Biosimilari, Pfizer chiede alla Fda chiarimenti sulla comunicazione dei prodotti

La società americana, da tempo, lamenta una serie di campagne false e diffamatorie sull'utilizzo di questi medicinali. Per questo è stata fatta richiesta esplicita all'ente regolatorio per mettere ordine

Pfizer chiede alla Fda chiarimenti sulla comunicazione dei prodotti biosimilari. Infatti la società americana, da tempo, lamenta una serie di campagne false e diffamatorie sull’utilizzo di questi medicinali. Per questo è stata fatta richiesta esplicita all’ente regolatore per mettere ordine.

Biologici contro biosimilari

L’accusa che Pfizer rivolge ai competitori che producono biologici è che quest’ultimi stipulano contratti di esclusiva che vanno contro il libero mercato. Nonostante gli sforzi di Fda e altri enti regolatori per facilitare l’ingresso dei biosimilari nel mercato, la petizione dell’azienda sottolinea come questo accesso, nei fatti, venga continuamente ostacolato. “Vengono disseminate informazioni false e infondate sulla sicurezza e l’efficacia di questi farmaci”, scrive la società come riportato da MedicalMarketingMedia.

La pubblicità di Amgen

A infiammare la polemica è stato un recente tweet di Amgen che indica come i pazienti reagiscano in modo diverso in caso di assunzione di un biosimilare rispetto a un biologico.

 

 

Allo stesso modo Pfizer se la prende anche contro la comunicazione messa in piedi da J&J e Genentech attraverso brochure per i pazienti e siti web. In questo modo si creerebbe troppa confusione sull’intercambiabilità e aumenterebbe la percezione di un rischio maggiore con il cambio di terapia.

La storia ritorna

Servono regole chiare per chi fa pubblicità. Troppo alto il rischio di ingannare pazienti e prescrittori. Già nel 2009 la Fda con il Biologics price competition and innovation act (Bpcia), ha chiarito che il mercato dei biosimilari è fondamentale nella competizione tra aziende pharma. Soprattutto nell’ottica dell’abbassamento dei prezzi. Per certi versi, come ricorda Sarfaraz Niazi dell’Università dell’Illinois, campagne di comunicazione così aggressive ricordano quelle fatte ai tempi dei primi generici.