Long term care, l’Italia investe solo il 10% della spesa sanitaria e perde il confronto con l’Europa

Nei Paesi del Nord Europa si va oltre il 25 per cento. Qui si spendono 15 miliardi di euro, di cui solo 2,4 destinati alle cure domiciliari. I dati di una nuova indagine realizzata da Italia Longeva

long term care

L’Italia è il Paese più longevo d’Europa, ma non brilla per investimenti in Long term care, l’assistenza indispensabile se si vuole gestire al meglio invecchiamento della popolazione, cronicità, disabilità e non autosufficienza. Spendiamo, infatti, poco più del 10% della spesa sanitaria, me nel Nord Europa ci sono Paesi che superano il 25 per cento. È quanto emerge dalla seconda indagine sull’Assistenza domiciliare in Italia (Adi) realizzata da Italia Longeva e presentata al ministero della Salute in occasione degli Stati generali dell’assistenza a lungo termine.

L’investimento per la Long terme care vale dunque circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.

“Mentre la cronicità dilaga e la disabilità diventerà la vera emergenza del futuro – commenta Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – l’assistenza domiciliare continua ad avere un ruolo marginale e ad essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Con il risultato che gli anziani continuano ad affollare i Pronto Soccorso, mentre i familiari sono alla disperata ricerca di badanti cui affidare i propri cari dimessi dall’ospedale, sempre che possano permetterselo”.

Long term care sotto la lente

L’indagine di Italia Longeva riguarda 35 aziende sanitarie distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone. Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi.

In media, le aziende sanitarie coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei Lea, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno.

Un chiaro esempio di disomogeneità arriva dai dati sul numero di accessi in un anno (si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77) e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano (da un minimo di 9 ad un massimo di 75). In tutti i casi, si tratta soprattutto di interventi a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. Anche i costi per la presa in carico di un singolo paziente sono variabili: da 543 fino a mille euro.