Infezioni ospedaliere: in Europa 8,9 milioni di casi ogni anno, Italia fanalino di coda

Lo rivela l’ultimo studio di prevalenza sulle infezioni correlate all’assistenza (Ica) pubblicato dal Centro europeo di malattie infettive (Ecdc). Di tutti questi casi 1 su 3 è resistente agli antibiotici e il rischio di affrontare complicanze non risolvibili con farmaci è alto

Ica

Il dato non è da sottovalutare. Ogni anno in Europa si verificano 4,5 milioni di infezioni ospedaliere e altrettanti in strutture di lungodegenza e domiciliare (per un totale di 8.9 milioni di casi ogni anno). Lo rivela l’ultimo studio di prevalenza sulle infezioni correlate all’assistenza (Ica), pubblicato dal Centro europeo di malattie infettive (Ecdc). Di tutti questi casi 1 su 3 è resistente agli antibiotici e il rischio di affrontare complicanze non risolvibili con farmaci è alto.

La posizione Europea

Si tratta di una tendenza da tenere sotto controllo, perché potrebbe incidere significativamente sulla vita delle persone. E d’altra parte, lo stesso Ecdc ha già identificato i due temi delle Ica e l’antibiotico resistenza come problemi che rappresentano un pericolo significativo per la salute pubblica. In grado tuttavia di essere affrontato e ridotto attraverso adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni.

“Il crescente numero di europei che muoiono o che diventano disabili a causa di infezioni resistenti agli antimicrobici è motivo di grande preoccupazione per me e per la Commissione europea. Possiamo evitare molte di queste morti interrompendo l’uso non necessario di antimicrobici. E attraverso una migliore diagnosi e prevenzione delle infezioni nelle comunità e nelle strutture sanitarie. Invito tutti coloro che hanno influenza sulla prevenzione e il trattamento delle infezioni a raddoppiare gli sforzi per combattere questa minaccia” ha affermato Vytenis Andriukaitis, European commissioner for health and food safety.

La situazione italiana

I numeri italiani provengono dall’indagine condotta da ottobre a novembre 2016, a cui hanno partecipato 135 strutture ospedaliere italiane (28.157 pazienti). Dall’analisi è emerso che in Italia il tasso di prevalenza Ica passa dal 6,3% del 2013 al 8,03% attuale – segnando un peggioramento del 27%.
L’Italia ha l’incidenza più alta di tutta Europa pari al 6,0% – 1 paziente su 15 contrae un’infezione durante la degenza in ospedale.

Ogni giorno, si verificano 13mila casi di Ica per un totale di 530mila casi all’anno. Per fare un paragone è come se l’intera popolazione di Firenze e Brescia contraesse un’Ica ogni anno. Nella giornata mondiale della consapevolezza sugli antibiotici, lo scorso 18 Novembre, sono stati riportati i dati Europei di decessi legati a infezioni non curabili perché resistenti ad antibiotici. L’Italia conta il 30% dei casi fatali di tutta Europa ed il tasso di resistenza causa nel nostro Paese 7.800 morti l’anno in ambito ospedaliero, che equivale al doppio dei decessi per incidenti stradali (tra l’altro in calo del 20% rispetto al 2010).

Tanto per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che l’incidenza di questa tipologia di infezioni è paragonabile alla somma delle principali malattie infettive: influenza, tubercolosi, Hiv/Aids, almeno secondo quanto riporta uno studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases.
Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione, affinché il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020, a cura del Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e ospedali.

Gli obiettivi dello studio europeo di prevalenza infezioni

Al di là dei numeri, lo studio di prevalenza europeo delle infezioni correlate all’assistenza e all’uso di antibiotici si pone degli obiettivi precisi. Che possono essere riassunti in 4 punti:

– Stimare le dimensioni globali (di prevalenza) delle Ica e dell’uso di antibiotici negli ospedali per acuti in Europa
– Descrivere i pazienti, le procedure invasive, le infezioni e gli antibiotici prescritti
– Diffondere i risultati a coloro che hanno necessità di conoscerli, a livello locale, regionale, nazionale ed europeo
– Fornire agli ospedali uno strumento standardizzato per individuare obiettivi di miglioramento delle qualità.