Oncologia, le sfide della governance per l’innovazione e la sostenibilità

Dal convegno “Innovazione, sostenibilità e governance sanitaria in oncologia” spunti di riflessione per il sistema sanitario: dall’impatto delle nuove cure alle dinamiche della spesa farmaceutica, dai biosimilari alle reti oncologiche regionali. *Con il supporto non condizionante di Msd Italia

oncologia

Coniugare innovazione e sostenibilità in oncologia è possibile. A patto di realizzare una governance efficace, utilizzare in modo appropriato farmaci e budget, reinvestire in cure innovative  e ricerca in oncologia risparmi generati dai biosimilari, ottimizzare la gestione delle reti oncologiche a livello regionale. Sono questi alcuni messaggi chiave emersi dal convegno “Innovazione, sostenibilità e governance sanitaria in oncologia” che si è tenuto il 12 ottobre a Roma. Un evento organizzato con il supporto non condizionante di Msd Italia e il patrocinio di Sifo (Società italiana farmacia ospedaliera) e Aiom Lombardia (Associazione italiana oncologia medica).

“La personalizzazione della medicina, i farmaci a bersaglio molecolare e poi l’immunoterapia hanno consentito progressi straordinari all’oncologia. La nostra capacità di cura è aumentata notevolmente”, sottolinea Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia medica all’Università la Sapienza di Roma e responsabile scientifico del convegno. L’innovazione. però, impatta sulla sostenibilità dei sistemi sanitari: “La governance è fondamentale – prosegue Marchetti – e servono regole condivise nell’interesse di tutti. A cominciare da un reale governo centrale della spesa sanitaria, che superi una visione per silos”.

I numeri del cancro

La premessa a ogni ragionamento sulle sfide dell’oncologia è costituita dai numeri. “Secondo i dati del Global Cancer Statistics 2018 – spiega Roberto Bordonaro, direttore dell’Uoc di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliera “Garibaldi” di Catania – si stimano nel mondo oltre 18 milioni di nuovi casi di tumore entro il 2018 (9,6 milioni uomini e 6,6 milioni donne), con una mortalità che sfiora quota 10 milioni di casi. In Italia, secondo i dati presentati nelle scorse settimane con il rapporto Aiom-Airtum, ci si aspetta entro il 2018 oltre 370mila nuovi casi di tumore (194mila maschi, 178mila donne). Significa mille diagnosi al giorno, ma la buona notizia è che si guarisce di più rispetto al passato”. Nel nostro Paese, secondo il report citato da Bordonaro, il tumore più frequente è diventato quello della mammella: nel 2018 sono stimati 52.800 nuovi casi. Segue il cancro del colon-retto (51.300), che lo scorso anno era il più diagnosticato. Al terzo posto il tumore del polmone (41.500).

La sostenibilità

Nel corso della discussione, ampio spazio al tema della sostenibilità delle cure. “Nel 2017 – spiega Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia medica all’Irccs “S. Maria Nuova” di Reggio Emilia – sono stati spesi 409 milioni dei 500 previsti per i farmaci oncologici innovativi. C’è comunque un dato positivo sulla gestione di queste risorse: non ci sono grossi scostamenti tra Regioni guardando la percentuale di spesa per gli oncologici innovativi pesata per popolazione, a eccezione della Lombardia che spende un po’ meno”. Ma l’innovazione continuerà ad arrivare: “La spesa sanitaria aumenta, il costo medio dei farmaci cresce, la spesa farmaceutica ospedaliera cresce ancora di più”, sottolinea Giordano Beretta, responsabile Oncologia medica all’Humanitas Gavezzani di Bergamo e presidente eletto Aiom. “Non possiamo fare a meno del Fondo – spiega l’oncologo –  ma è una soluzione ‘tampone’. Occorrono interventi strutturali per la sostenibilità”.

Secondo Anna Maria Marata, coordinatrice della Commissione regionale farmaco dell’Emilia-Romagna e membro della Commissione tecnico-scientifica Aifa, bisogna chiedersi non solo come garantire la sostenibilità, ma anche come “assicurare un uso appropriato dei farmaci (innovativi e non)” oltre che “una loro disponibilità in tempi accettabili” in tutte le Regioni. “La base solida per un uso appropriato e sostenibile dei farmaci (innovativi e non) – sottolinea Marata – è rappresentata dalla produzione di raccomandazioni (o l’adattamento locale di raccomandazioni prodotte a livello nazionale) attraverso un processo di analisi delle prove di efficacia, condiviso, trasparente, riproducibile e flessibile”.

I biosimilari

Alla sostenibilità possono contribuire i farmaci biosimilari. Nel corso del convegno la presidente nazionale Aiom, Stefania Gori, ha ricordato i punti principali del Position paper Aiom-Sif-Sifo-Cipomo-Fondazione Aiom presentato a luglio scorso: “La priorità è informare bene medici e pazienti su come questi farmaci biosimilari vengono utilizzati. Per quanto riguarda il tema della sostituibilità automatica, Aifa la esclude e anche nel nostro Position paper si dice che deve essere evitata.  Sul fronte dello switch, diciamo che deve essere valutato con estrema attenzione dal medico. In ogni caso, la disponibilità dei biosimilari rappresenta una leva importante per la sostenibilità dei sistemi sanitari e le risorse economiche liberate grazie al loro impiego potrebbero garantire l’accesso a farmaci antitumorali innovativi”.

Le reti oncologiche

Appropriatezza e sostenibilità delle cure in oncologia passano anche da un’organizzazione efficiente dell’assistenza a livello regionale, che dovrebbe scongiurare un accesso iniquo e disomogeneo alle cure e all’innovazione farmacologica. Dal confronto tra gli esperti riuniti a Roma emerge la necessità di implementare “ovunque” le reti oncologiche regionali. “Reti – sottolinea Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia all’Università di Padova – che devono garantire qualità dei percorsi assistenziali e non devono servire solo al controllo della spesa”. Senza perdere di vista l’importanza di razionalizzare e usare in modo appropriato le risorse.

Contributo sponsorizzato