Dipendenti Ema, approvato un piano contro la perdita extra di personale

Approvato un piano di continuità operativa post-Brexit, che mira anche a prepararsi a un possibile scenario di perdite di personale più elevate del previsto. Ridistribuiti anche 370 dossier su nuovi medicinali a nuovi Paesi relatori

Dipendenti Ema

Lo scorso novembre Guido Rasi, direttore dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), in un’intervista ad AboutPharma, aveva parlato di una possibile perdita di dipendenti Ema tra il 20 e il 60 per cento in seguito al trasloco dell’agenzia. In attesa di fare definitivamente le valigie l’Ema inizia a correre ai ripari con piani per arginare il più possibile il problema. A iniziare dalla discussione e approvazione della prossima fase del piano di continuità operativa post-Brexit. Che mira anche a prepararsi per un possibile scenario di perdite di personale più elevate del previsto. A comunicarlo una nota diffusa in occasione del 100esimo meeting del Management board dell’Ema, al quale hanno partecipato vecchi e nuovi vertici dell’ente regolatorio.

Rischio compromissione delle capacità

La fase successiva del piano comporterà un’ulteriore ridefinizione delle priorità delle attività dell’Agenzia nel 2019. Il consiglio di amministrazione, tuttavia, ha avvertito che se l’Ema non avrà garantite sufficienti risorse di personale a fronte del crescente carico di lavoro nelle attività legate a Brexit, le sue capacità potrebbero essere compromesse. Già lo scoros novembre Rasi aveva parlato di strumenti compensativi in atto. E aveva ipotizzato possibili ritardi in alcuni settori, come l’innovazione, ma senza ripercussioni sulle mansioni principali. “Ma se questo 20% (nella migliore delle ipotesi ndr) è composto a blocchi, allora è tutto più difficile” aveva affermato Rasi. “Noi lavoriamo come una catena di assemblaggio. Se si toglie un intero blocco dalla catena, un 2%, per esempio, pesa molto più di un 20% ben distribuito”.

Ridistribuiti oltre 370 dossier di farmaci

È stata ultimata inoltre la ridistribuzione di oltre 370 dossier di farmaci a nuovi Paesi relatori all’interno dei 27 Stati membri dell’Unione europea, oltre a Islanda e Norvegia. Come conseguenza dell’uscita del Regno Unito – che doveva ricoprire tale ruolo – dalla Ue. I nuovi “rapporteur” assumeranno la piena responsabilità dei prodotti riallocati solo dal 30 marzo 2019, quando verrà portata a termine la Brexit.