Cronicità, serve un progetto per diffondere best practice sulla presa in carico

Dalla ricerca triennale condotta dall’Osservatorio nazionale cure primarie del Cergas di SDA Bocconi e Fiaso in collaborazione con Bayer, realizzata su 13 aziende territoriali in 7 regioni italiane, emergono risultati utili e applicabili a livello nazionale per la presa in carico della cronicità

Servono best practice sulla presa in carico del paziente cronico. Una necessità su cui ha riflettuto l’Osservatorio nazionale cure primarie del Cergas Sda Bocconi insieme a Fiaso. Un progetto, questo, con il contributo non condizionato di Bayer, per armonizzare, i sistemi assistenziali delle varie regioni italiane e trovare una linea guida comune. Il lavoro ha visto la partecipazione triennale di 13 aziende territoriali locali collocate in 7 regioni italiane, con l’obiettivo di studiare e confrontare l’innovazione organizzativa e assistenziale.

Sistemi informativi, Pdta e assistenza sanitaria. Manca il network

“Il Sistema sanitario nazionale ha sviluppato negli anni una ricchissima cassetta degli attrezzi per il governo della cronicità e lo sviluppo delle cure primarie”, afferma Francesco Longo, del dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università Bocconi e responsabile scientifico del progetto. “In particolare i sistemi informativi, i Pdta e la consapevolezza di logiche di medicina di iniziativa di presa in carico. Il pezzo di strada che ci manca è la messa a sistema di questi strumenti e la loro diffusione strutturata in tutte le aziende”.

Il governo clinico: prevenzione e accessibilità

Tra le forme di incentivi analizzate, le più comuni sono quelle per il governo clinico.  Sono sviluppate dall’80% delle aziende partecipanti all’osservatorio, e riguardano principalmente l’attività di prevenzione (50%) e l’accessibilità dei medici di medicina generale (40%). Il 60% delle aziende ha invece sviluppato incentivi rivolti al miglioramento organizzativo, favorendo l’informatizzazione e la comunicazione dei dati tra professionisti. Più raramente (40% dei casi), stimolando l’attivazione di gruppi di lavoro per sviluppare e diffondere know-how. Sostanzialmente assenti sono gli incentivi legati alla dotazione di specifici fattori di produzione.

Sempre maggiore attenzione, però, si sta focalizzando verso quelli relativi alla presa in carico della cronicità, che però si concentrano al momento più sull’attivazione sui Pdta. “Questa è una sfida – spiega il presidente di Fiaso Francesco Ripa di Meana – che può essere vinta se si sapranno trasformare in opportunità le criticità del sistema. Come quella sulle politiche del personale che possono per valorizzare i professionisti e ridisegnare i modelli organizzativi di assistenza nel territorio, attraverso la creazione di strutture a bassa intensità di cura e di reti cliniche e Pdta”.

Il patient journey

L’eterogeneità delle soluzioni organizzative adottate dalle aziende nel progettare il patient journey e la scarsa diffusione organica degli strumenti per il governo della cronicità si conferma nell’analisi retrospettiva delle traiettorie di consumo sostenute da coorti omogenee di pazienti condotta attraverso l’utilizzo dei database amministrativi su oltre 55 mila pazienti con scompenso cardiaco e 15 mila pazienti con fibrillazione atriale. L’analisi dei dati evidenzia importanti differenze infraziendali nell’accesso ai servizi che mettono in dubbio l’equità del sistema. Altrettanto rilevanti sono i dati relativi alle strategie terapeutiche. Nello scompenso il 13% dei pazienti analizzati non risulta trattato a livello farmacologico. Oppure è trattato con farmaci non raccomandati dalle linee guida internazionali. Nella fibrillazione atriale, invece, circa il 30% degli individui non presenta prescrizioni di farmaci anticoagulanti. Inoltre la continuità della terapia con nuovi anticoagulanti orali (Nao) mostra a livello aziendale valori che variano tra il 27% e il 94%.