Cannabis, la Regione Piemonte finanzierà uno studio clinico

L'obiettivo è quello di valutare l'efficacia e la sicurezza del prodotto. Lo studio, promosso dalla Città della salute, verrà condotto su 90 pazienti

La Regione Piemonte finanzierà uno studio clinico sull’efficacia e sulla sicurezza dei trattamenti con cannabis terapeutica. A dichiararlo è stato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta nella IV Commissione del Consiglio regionale.

Efficacia e sicurezza

L’obiettivo è quello di valutare l’efficacia e la sicurezza del prodotto. Lo studio, promosso dalla Città della salute verrà condotto su 90 pazienti. Non era mai successo che una regione italiana finanziasse di suoi pugno un trial di questo tipo, soprattutto su un prodotto discusso come la cannabis. Ma Saitta vuole di più. Ha ribadito la sua volontà a spronare altre realtà locali a investire in ricerca sulla cannabis. Il trial durerà due anni e il Comitato etico della Città della salute ha già dato parere positivo. L’inizio è previsto entro il 2018 e sarà coordinato da Paola Brusa del dipartimento di Scienza e tecnologia del farmaco dell’Università di Torino. Lo step successivo, tuttavia, è quello di ampliare il gruppo di pazienti.

Mancano gli studi

Ma di cannabis e di libertà di scienza sull’argomento si è discusso di recente durante il XV congresso dell’Associazione Luca Coscioni a Milano. Qui sono intervenuti molti scienziati che da tempo studiano le proprietà terapeutiche delle sostanze psicotrope. Le posizioni che sono emerse durante la tre giorni di convegno dal 5 al 7 ottobre 2018 riguardano la necessità di tentare strade alternative alla medicina “tradizionale”. Franz Vollenweider, dell’Università di Zurigo è convinto che le molecole attualmente in uso non siano in grado di dare tutte le risposte di cui ha bisogno il paziente. “Gli ostacoli – ha detto Jose Carlos Bouso dell’Iceers – sono di natura ideologica, sia scientifica che politica, burocratica e politica”. Inoltre, aggiunge Paolo Poli della Società italiana di ricerca sulla cannabis, a cui si lega anche il ragionamento di Vidmer Scaioli dell’Istituto neurologico di Milano, “siamo osteggiati dalla stessa classe medica. Quanti medici – ha lamentato – prescrivono cannabis in Italia? Pochissimi. Ma come la prescrivono? Anche male perché non sanno come prescriverla”.