Meno rischi in corsia nella gestione dei farmaci antitumorali

Un'analisi condotta sulle procedure in uso in 39 centri italiani (5 in Emilia Romagna) mostra indici di conformità alle linee guida ministeriali (e non solo) compresi tra il 65% e il 70% – con punte del 95% – dopo percorsi formativi per auditor interni. I dati presentati all'Irst di Meldola durante il IV Corso teorico pratico di farmacia oncologica

Farmaci antitumorali: cresce in Italia la cultura della sicurezza. Da un’analisi svolta nelle farmacie ospedaliere italiane è pari al 65%-70% l’indice di conformità alle principali linee guida per il controllo del rischio nelle fasi di approvvigionamento, stoccaggio, preparazione, prescrizione, distribuzione, somministrazione e terapie orali, secondo quanto previsto dalle Raccomandazioni 12, 14, 17 emanate dal Ministero della Salute, Standard Isopp, Sifo, Ispesl 2010, Uni En Iso 9001:2015 etc. L’analisi (titolo: Obiettivo Zero) è stata condotta dalla società specializzata Opt di Milano – con il contributo di Roche Italia – mettendo sotto osservazione le procedure seguite in 39 centri sparsi tra Lombardia, Veneto, Lazio, Marche, Umbria, Sardegna, Campania, Toscana ed Emilia Romagna: proprio qui – nelle strutture Irst Ircss di Meldola (Forlì), Policlinico “S. Orsola-Malpighi” di Bologna e nelle Ausl di Piacenza, Reggio Emilia e Modena – si è registrata la performance migliore con una media di conformità pari al 95%.

L’importanza della formazione

Le valutazioni sono avvenute a valle di percorsi formativi per auditor interni, che hanno coinvolto 330 professionisti (successivamente certificati per Sistemi di Gestione per la Qualità ISO9001:2015) suddivisi tra oncologi, ematologi, altri medici specialisti, farmacisti ospedalieri, direzione sanitaria, tecnici di laboratorio, infermieri professionali, biologi e altre figure. I dati sono stati presentati ieri a Meldola, nella sede dell’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (Irst), nell’ambito del corso residenziale teorico pratico di farmacia oncologica (14-16 novembre) giunto quest’anno alla quarta edizione, organizzato da Carla Masini, direttore della Farmacia oncologica del medesimo istituto.

… e dell’evoluzione professionale

In tema di controllo del rischio, connesso al ciclo ospedaliero dei farmaci antitumorali, una particolare enfasi è stata fatalmente posta sull’integrazione multidisciplinare. “La continua evoluzione dei farmaci antitumorali – ha detto Dino Amadori, direttore scientifico emerito dell’Irst di Meldola e presidente dell’Istituto oncologico romagnolo – che hanno meccanismi di azione sempre più complessi, unita alla possibilità di prescriverli fuori indicazione implica un’evoluzione della figura del farmacista verso quella del farmacologo clinico. Il ruolo deve ampliarsi e legarsi in una più stretta e vicendevole collaborazione con gli oncologi e gli altri operatori”. Concetto ribadito da Susanna Ciampalini, della Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute (“La cultura della sicurezza si costruisce con approccio sistemico, multidisciplinarietà, formazione e aggiornamento, condivisione, partecipazione attiva, responsabilizzazione e comunicazione”) e da Ottavio Nicastro, per conto della Conferenza della Regioni: “La sicurezza in sanità è trasversale, ognuno fa la sua parte e si gioca tutta sulle sinergie”. Stesse parole e concetti declinati nella pratica proprio nel Servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna, come testimoniato da Anselmo Campagna (direzione Cura della persona, salute e welfare della Regione) che ha fatto il punto sulla costituzione del Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente previsto dalla legge Gelli (legge 24/2017).

Il grande obiettivo è la clinical governance

Ma la sicurezza in corsia, per quanto importante, è solo un “pezzo” della clinical governance, per progettare la quale è indispensabile una corretta e puntuale misurazione delle performances sanitarie, nell’ottica della value based evidence. Lo dice Mattia Altini (nella foto), direttore sanitario dell’Irst di Meldola e neo eletto presidente della Società italiana medici manager: “Dobbiamo aumentare il valore delle attività che svolgiamo per migliorarne la sostenibilità. Non basta ridurre gli sprechi ma occorre investire le risorse in maniera adeguata, decidendo insieme cosa genera valore e cosa no”.