Reputazione del settore farmaceutico, la fiducia in Italia è in calo

A fotografare la situazione è stato il rapporto pharma RepTrak 2018 del Reputation Institute. Un calo dovuto a diversi fattori tra cui i vaccini e la digital health

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La reputazione del settore farmaceutico è in calo. A fotografare la situazione è stato il rapporto pharma RepTrak 2018 del Reputation Institute. Un calo dovuto a diversi fattori tra cui i vaccini e la digital health.

Risultati negativi rispetto al 2017

Rispetto ai dodici mesi precedenti il passo indietro è evidente. Meno sei punti percentuali è lo scarto sul 2017, soprattutto in merito a temi legati all’eticità, alla trasparenza e all’impatto del settore sulla società. Dando un po’ di numeri, nel 2017 il punteggio si era attestato a 72 su 100, mentre nel 2018 lo scivolone ha marcato “solo” 66 su 100. Molto è dovuto alla nuova tendenza della salute digitale che cambia le carte in tavola riguardo il rapporto medico-paziente. Da una parte ci sono le aziende che spingono per l’innovazione affinché un paziente venga seguito costantemente, seppur da remoto, dal proprio medico di fiducia. Dall’altra i pazienti che vivono una disintermediazione nel rapporto con il proprio medico. Tra l’altro la salute digitale passa anche attraverso internet col rischio, qui più concreto, di una cura della persona fai-da-te. Ma a pesare è soprattutto la questione vaccini. Il dibattito infiammato di questi ultimi anni ha messo sotto accusa Big pharma e la qualità dei medicinali. A spostare gli equilibri, secondo i ricercatori, sono stati gli indecisi, cresciuti molto nel corso degli ultimi dodici mesi.

La classifica

Tuttavia alla fine un ranking c’è. A spuntarla è AbbVie con 72,3 punti. Sul podio salgono anche Menarini (71,2) e Angelini (69,9). Subito dopo, quasi a pari merito ci sono Roche (69,5), Bristol Meyers Squibb (69,1) e Eli Lilly (69,0). Gli ultimi quattro posti sono occupati da Amgen (68,9), Gilead (68,3), Dompé (68,2) e Takeda (67,9).

Niente di nuovo (almeno in Italia)

Ma sempre Reputation Institute ad aprile 2018 aveva stilato un’altra classifica, stavolta di ogni settore, sulla reputazione delle aziende nel nostro Paese. Nella graduatoria generale, al primo posto si trovava Ferrero, se­guita da Ferrari e Walt Disney. La farmaceutica risultava indietro. La media punti reputazionali che le aziende del settore si sono guadagnate è di 66,4 su 100. La prima azienda life science “pura” era An­gelini (66esima). Seguivano Roche (71esi­ma), Johnson & Johnson (84esima), Bayer (88esima), Sanofi (102esima) e Novartis (121esima). Reputation Institute ha misurato il legame emotivo degli stakeholder nei confronti delle aziende, rilevando la loro percezio­ne rispetto a sette requisiti fondamentali: prodotti/servizi, innovazione, am­biente di lavoro, governance, responsabilità sociale e ambiente, leadership e performan­ce.

L’opinione dei pazienti: il pharma migliora, ma non brilla

Un’altra indagine, pubblicata nello stesso periodo da Patient View, descrive la reputazione di 46 aziende pharma a livello globale, secondo la percezione di oltre 1.300 associazioni di pazienti sparse in tutto il mondo. È un altro punto di vista. Sotto la lente 12 indicatori chiave, tra cui integrità, tra­sparenza e centralità del paziente. Il verdetto? L’immagine di Big Pharma migliora, ma non brilla. La reputazione delle aziende era in ripresa rispetto al 2016: “buona” o eccellente” per il 43% del campione. Sul podio Viiv Healthcare, Abbvie e Gilead.