Toscana life sciences, le aziende in cerca di talenti e investimenti

Gli imprenditori locali lamentano la difficoltà di reperire personale qualificato e la macchinosità nel ricevere finanziamenti. Tuttavia la regione è la terza in Italia per attrazione di capitali grazie a progetti europei

Le aziende del cluster Toscana life sciences sono in cerca di talenti e investimenti. E fanno fatica. Ci sono ancora troppi ostacoli, rallentamenti e vincoli da superare. Nonostante questo la macchina regionale è in moto grazie a una serie di progetti europei che hanno finanziato numerosi progetti. Gli imprenditori richiedono però semplificazioni ulteriori e una fluidificazione dei processi in atto. Se ne è parlato il 14 e 15 settembre a Siena, in occasione del convegno “Generiamo il futuro, innovazione e ricerca nelle scienze della vita”, alla facoltà di Giurisprudenza.

Investimenti e risorse umane vanno di pari passo

Quello che è emerso dal dibattito è che investimenti e risorse umane camminano sullo stesso binario. Le aziende ricercano entrambe le cose con la stessa assiduità. Sono legati, certamente, ma per le compagnie toscane il legame è ancora più forte. “Gli investimenti vanno prima mantenuti e poi attratti. Costa più ottenere un nuovo cliente che mantenerne uno”, spiega Filippo Giabbani della Direzione generale della Giunta regionale toscana. La stessa filosofia si può fare per un dipendente o un ricercatore. La sua professionalità va mantenuta, preservata, non solo attirata.

Quanto costa a un’azienda il training e la preparazione di un nuovo arrivo? Tempo, denaro e fatica. Se lo chiede Antonio Chiesi di Exosomics Siena: “C’è difficoltà a trovare persone. Da una parte c’è carenza di competenze per campi nuovi. Bisogna fare un’educazione continua. Abbiamo cercato di attivare programmi con le università affinché emergano profili adatti. I desiderata dell’industria – continua Chiesi – vengono recepiti con un certo ritardo dal mondo accademico. Inoltre dobbiamo attrarre personalità di profilo internazionale. Loro cercano un hub farmaceutico o biotecnologico molto sviluppato. Serve un luogo dove si possa essere interconnessi con altre realtà simili circostanti”.

Ma il propellente c’è

La Toscana, però, è una delle regioni che più sta spingendo nel creare un sistema di impresa in questo settore. Seppur, come dice Giabbani, in Italia il livello di burocratizzazione e di competenze stratificate, non consenta di orientarsi tra le strutture che sovrintendono i vari investimenti, in Toscana c’è fermento. Un esempio è quello di Invest in Tuscany che è un ente che aiuta l’investitore nella giungla burocratica. Ha firmato un accordo con una trentina di comuni per creare un network locale per mettere in contatto professionisti (avvocati o esperti di finanza) con le società e potenziali venture capital. Su 500 multinazionali sul territorio, 460 sono a controllo estero, le altre sono toscane.

In questo contesto cresce l’interesse di finanziatori stranieri provenienti dall’Asia (soprattutto Giappone) e dall’Ue, che detiene oltre il 60%. Il 30% degli investimenti finisce all’industria manifatturiera. “Negli ultimi cinque anni – spiega l’esperto – la Toscana è arrivata al terzo posto per attrazione degli investimenti dopo Lombardia e Lazio. Inoltre secondo i dati Ocse, il 70% degli investimenti dei Paesi aderenti riguarda strategie di espansioni di realtà già presenti sul territorio”, conclude Giabbani che poi lancia una provocazione. La Toscana non è solo turismo, ma è anche industria.

Alessio Beverina del venture capital Panakès, specializzato nel biomedicale, ricorda alcuni casi di startup che hanno trovato il successo a seguito di finanziamenti oculati e precisi. “Non si può investire su tutto – spiega – bisogna creare una specializzazione, così che intorno nascano le università e dalle università escano dei profili specifici”. Un esempio a cui pensa Beverina è il polo di Mirandola, in provincia di Modena.

Una delle realtà a cui fa riferimento Beverina è MMI di Pisa, rappresentata in quell’occasione da Giuseppe Prisco e che proprio da Panakès ha ricevuto 20 milioni. Quest’ultimo aggiunge un ulteriore elemento alla discussione. “Ci sono molti problemi con le infrastrutture e la burocrazia. Per esempio non in tutte le zone c’è la copertura di una rete adatta alla nostre esigenze e poi l’apparato burocratico è estremamente pesante. Un’azienda come la nostra non ha le forze per preparare la mole di documenti per partecipare ai bandi”.

Il polo logistico digitale

In Toscana ci credono. Le istituzioni e le aziende vogliono fare di tutto per far conoscere il made in Tuscany non solo nell’ambito culturale o enogastronomico, ma anche nel life science. “Laddove l’azienda si è radicata bene col territorio fa meno fatica a creare e trovare competenze”, spiega Donato Mazzeo, ex ceo e fondatore di Winmedical di Pisa. “Qui abbiamo trovato dei partner ideali per noi”, fa eco Franco Fontana di Ebit. Insomma il tessuto c’è. Per questo Molteni ha fortemente spinto per la creazione e l’istituzionalizzazione di un nuovo polo logistico digitale. L’idea è ambiziosa. Costruire un terzo polo logistico dopo Milano e Roma.

Nel corso degli anni, già dai tempi del ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, sono stati fatti numerosi tavoli tematici. La meta è costruire una pharma valley per cui è stato previsto un investimento di 60 milioni di euro. Il luogo è stato trovato: l’interporto Amerigo Vespucci di Livorno. Centoventicinque mila metri quadrati di spazio collegato con il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. “Mettiamo insieme tutti i player del settore in una struttura fisica unica e con il supporto del digitale attiriamo nuovi investitori, spiega Giuseppe Seghi Recli di Molteni. “Al momento abbiamo una road map di tre anni che si concluderà nel 2020. Il protocollo d’intesa è stato firmato a marzo 2018 da 21 soggetti e puntiamo alla costituzione di una rete per le imprese private”.

Seghi Recli scommette anche su nuove risorse professionali. “Serviranno poi nuove figure aziendali per gestire la pianificazione dei flussi o l’ingegneria logistica”, conclude. Anche un’azienda come Eli Lilly, che il prossimo anno festeggia i suoi 60 anni in Italia, potrà trarne ulteriore vantaggio. “Dobbiamo stabilire delle priorità nel campo dell’industria e in Italia non si fa”, spiega Gianni Pampaloni di Eli Lilly, altra azienda capofila del polo logistico. “Dobbiamo rafforzare la partnership coi fornitori e le istituzioni e dare una certezza delle regole. Solo così potremmo attrarre investitori”, continua.

Il programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020

“Le scienze della vita sono l’unico settore in Italia che è cresciuto nel periodo della crisi. A giugno l’Italia ha superato la Germania per valore di esportazione ed è la prima in Europa”, dice Fabrizio Landi di Fondazione Toscana life sciences. Nel 2006 la Fondazione ha creato il bio-incubatore Tls per dare una spinta al settore delle scienze della vita in Toscana e il supporto delle istituzioni politiche ha permesso la nascita di un ecosistema industriale ancora più invitante. “Pensiamo a Siena. Su più di 80 mila lavoratori in città e dintorni (escludendo la provincia, nda), 5 mila sono impiegati nel settore delle scienze della vita. La prima risorsa industriale è questa”. Il passaggio dal dominio della banca Monte Paschi al settore life science, secondo Landi, è evidente.

Angelita Luciani dell’Autorità di gestione del Por Fesr Regione Toscana, snocciola un po’ di numeri. Il Por Fesr (Programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020), approvato nel febbraio 2015, ha una dotazione totale di 792,5 milioni di euro divisi in sei aree di intervento (Pmi, ambiente, patrimonio culturale, coesione sociale, Ict e R&S). Di questi 275,1 milioni (pari al 35%) riguardano proprio la ricerca e sviluppo e il trasferimento tecnologico.

Ad agosto 2018, i 792 milioni hanno complessivamente finanziato 3132 progetti. E altri sono in cantiere. Il 3 settembre è partito il bando di internazionalizzazione, mentre il 20 riaprirà il bando per la creazione d’impresa (microcredito) e i bandi per il sostegno dell’innovazione e degli investimenti produttivi (progetti strategici/microcredito).

Ad aver finanziato la cassa sono stati l’Ue (396 milioni), lo Stato (277 milioni) e la Regione (118 milioni). Ma torniamo alle scienze della vita. Per quanto riguarda questo asset con i 275 milioni sono state attivate 28 procedure di bando (primato sulle 85 totale divise per gli altri asset) e sono stati finanziati oltre 2050 progetti su 3132. Anche qui, primato. “La maggior parte dei progetti è ancora in corso. Nell’asset non finanziamo solo R&S, ma anche altre innovazioni più piccole che integrano i grandi processi. Più sono piccoli i progetti, più aumenta il loro numero”, spiega Luciani.

C’è infine un altro aspetto che merita di essere analizzato. Sempre Luciani specifica che l’Europa, nella redistribuzione delle risorse, potrebbe non guardare solo il Pil. Osserverà una serie di fattori che concorrono al benessere del cittadino all’interno della società in cui vive. Disoccupazione giovanile, clima, coesione sociale. “Non ci saranno solo indicatori economici”, conferma l’esperta.

Le dimensioni dell’imprenditoria toscana

Le difficoltà esistono. Nessuno le nasconde. Tuttavia ci sono degli indicatori interessanti che fanno della Toscana una regione pronta allo sprint. Da una recente indagine dell’Irpet (su base dati Asia, 2015), il settore delle scienze della vita in Toscana consta di circa 890 unità locali, con oltre 15 mila addetti. Il farmaceutico copre il 6% delle unità produttive e impiega il 45,5% della forza lavoro. Il commercio all’ingrosso dei prodotti farmaceutici copra il 39% delle unità con il 22% degli addetti. Poi c’è il settore degli apparecchi elettromedicali. In totale 8,1% delle unità produttive contro l’11% dell’area dei fitofarmaci e cosmetici. Solo 7% per le macchine per dosatura e imballaggio. Più piccolo il settore biotecnologico particolarmente sviluppato nella provincia di Siena.

I campi più rilevanti sono quello della biochimica, neuroscienza, farmaceutica e fotonica. Toscana life sciences coinvolge 320 affiliati tra imprese e centri di ricerca. Le politiche di innovazione della regione, attraverso la Strategia di specializzazione intelligente (Ris3) partecipano attivamente al programma Por Fesr 2014-2020.

La Ris3 ha tre priorità: Ict-fotonica, fabbrica intelligente, chimica-nanotecnologia. Prevede per il periodo 2014-2020 un quadro finanziario di oltre 850 milioni di euro. Di questi 400 saranno destinati a progetti di ricerca e innovazione. Partita nel 2014, a fine 2017 risultano complessivamente finanziati oltre 900 progetti di ricerca e innovazione. Tra le principali progettualità finanziate sulle scienze della vita, sono da evidenziare quelle per la diagnosi e la cura della persona, le soluzioni di biorobotica, la ricerca in materia di nanomedicina, e la fotonica medicale.