Il business dei preservativi varrà 10 miliardi entro il 2021

Secondo una ricerca di Statista i 7,5 miliardi del 2018 a livello globale diventeranno, entro tre anni, 9,6. In crescita anche il mercato dei contraccettivi che nel 2033, secondo Global market insights arriveranno a valere 33 miliardi

business dei preservativi

Si potrebbe arrivare a sfiorare la soglia dei dieci miliardi di dollari entro i prossimi tre anni. Questa è l’analisi fornita dalla società tedesca Statista sulla crescita del business dei preservativi a livello mondiale. Entro il 2021 si prevede che questo mercato varrà 9,6 miliardi con un valore, oggi, di 7,5 miliardi. Un trend positivo di mezzo miliardo all’anno. Nel 2015 il mercato complessivo dei contraccettivi valeva 5,9 miliardi salendo a 6,4 nel 2016. Si passa a 7 nel 2017 e 7,5 nel 2018. Il prossimo anno è prevista un’impennata fino a 8,2 mentre nel 2020 si potrebbero raggiungere gli 8,8. Il segno più per questi dispositivi medici si inserisce in un contesto di crescita molto più ampio. In generale tutto il business dei contraccettivi è in espansione. Basta dare un’occhiata ai dati di Global market insights. Oltre i 33 miliardi entro il 2023 con un Cagr stimato del 6,8%.

L’Italia

Secondo la ricerca “Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia”, realizzata dal Censis nel 2017 il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. L’età media al primo  rapporto sessuale è di 16,4 anni, 17,1 anni è l’età media al primo rapporto completo. Il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi ha dichiarato di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma una quota minore (il 74,5%) si protegge sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale. La distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani. Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. Passando ai prezzi è possibile fare una media dei vari prodotti. La pillola, dalla prima alla quarta generazione, varia tra i 6 e i 20 euro. I cerotti anticoncezionali hanno una media di 15-16 euro, poco meno dell’anello vaginale che ha una media di listino di 19-20 euro. Più caro il diaframma che può arrivare a 40 euro di media. È anche disponibile il preservativo femminile che ha un valore che si aggira intorno agli 8 euro. In merito ai profilattici maschili il prezzo è simile. Sale intorno a 15 se si cercano prodotti con particolari caratteristiche.

Ridurre l’Iva

A settembre il Movimento 5 Stelle ha proposto un disegno di legge per ridurre l’Iva sull’acquisto dei preservativi dal 22% al 10%. Il testo che vede come primo firmatario il senatore grillino Gaspare Antonio Marinello è diviso in due articoli. Al momento è in discussione sulla piattaforma del movimento Rousseau. L’obiettivo dichiarato è quello di spingere all’acquisto di questi dispositivi medici e contrastare l’insorgenza di patologie sessualmente trasmissibili. Un bilancio preventivo dei costi indicherebbe un dispendio di 50 milioni di euro all’anno a partire dal 2019.

Incentivare l’uso della contraccezione

Ma l’utilizzo di metodi anticontraccettivi non è solo questione di business. Durante il XV congresso dell’Associazione Luca Coscioni a Milano a inizio ottobre si è parlato di nuove politiche sessuali che dovrebbero avere come obiettivo quello di migliorare l’accesso a farmaci e dispositivi e ridurre le gravidanze indesiderate. Filomena Gallo, segretaria dell’associazione, snocciola un po’ di numeri. “Nel mondo ci sono 214 milioni di donne con gravidanze indesiderate. Di queste il 40% si trova nei Paesi poveri. In Bangladesh, per esempio, dal 1977 si è passati dal 5% al 33% di persone che usano contraccettivi. In questo modo si sono ridotte anche le morti, di madri e figli, causate dal parto”. L’attenzione è concentrata soprattutto in Africa dove la fertilità è in ascesa e la popolazione sta aumentando. Il ginecologo Eugene Kongnyuy che lavora per il United Nations population fund parla di investimenti che frutteranno grandi risparmi per i sistemi sanitari locali. “Per un dollaro investito nei Paesi poveri, se ne salvano 2,2 spesi per gli interventi di gravidanze non volute”.