Rischio clinico in oncologia, l’esempio virtuoso delle farmacie ospedaliere dell’Emilia-Romagna

Del corretto uso di farmaci antitumorali e di best practice ospedaliere, si parla all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (Irst) Ircss di Meldola (FC) dal 14 al 16 novembre

Prevenzione

Dal magazzino ospedaliero al letto del paziente. Sicurezza e prevenzione sono condizioni essenziali per chi opera con farmaci antitumorali. Perché il rischio clinico legato all’utilizzo di questa tipologia di medicinali è elevato. A causa della loro elevata tossicità, sono necessarie particolari cautele da parte del personale sanitario in tutte le fasi del ciclo ospedaliero. Dall’approvvigionamento alla conservazione, dalla preparazione alla somministrazione. Fino al monitoraggio degli effetti e allo smaltimento dei residui. Tali farmaci, inoltre, richiedono un preciso calcolo del dosaggio, in relazione alla necessità e al profilo clinico di ogni singolo paziente.

I danni causati dai farmaci antitumorali

Il tema è oggetto della Raccomandazione 14 emanata nel 2012 dal Ministero della Salute, che si inserisce nell’ambito del sistema di allerta per le condizioni cliniche ed assistenziali ad elevato rischio di errore attualmente composto da 17 Raccomandazioni. Sei delle quali dedicate proprio ai farmaci. Gli antitumorali, in particolare, impongono un calcolo estremamente preciso del dosaggio, in relazione alla necessità e al profilo clinico del singolo paziente. E al tempo stesso richiedono ai farmacisti e al personale medico e infermieristico notevole cautela in tutte le fasi della loro “vita”. Dall’approvvigionamento alla conservazione, dalla preparazione alla somministrazione e al monitoraggio successivo degli effetti, della tollerabilità e della sicurezza.

Un evento per spiegare quali azioni mettere in atto per ridurre il rischio clinico

Di questi temi si parla da domani al 16 novembre all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (Irst) Ircss di Meldola (FC), nell’ambito di un corso teorico-pratico di farmacia oncologica giunto alla quarta edizione e organizzato da Carla Masini, direttore della Farmacia Oncologica IRST, quest’anno in collaborazione per la prima volta con Roche Italia.

Le azioni per ridurre il rischio clinico sono diverse. Tra queste rivestono particolare importanza:

  • La centralizzazione delle preparazioni, che devono essere effettuate in ambienti idonei e protetti e da personale formato ad hoc.
  • La robotizzazione per l’allestimento della chemioterapia, che va a sostituire la produzione manuale sotto cappa. In tal senso, le unità ospedaliere deputate (UFA) dovrebbero soddisfare requisiti di carattere strutturale e organizzativo, nell’ottica di migliorare la performance.
  • I sistemi informatizzati, per organizzare e gestire in modo coerente attività come la prescrizione preparazione e somministrazione e che consentano un dialogo tra i professionisti coinvolti.
  • L’organizzazione della farmacia ospedaliera, che diventa fondamentale in tutti i processi gestionali, dal percorso dall’approvvigionamento alla conservazione del farmaco e consegna della terapia; attraverso l’individuazione di un responsabile di patologia, per la valutazione della appropriatezza prescrittiva  per ottimizzare l’efficacia delle cure e prevenire errori di prescrizione.
  • La scelta di formulazione dei farmaci. Può essere utile prevedere farmaci che hanno modalità di somministrazione alternative alle tradizionali infusioni endovenose (es. predosate, sottocute) che in casi documentati hanno ridotto il rischio di errore.

Le indicazioni della Raccomandazione 14

Molte di queste azioni sono descritte appunto nella Raccomandazione 14, che s’inserisce nell’ambito di un sistema di allerta per le condizioni cliniche e assistenziali a elevato rischio, a tutt’oggi non uniformemente seguita in Italia. Mattia Altini – direttore Sanitario dell’Irst di Meldola – parla del valore della clinical governance per migliorare la performance delle strutture sanitarie, tema strettamente connesso alla sicurezza: “Il rendimento delle risorse deve essere il nostro oggetto. Come pure è necessario avere condizioni di qualità, accreditamento e sicurezza adeguati. L’esperienza di Meldola ci insegna che la progettazione di una struttura centrale di preparazione di chemioterapie, può garantire i livelli di sicurezza richiesti dalla Raccomandazione 14, grazie al fatto che risponde a un bacino di riferimento ampio (1 milione e 200mila abitanti). Viceversa, sarebbe difficilmente sostenibile”. Come spiega Carla Masini: “Il corso ha l’obiettivo di formare gli operatori che lavorano o hanno intenzione all’interno delle Ufa (farmacisti, tecnici di laboratorio, infermieri professionali). Si parte dalla disamina degli indirizzi ministeriali e regionali sulle procedure per prevenire il rischio clinico e nel pomeriggio ci sarà un momento di confronto  con le esperienze di altri centri che rappresentano esempi di ipercentralizzazioni.”

Il caso di eccellenza dell’Irst di Meldola

A questo proposito, uno studio realizzato da Opt in collaborazione con Roche, ha ravvisato un profilo di conformità del 65-70% (medio complessivo) in tutto i centri nazionali indagati, mediante una fase di assessment iniziale e finale relativa ai requisiti clinico-organizzativi delle procedure individuate dalla Raccomandazione 14. Ancora meglio i  centri dell’Emilia-Romagna (Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e per la Cura dei Tumori (Irst Ircss) Meldola (Fc), Policlinico “S. Orsola-Malpighi” di Bologna, Ausl Piacenza, Ausl Reggio Emilia, Ausl Modena) che hanno fatto registrare un profilo di conformità medio pari al 95%. Ciascun centro ha predisposto un piano formalizzato di azioni di miglioramento volto a colmare il “gap” di conformità rimanente

Proprio per questo l’Irst di Meldola – che si accinge a centralizzare la preparazione di farmaci antitumorali per tutte le strutture sanitarie pubbliche della Romagna – rappresenta un esempio di best practice nell’ambito della gestione delle terapie. L’intento comune alle realtà ospedaliere dell’Emilia-Romagna, che sul tema ha promosso una campagna di sensibilizzazione, è il miglioramento continuo a vantaggio della sicurezza dei pazienti onco-ematologici, della governance e sostenibilità del sistema, come pure della riduzione di contenziosi medico-legali associati a eventi e complicazioni vari, abbattendo anche i costi relativi a una non corretta gestione delle risorse.