Editing genetico sulle piante, in attesa di una normativa chiara in Italia

A seguito della sentenza della Corte del Lussemburgo sulle tecnologie di mutagenesi – che di fatto equipara le piante modificate con editing genetico come Crispr, agli Ogm inserendole sotto la stessa legislazione – ci si chiede quale sarà la posizione dell’Italia: la mancanza di un chiarimento potrebbe svantaggiare centri di ricerca e agricoltura nostrana

editing genetico sulle piante

Lo scorso 25 luglio la Corte di giustizia europea ha stabilito che tutte le piante modificate tramite editing genetico sono da considerarsi Organismi geneticamente modificati (Ogm). Devono perciò rispondere alla stessa legislazione. Un duro colpo per l’agricoltura italiana, e anche per tutti i genetisti europei, che, grazie alle tecniche di editing, avevano sperato in una ripartenza della ricerca dopo il blocco impartito loro con gli Ogm. Per questo anche in Italia sono in tanti a iniziare a chiedersi in che modo il Governo adeguerà la normativa in seguito alla sentenza sulle tecnologie di mutagenesi.

Qual è la posizione dell’Italia?

Senza un chiarimento del Governo, la decisione della Corte del Lussemburgo svantaggerà pesantemente i centri di ricerca pubblici italiani che vedranno marchiare come Ogm piante con mutazioni simili a quelle spontanee, andando a penalizzare ulteriormente l’agricoltura italiana. Sottraendo così strumenti sicuri di innovazione e consolidando la necessità di importazione dall’estero di prodotti Ogm, come soia e mais, per la produzione di molte eccellenze del Made in Italy.

Un freno per la ricerca scientifica

“La decisione della Corte europea di giustizia che richiude le nuove biotecnologie vegetali nella categoria degli intoccabili Ogm, tira il freno alla ricerca scientifica e all’applicazione delle più recenti scoperte anche in campo alimentare” avevano scritto in un commento i ricercatori Vittoria Brambilla, Roberto Defez e dall’ex Senatore Radicale Marco Perduca. “Seguire le organizzazioni francesi, che hanno sollevato l’istanza presso l’Alta Corte, sulla strada del “vietare a prescindere”, bloccherà l’Europa su posizioni di passività che non potranno rispondere in modo sostenibile alle necessità di una domanda crescente di cibi sicuri, di maggior rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico”.

Le differenze con gli Ogm

Crispr infatti non prevede l’inserzione di materiale genetico estraneo (anche se potrebbe essere utilizzato in questo modo, in maniera molto più precisa di quanto non avvenga oggi con le tradizionali tecniche di ingegneria genetica). Si limita a tagliare il gene bersaglio (grazie all’enzima cas9, trasportato sul punto desiderato dalla molecola di Rna che funge da “veicolo”) producendo l’equivalente di una mutazione spontanea. Le piante dunque non potrebbero (e dovrebbero) essere considerate transgeniche, anche se si tratta sempre di una modifica genetica. La differenza di base è che nel caso del gene editing il prodotto finale non contiene traccia del Dna di un altro organismo ma sarà identico a un mutante che si ottiene anche con la mutagenesi classica, con incrocio o la variabilità genetica naturale.

“Non si tratta di negare che siamo di fronte a interventi sul Dna di alcune piante – avevano continuato i ricercatori – si tratta di apprezzare che con le tecnologie del Genome editing non si sposta più DNA da un organismo ad un altro ma si possono ridurre gli usi di agrofarmaci, tutelare le produzioni tipiche italiane e contrastare le importazioni di analoghe derrate sostenendo il reddito dei nostri agricoltori, l’ambiente e la salute umana”.

La merenda (di protesta) crispr

Per questo motivo il 18 settembre alle ore 10:00 a Roma, l’Associazione Luca Coscioni con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati prima e davanti a Montecitorio dalle 11 promuove una merenda con prodotti editati per chiedere al Governo di chiarire la sua posizione. Alla conferenza stampa alla Camera e la merenda in piazza Montecitorio parteciperanno dirigenti dell’Associazione e scienziati della Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV) e della Società Italiana Genetica Agraria. “Questa sentenza potrebbe costringere l’Italia, dove pur son in corso importanti ricerche, ad importare di più, innovare di meno e acuire ancora il deficit della nostra bilancia agroalimentare” concludono i firmatari del commento.

Ne avevamo parlato sul numeri 158 di AboutPharma and medical devices “Tra crispr e ogm l’Europa s’interroga sulle piante modificate” disponibile online