Aderenza terapeutica: otto raccomandazioni per politiche più incisive

Un’indagine di Cittadinanzattiva misura la percezione di Regioni e operatori sanitari: bene l’appropriatezza prescrittiva, ma serve un cambio di passo su Piano nazionale cronicità, organizzazione dei servizi e supporto al paziente. Ecco le proposte

aderenza terapeutica

Un raccomandazione civica, articolata in otto punti, per promuovere l’aderenza terapeutica in ogni Regione italiana. È l’iniziativa presentata oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato (Tdm). Una serie di proposte che derivano anche dai risultati di un’indagine, realizzata con il sostegno non condizionato di Servier, che ha coinvolto 13 Regioni e 264 professionisti sanitari.

Indagine sull’aderenza terapeutica

L’indagine rileva che tutte le Regioni considerano il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta il primo riferimento per l’aderenza terapeutica. Seguono gli specialisti, i farmaci delle farmaci convenzionate, i farmacisti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e gli infermieri.

Scarso risulta il ricorso a un’informazione efficace. I professionisti, segnala Cittadinanzattiva, ritengono centrale l’appropriatezza prescrittiva come strumento per migliorare l’aderenza alle terapie, ma sottovalutano gli strumenti informativi di supporto al paziente, come leaflet, brochure o tutorial (considerandoli rilevanti solo nella misura di un 7%), i programmi formativi per badanti (5,7%), l’uso delle nuove tecnologie (5,7%), numero verdi o teleassistenza (2,8%). Nella individuazione dei Centri prescrittori delle terapie, non sono per nulla considerati fattori che agevolerebbero i pazienti, come la distanza dal luogo di residenza o la raggiungibilità del Centro attraverso il trasporto pubblico. Inoltre, sono ancora in minoranza le Regioni che applicano la telemedicina, la teleassistenza, il telemonitoraggio e strumenti digitali per favorire l’aderenza alle cure.

Le otto proposte

Cittadinanzattiva e il Tribunale per i diritti del malato riassumono così il pacchetto di proposte per promuovere l’aderenza terapeutica.

  1. Attuazione del Piano Nazionale della cronicità su tutto il territorio nazionale in riferimento alla sezione “Terapie e aderenza terapeutica”. In particolare su: promozione di studi di ricerca applicata e di soluzioni tecnologiche e organizzative per migliorare l’aderenza;    diffusione delle conoscenze su rischio aumentato di reazioni avverse ai farmaci delle persone con malattia cronica e in politerapia; adozione di procedure che favoriscano l’adesione alle prescrizioni mediche, in particolare in caso di politerapia; formazione e informazione delle persone con cronicità e degli operatori sanitari e non sanitari sull’uso appropriato di terapie e tecnologie.
  2. Cittadino protagonista del proprio percorso di cura. Garantire l’effettiva erogazione della terapia educazionale, così come previsto nei nuovi LEA, per le persone con diabete, obesità, asma e allergie, ed estendere tale diritto anche ad altre condizioni. Definire, inoltre, congiuntamente tra équipe e persona assistita il percorso di cura, condividendo priorità, obiettivi e preferenze, per rendere le terapie e le indicazioni di salute compatibili il più possibile con il progetto di vita e le ambizioni del cittadino.
  3. Fiducia e stabilità nel rapporto tra équipe di cura e cittadino. Garantire counseling, tempo adeguato ad una comunicazione efficace sulla patologia, sulla terapia, sulla durata del trattamento e sulla periodicità dei controlli per offrire un “sostegno ai comportamenti più utili” e consolidare l’adesione al percorso terapeutico.
  4. Semplificare la vita e ridurre la burocrazie inutile. Semplificare la vita delle persone, riducendo il carico burocratico nella prescrizione (es. rinnovo piano terapeutico, trascrizione da ricetta bianca a ricetta rossa), e le distanze da percorrere (es. per raggiungere il Centro prescrittore o per ritirare il farmaco).
  5. Aderenza per garantire più sicurezza. Piena attuazione in tutte le Regioni/PA della Raccomandazione ministeriale n. 17 sulla Riconciliazione farmacologica, individuando in maniera chiara e univoca il centro di responsabilità deputato a garantire la riconciliazione.  Migliorare la chiarezza delle indicazioni contenute nelle prescrizioni evitando l’uso di sigle, di abbreviazioni e di vocaboli latini o stranieri, al fine di aumentare la comprensibilità e ridurre il rischio di errori nell’assunzione. A tal fine potrebbero essere utili supporti informatici, come software per il professionista e app per i cittadini.
  6. Formazione al personale sanitario, caregiver familiare e professionale. Investire in formazione rivolta al personale sanitario, su comunicazione, relazione e profili di sicurezza e interazione tra farmaci in polifarmacoterapia. Promuovere un sostegno e formazione al caregiver familiare e professionale, sostenendoli e qualificandoli nella propria attività, e in quest’ultimo caso ponendo attenzione alle eventuali differenze culturali e linguistiche.
  7. Valorizzare tutte le professionalità. Valorizzare di più le competenze di tutte le professionalità coinvolte, capitalizzando anche la vicinanza e la prossimità rispetto al cittadino, soprattutto per venire incontro alle fragilità della persona, delle famiglie e delle aree disagiate, come le aree interne.
  8. Misurare l’aderenza terapeutica. Misurare l’aderenza terapeutica, secondo metodi, criteri e indicatori evidence based per avere contezza della dimensione del fenomeno e delle difficoltà nel rispettare le prescrizioni farmacologiche e le indicazioni terapeutiche, al fine di restituire a professionisti, Istituzioni sanitarie e Organizzazioni civiche e di pazienti gli ostacoli e i trattamenti efficaci per superarli.

“Semplificare la vita al paziente”

“E’ necessario – commenta Tonino Aceti, coordinatore del Tdm di Cittadinanzattiva –  generare soluzioni organizzative che favoriscano l’adesione alle prescrizioni, con particolare riferimento alle persone che assumono molti farmaci (politerapie), assicurando equità di accesso. Dalla ricerca, alle soluzioni tecnologiche, dalla formazione alla informazione e formazione di cittadini e operatori sanitari, le linee sono tracciate. E infatti, anche le Regioni, sebbene in ordine sparso, affrontano alcuni dei nodi. Un cambio di passo importante è necessario sul fronte del protagonismo del cittadino nel percorso di cura, nella riduzione della burocrazia inutile, negli strumenti tecnologici per semplificare la vita e -conclude Aceti – nella valorizzazione di tutti i professionisti sanitari più vicini al malato e alla famiglia.

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