governo nel nome della crescita

A margine della presentazione del 58° simposio dell'Associazione Farmaceutici Industria in programma a Rimini la prossima settimana, il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi auspica la ripresa del dialogo con le istituzioni dopo la paralisi politica degli ultimi mesi

contratto di lavoro chimico-farmaceutico

L’industria italiana del farmaco vuole continuare a crescere. Possibilmente insieme al paese al quale, soprattutto negli ultimi anni, ha dato una grossa mano a uscire dalla crisi economica. Questo ha detto oggi a Milano il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, durante la conferenza stampa di presentazione del 58° simposio dell’Associazione farmaceutici Industria (Afi) in programma a Rimini dal 6 all’8 giugno prossimo. Ricchissimo il programma – illustrato dal vice presidente Giorgio Bruno – che quest’anno verte sulle trasformazioni del settore farmaceutico nell’era del digitale.

L’invito di Farmindustria

“Al di là dell’augurio che da italiano rivolgo al nuovo governo e al nuovo ministro della salute Giulia Grillo  (leggi l’intervista pubblicata su AboutPharma) – ha aggiunto Scaccabarozzi – come industriale non sono né contento, né scontento: non tocca alla nostra organizzazione ‘scegliere’ le istituzioni ma abbiamo certamente il dovere di rappresentare loro ciò che noi possiamo fare per il paese. Se vogliamo riportare l’Italia alla crescita, il dialogo tra le parti è obbligatorio e dev’essere senza pregiudizi. Ricordo a tutti che se il Pil italiano è tornato in positivo dopo anni di crisi si deve all’industria dell’auto e a noi. Tra il 2010 e il 2017 quando il Pil italiano faceva segnare -1% la nostra produzione era +20%. Abbiamo portato fuori il paese della crisi. Come sempre, daremo il nostro contributo per spiegare come aumentare Pil, produzione, occupazione, investimenti e facilitare l’accesso ai farmaci innovativi”.

Senza Europa non si può

Scaccabarozzi non mostra di temere i rigurgiti anti Ue che fin qui hanno punteggiato le dichiarazioni (non ancora le azioni) della maggioranza saltata fuori dalle urne. “Oggi più che mai dobbiamo essere europeisti. Le aziende farmaceutiche, anche quelle a capitale italiano, sono aziende altamente internazionalizzate. Esportiamo in tutto il mondo il 77% della nostra produzione e se qualcuno volesse azzerare il nostro settore dovrebbe proprio uscire dall’area euro. Il governo mi pare non sia più di quell’idea. Se effettivamente lo volessero gli italiani se ne assumerebbero tutte le responsabilità…”.

Il farma è un asset strategico

La speranza, comunque, è quella di proseguire il buon rapporto che c’era con il governo precedente (un po’ meno con quelli di prima). Aggiungee il presidente di Farmindustria: “Fino al 2013 il nostro settore era regolarmente sottoposto a tagli e misure di contenimento della spesa. Non si riusciva a fare piani industriali e abbiamo perso 20 mila occupati. La stabilità degli ultimi quattro anni, la certezza delle regole, hanno ridato fiducia agli investitori che hanno immesso 2,8 miliardi di euro nel settore. Anche l’occupazione è risalita e ogni anno entrano circa 6 mila addetti qualificati, prevalentemente giovani”.

Che l’industria farmaceutica sia un asset strategico per l’Italia è confermato dai numeri ribaditi a Milano sia da Scaccabarozzi che da Bruno (a sua volta presidente del gruppo Conto terzi di Farmindustria). La produzione vale 31 miliardi di euro, a cui se ne aggiungono circa 14 dell’indotto. Le imprese ne devolvono il 16-17% in tasse e contribuzioni e l’Italia è il primo paese europeo per investimenti da parte dell’industria a capitale Usa e il secondo per quelle tedesche. Gli addetti sono 65 mila più altri 66 mila dell’indotto. Conclude Scaccabarozzi: “Se aggiungiamo l’intera supply chain e i farmacisti arriviamo a 228 mila persone. Praticamente un esercito”.