Produzione farmaci, Italia prima in Europa e supera la Germania

Il buono stato di salute dell'export ha fatto tanto con i suoi 25 miliardi di euro. L'incremento dell'export del pharma è stato il più alto di tutti i settori economici italiani. Dal 1991 al 2017 il peso delle esportazioni sono passate da 1,3 miliardi a 24,8. I dati arrivano dall'assemblea pubblica di Farmindustria a Roma

Italia prima in Europa per produzione farmaceutica. Un record storico ottenuto superando la Germania, che ha sempre trainato l’industria del Vecchio Continente. Uno scarto minimo, ma importante. 31 miliardi il valore della produzione nostrana, contro i 30 dei tedeschi. Il buono stato di salute dell’export ha fatto tanto con i suoi 25 miliardi di euro. I dati sono stati illustrati dal presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, all’annuale assemblea pubblica che si è tenuta quest’anno all’Auditorium della Conciliazione. Peccato che al convincente racconto sui primati e le virtù dell’industria farmaceutica italiana non fosse presente la ministra della Salute Giulia Grillo (c’era invece Beatrice Lorenzin), rappresentata dal sottosegretario Maurizio Fugati, presente in platea insieme al sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali Claudio Durigon. Un’assenza che si è notata, anche perché – nelle speranze dei più – avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per un primo confronto pubblico tra governo e imprese del settore (la stessa data dell’assemblea era stata aggiornata per attendere l’insediamento dell’esecutivo). Tuttavia è stato lo stesso Scaccabarozzi a stemperare ogni possibile polemica (“gli impegni della ministra erano davvero improrogabili”), apprezzando, davanti ai giornalisti, l’apertura del sottosegretario Fugati a discutere di payback e di una sua (prossima?) ridefinizione. Ci fosse stata Giulia Grillo, avrebbe ascoltato ascoltato con interesse, non solo i numeri dell’industria, ma anche il pubblico plauso di Paolo Mieli nei confronti di un settore che nei dieci anni di crisi economica ha tenuto su il Pil dell’Italia (+20% la produzione, contro il -1% del Paese). Avrebbe ascoltato la sintesi dei vantaggi di salute apportati all’Italia e al mondo fatta dal presidente dell’Iss Walter Ricciardi, più un mucchio di piccoli e grandi fatti misconosciuti (es. i nostri meccanismi di negoziazione dei prezzi studiati con attenzione all’estero) che senz’altro il sottosegretario riferirà.

Aziende a capitale italiano e straniero

Venendo ai numeri. Sia le aziende italiane, che quelle a capitale straniero presenti in Italia hanno dato nuovo impulso al mercato dei farmaci. Nel primo caso gli investimenti hanno raggiunto i 300 milioni di euro all’anno. Nel secondo caso la farmaceutica è il primo settore per somma di investimenti ed export.

La crescita costante

Le esportazioni hanno trainato l’intero comparto. La domanda all’estero ha costretto le aziende e a guardare lontano negli ultimi dieci anni. L’incremento dell’export del pharma è stato il più alto di tutti i settori economici italiani. Dal 1991 al 2017 il peso delle esportazioni sono passate da 1,3 miliardi a 24,8. Nei 119 settori economici italiani, i medicinali risiedevano al 57esimo posto, mentre oggi sono al quarto. Meglio solo la meccanica e gli autotrasporti. Nel campo dell’innovazione e dell’hi tech l’export del pharma ricopre una fetta consistente, più della metà (55%).

L’occupazione in crescita

Anche sul fronte dell’occupazione le aziende del settore hanno portato benefici. Mille impiegati in più rispetto al 2016 arrivano a un totale di 65.400 lavoratori. Di questi il 93%, dicono dal palco di Farmindustria, è a tempo indeterminato. Anche rispetto agli altri settori, quello della farmaceutica è stato il più attivo e dinamico. Seimila assunzioni all’anno dal 2014 al 2017 e negli ultimi due anni gli addetti sono cresciuti del 4,5%. Il boom riguarda anche i giovani. Dal ’14 al ’16 c’è stato un aumento del 10%. I tre quarti sono a tempo indeterminato.

Gli investimenti in ricerca

Nel nostro Paese il pharma siede sul terzo gradino del podio per investimenti in R&S tra i settori manifatturieri. +22% dal 2012 al 2017. Meglio anche degli altri Paesi europei fermi al 16%. In totale le imprese hanno investito 2,8 miliardi così ripartiti: 1,5 in ricerca e 1,3 in impianti produttivi. Crescono anche i prodotti per il mondo femminile con 850 farmaci in sviluppo in tutto il mondo per patologie a loro collegate. In totale sono 5.000 i farmaci allo studio nel mondo, di cui più di 7.000 in fase clinica. E il futuro? Dal palco di Roma si avvisa che nei prossimi anni, in tutto il mondo, si arriverà a investire mille miliardi di dollari in ricerca e sviluppo”.