Contratto di governo, il capitolo “sanità” sotto la lente di Gimbe

La Fondazione analizza le promesse dell’esecutivo M5S-Lega: “Intenzioni buone, ma il rilancio del Ssn ancora lontano”.  Dubbi sulle risorse, in attesa della prossima manovra finanziaria

contratto di governo

Nel capitolo sanità del “contratto di governo” M5S-Lega mancano almeno tre ingredienti: un “esplicito” rilancio del finanziamento pubblico, la ridefinizione del perimetro del Livelli essenziali di assistenza (Lea), il riordino della sanità integrativa. A sostenerlo è la Fondazione Gimbe, che ha realizzato un report in cui le proposte del Governo Conte per il settore sanitario e la ricerca biomedica sono analizzate nel dettaglio.

L’analisi sul contratto di governo

Abbiamo condotto un’analisi integrale del – Contratto per il Governo del Cambiamento’ – spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – per verificare la coerenza delle proposte relative a sanità e ricerca biomedica con i 12 punti del ‘piano di salvataggio’ del Servizio sanitario nazionale (Ssn) elaborato dalla Fondazione Gimbe e validato tramite consultazione pubblica. La nostra analisi dimostra che il contratto non getta solide basi per mettere in sicurezza la più grande conquista sociale dei cittadini italiani, già ereditata in ‘condizioni di salute’ non ottimali”. Gimbe ha riassunto le valutazioni sui singoli punti del contratto in una tabella sinottica.

Crisi di sostenibilità

Rispetto alla quattro macro-determinanti della crisi del Ssn identificate dal Rapporto Gimbe sulla  sostenibilità a giugno scorso (definanziamento, “paniere Lea” troppo ampio, sprechi e inefficienze, espansione della sanità integrativa), il contratto contiene un programma dettagliato, ma diverse lacune. Gimbe le riassume così:

  • non annuncia esplicitamente un aumento nominale del fondo sanitario nazionale, né un’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil;
  • non prevede alcuna ridefinizione del perimetro dei Lea, oggi sproporzionati rispetto al finanziamento pubblico ed esigibili su tutto sul territorio nazionale solo sulla carta;
  • non fa alcun cenno all’inderogabile riordino legislativo della sanità integrativa che oggi, con le seducenti promesse del “secondo pilastro”, favorisce derive consumistiche e di privatizzazione.

Gimbe, inoltre, sottolinea come il contratto non definisca mai l’entità delle risorse necessarie per finanziare le proposte. E mostra preoccupazione per il via libera al “regionalismo differenziato”, visto come minaccia all’universalismo del Ssn.

Verso la manovra

“Considerato che a breve termine mancano le risorse per rifinanziare in maniera consistente il Ssn – commenta Cartabellotta – il banco di prova per la sanità non può essere la Legge di Bilancio 2019 che nella migliore delle ipotesi potrà garantire il ‘consueto’ miliardo di euro che negli ultimi anni ha coperto solo il costo dell’inflazione”. Nel Contratto di governo, sottolinea il presidente di Gimbe, non mancano comunque le “buone intenzioni” sul destino della sanità pubblica. “Il primo segnale concreto – conclude Cartabellotta – dovrebbe arrivare tra pochi giorni con la nota di aggiornamento del Def 2018. In particolare, si attende quell’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil annunciata anche dalle parole del premier Conte nel discorso per la fiducia”.

La tabella

Il report