Stenosi valvolare aortica: chirurgia mini-invasiva ancora sottoutilizzata

Parte la campagna di sensibilizzazione "Tavi è vita" per diffondere la conoscenza sulla patologia (assolutamente letale se non si interviene) e sui trattamenti più idonei

Una patologia largamente sottovalutata dai pazienti, sottodiagnosticata dai medici ma decisamente letale. Una tecnica chirurgica poco suggerita, poco utilizzata ma decisamente risolutiva. Se la stenosi valvolare aortica non curata ha tassi di mortalità del 100% a cinque anni, superiori a quelli delle peggiori forme di cancro, l’opzione chirurgica di sostituzione rappresenta tuttavia un’arma indiscussa e definitiva. Meglio ancora se mini-invasiva (la Tavi, impianto transcatetere di valvola aortica), ideale per pazienti correttamente selezionati e affidati a un Heart Team multidisciplinare esperto. In estrema sintesi è quanto sostenuto a Milano lo scorso 18 settembre da Giuseppe Tarantini, presidente del Gise (società italiana di Cardiologia interventistica) e da Francesco Musumeci, presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch).

La campagna di sensibilizzazione

Serve cultura sul tema e in Italia come in Europa ci si muove con azioni di awareness. Si tenta di stimolare la conoscenza dei sintomi da parte del paziente (anomalo affaticamento, angina, sincopi e svenimenti dopo sforzo fisico); il tempestivo sospetto diagnostico da parte del medico di famiglia e/o del cardiologo; invio al centro specialistico con indicazione chirurgica (“le pillole non fanno nulla” tuona Tarantini) e il massimo della conoscenza medica per l’idonea presa in carico nel post operatorio. Per questo il 18 settembre è stata presentata proprio a Milano la campagna “Tavi è vita”, con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni, comunità medico-scientifica e l’opinione pubblica sul tema della stenosi aortica. Il progetto proseguirà con una serie di iniziative di sensibilizzazione. In particolare, nei prossimi mesi sarà istituito un Tavolo di lavoro con i principali esponenti della cardiochirurgia e della cardiologia interventistica (si parte in Piemonte e Campania). L’obiettivo sarà quello di predisporre un documento condiviso che raccolga le necessità dei territori anche dal punto di vista delle risorse. Saranno inoltre organizzati weekend informativi per cittadinanza.

Epidemiologia della stenosi aortica

La patologia in Italia riguarda oltre un milione di persone e il 4% della popolazione oltre i 65 anni. “Di questi – spiega Tarantini – il 75% è asintomatico e il 41% non viene operato”. La stenosi (restringimento) severa dell’apertura valvolare aortica può essere trattata sia con sostituzione chirurgica tradizionale (Savr), sia tramite Tavi. Nel primo caso si richiede l’anestesia generale, incisione più o meno estesa sul torace e circolazione extra-corporea a cuore fermo. Con la Tavi, l’intervento è mini-invasivo e si esegue nella maggior parte dei casi senza anestesia generale e introducendo la nuova valvola attraverso l’arteria femorale o accessi toracici. La dimissione del paziente può avvenire nel giro di tre o quattro giorni se non sono presenti particolari complicanze. Dal 2007, anno di introduzione della procedura, al 2017 in Italia sono stati effettuati oltre 25 mila impianti tramite Tavi. L’incremento è stato costante: dai 98 del 2007 a oltre i 5500 del 2017. “Nonostante ciò, con 65 interventi per milione di abitanti – conclude Tarantini  la penetrazione della tecnica in Italia è ben lontana da quanto accade in Gerrmania (200) o Francia (15o)”.

L’indagine sui medici

Marco Arosio, Quantitative area responsible di Doxapharma, ha mostrato a Milano i risultati di un’indagine condotta su un campione rappresentativo di medici di medicina generale e cardiologi, proprio sul grado di conoscenza riguardo alla stenosi, alla procedura Tavi e al miglior percorso del paziente. Molto c’è da fare: i mg dichiarano di vedere pochissimi casi (meno dell’1%) e ammettono un basso livello di preparazione sulla malattia e le terapie disponibili. Cardiologi più preparati, ma solo metà del campione si dichiara completamente confidente nella gestione della malattia.