Medici, farmacisti e pazienti apprezzano il percorso di qualità dei day hospital onco-ematologici pugliesi

Dimezzati i tempi di permanenza, più pazienti trattati e terapie erogate, meno costi sanitari e processo più efficiente grazie all'impiego degli anticorpi monoclonali in formulazione sottocutanea. *in collaborazione con Roche Spa

Tempi di permanenza ridotti del 50% nei day hospital onco-ematologici della Puglia, grazie al miglioramento del percorso assistenziale legato all’impiego di anticorpi monoclonali in formulazione sottocute (Sc) in luogo della tradizionale infusione endovena (ev). In oncologia si è passati da circa 4 ore a meno di 2 ore e mezza, mentre in ematologia da quasi 6 ore a poco meno di 4. Aumentano di conseguenza sia il numero di pazienti trattati e le terapie erogate (da 40 a oltre 65 al giorno) e si evidenzia anche, dal punto di vista del paziente, la preferenza per il Sc (fino al 70% dei pazienti con linfoma). Considerato il gradimento e l’efficientamento del sistema, sono ottimistiche le previsioni sulla riduzione della mobilità passiva e sui risparmi potenziali, in termini di costi sanitari evitati, pari a 3.548,78 euro per paziente l’anno.

Il dibattito con gli esperti

I dati pugliesi – così come quelli campani estrapolati dagli studi Going Lean e SCUBA realizzati con il sostegno di Roche Spa – sono stati riferiti ieri a Bari durante il convegno “Terapie a misura di paziente: una realtà possibile in oncologia ed ematologia”. Li hanno illustrati Evaristo Maiello, direttore Uoc Oncologia Ircss “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo; Giorgina Specchia direttore dell’UO Ematologia con Trapianto del Policlinico di Bari e Patrizia Nardulli, direttore della farmacia dell’Istituto dei Tumori di Bari (prima UMaCA in Italia con certificazione di Qualità ISO9001:2008 per la gestione della qualità e sicurezza della terapia destinata ai pazienti). “I vantaggi apportati dall’utilizzo di anticorpi monoclonali sottocute – ha detto Patrizia Nardulli – sono misurati anche dal farmacista ospedaliero. Il tempo di preparazione del farmaco si riduce del 62% (da 149 ore per Ev si passa a 57 ore per Sc), come pure quello della somministrazione. Il risparmio di tempo totale è pari al 44% in oncologia e al 35% in ematologia. Considerato che il medicinale è predosato si riduce anche lo spreco di prodotto (-70%) e il rischio clinico, sia per i pazienti sia per gli operatori, fino al 60%”. Al parere favorevole di oncologi, ematologi, farmacisti ospedalieri e associazioni di pazienti (presente a Bari il vice presidente nazionale di Favo, Francesco Diomede) si unisce quello del direttore generale dell’Istituto dei Tumori di Bari, Antonio Delvino che ha connesso anche l’accesso alle nuove tecnologie al decollo della neo costituita Rete oncologica pugliese (Rop).

Il ruolo della Rete oncologica pugliese (Rop)

“La rete è il modello che mette medici, infermieri e operatori nelle condizioni di fare al meglio il proprio lavoro. I pazienti, a loro volta, hanno la possibilità di accedere alla massima qualità delle prestazioni. La rete fissa un’asticella e chi sta sotto agli standard dovrà adeguarsi. Certo siamo nella fase iniziale del processo e sappiamo che, per citare I Ching, il tempo dell’organizzazione è sempre preceduto dal tempo del disordine”. Va da sé che l’impiego in clinica delle terapie innovative e validate dipenda anche dalla sensibilità delle istituzioni e dalla visione comune degli stakeholder. “Può accadere che la comunicazione interna tra i diversi protagonisti non sia allineata – ha detto ancora Delvino – ma allora deve intervenire la direzione strategica”. Della Rop, del progetto ambizioso che la sottende per ridurre la frammentarietà della presa in carico dei pazienti e rendere disponibile il massimo livello di diagnosi e cura (sta crescendo il numero di Pdta per moltissime patologie non solo oncologiche) ha parlato in apertura di convegno Giovanni Gorgoni, commissario dell’Agenzia regionale strategica per la salute ed il sociale (Ares): “La Rete è la chiave di volta dell’assistenza oncologica e rappresenta un contenitore di sotto-reti di patologie e sotto-reti funzionali, la cui impalcatura è rappresentata da un’analisi onesta e dalla coerenza tra domanda e offerta”.

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