Accordo Takeda-Shire, per alcuni azionisti potrebbe essere un “disastro”

Un gruppo di minoranza di investitori dell'azienda giapponese, guidato da Kazu Takeda, sarebbe contrario all'acquisizione. A suo dire l'operazione minerebbe la tradizione della compagnia e porterebbe a un esborso eccessivo di denaro (52 miliardi di euro)

Accordo Takeda-Shire

Sull’accordo Takeda-Shire, qualcuno dice no. E il no arriva dalla famiglia fondatrice dell’azienda giapponese che non vede di buon occhio la maxi acquisizione da 52 miliardi di euro. A suo sostegno un nutrito gruppo di piccoli azionisti.

“Disastro” annunciato?

Kazu Takeda ha duramente contestato l’operazione di acquisizione. La famiglia ha sciolto le riserve e il silenzio e si è espressa duramente. Attorno a sé una serie di piccoli azionisti e rappresentanti di 130 famiglie che hanno investito nella compagnia. Il gruppo è stato addirittura rinominato Thinking about Takeda’s bright future” (Ttbf). In sostanza, secondo Takeda, l’interessamento per Shire comporterebbe non solo una perdita dal punto di vista dell’identità aziendale (il concetto di Takedaismo, ossia il profitto aziendale che rende felici i dipendenti), ma anche un esborso di denaro eccessivo. Prima dell’estate il gruppo aveva proposto di mettere ai voti l’accordo. A fine giugno, durante una riunione plenaria degli azionisti, i voti a favore del “no deal” avevano raggiunto a malapena il 10%.

Si procederà nonostante l’opposizione

Ma la dirigenza dell’azienda non sembra incline ad accettare le rimostranze del capofamiglia Takeda. Il ceo Christophe Weber ha più volte dichiarato che l’accordo stretto con Shire è fondamentale per il business della compagnia giapponese. Si aprirebbe il mercato americano e il portfolio di Shire completerebbe quello di Takeda. Weber ha più volte ribadito che la sua società ha bisogno di essere globale e aperta al mondo.

La storia dell’acquisizione

La cifra monster di 52 miliardi di dollari permetterà la nascita del nono gruppo farmaceutico mondiale. Le firme sono state apposte a maggio. Nel 2018 Takeda ha già portato a casa una serie di accordi. Quello di gennaio con la belga TiGenix NV per terapia a base di cellule staminal valso 520 milioni di euro. Quello con Denali Therapeutics per una partnership sulle malattie neurodegenerative. A febbraio sono stati, inoltre, promessi 230 milioni di dollari a Wave life sciences per un pacchetto di trattamenti per il sistema nervoso centrale.