In costante aumento le infezioni trasmesse con i rapporti sessuali

Dalla sifilide alla clamidia, negli ultimi anni si è assistito a un incremento delle patologie, complice un’inadeguata o inesistente informazione tra i più giovani e uno scarso uso del preservativo. Ecco alcune proposte per favorire anche la ricerca di nuovi materiali più confortevoli. Dal numero 163 del magazine

Il preservativo, da diverso tempo a questa parte, resta una scelta poco amata dai giovani italiani. Soprattutto per quelli nati dopo gli anni ’90 che non hanno conosciuto il periodo buio in cui l’Aids era una malattia mortale. Motivo per cui, secondo gli ultimi dati del Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di Sanità, tra il 2010 e il 2016 continuano ad aumentare le persone con un’infezione sessualmente trasmessa. I casi di sifilide per esempio sono rimasti relativamente stabili fino al 2000, per poi aumentare in maniera rilevante nel 2005 – quando si è registrato un incremento di cinque volte – e ristabilizzarsi nel 2012. Nel 2016 però sono tornate a crescere con un aumento del 70% dei casi rispetto all’anno precedente.

Le segnalazioni di gonorrea sono raddoppiate tra il 1999 e il 2006 seguite da una riduzione e un nuovo aumento nel 2016. Mentre i casi di infezione da Chlamydia trachomatis hanno mostrato un aumento dopo il 2008 con un incremento di quasi tre volte tra il 2008 e il 2016, colpendo prevalentemente le giovani donne tra i 15 e i 24 anni. Sono triplicati infine i casi di condilomi ano-genitali che rappresentano l’infezione sessualmente trasmessa più segnalata. “Sono malattie che possono essere opportunamente trattate con gli antibiotici e risolte, non sono mortali – commenta Pierangelo Clerici, presidente Amcli, Associazione microbiologi clinici italiani e Direttore U.O. Microbiologia A.s.s.t Ovest Milanese – però vanno indagate. La sifilide per esempio è pericolosa per la donna perché si trasmette al feto e può causare danni neurologici.

La gonorrea come la clamidia può dare grossi problemi a livello pelvico o all’apparato genitale nell’uomo. Soprattutto la clamidia, che può portare a sterilità femminile. È una malattia sintomatica per cui può capitare che si associno le due cose solo dopo anni. Per questo sono importanti le campagne di screening e di sensibilizzazione, soprattutto tra i teenager. Se la sifilide è più comune sopra i 30 anni infatti, la clamidia e la gonorrea si trovano in prevalenza tra i giovani, anche tra i 14-15enni per via della promiscuità. Esistono anche test banali delle urine che possono identificare il microorganismo patogeno – sia la Chlamydia trachomatis sia il gonococco – proprio per evitare di mettere a disagio i ragazzi con test che prevedono un prelievo invasivo”.

Gli effetti negativi sulle fertilità

La diagnosi microbiologica inoltre potrebbe essere molto utile anche per coppie infertili che cercano di avere figli con la tecnica della procreazione medicalmente assistita (Pma). Da un lato infatti consentirebbe ad alcune di raggiungere una fertilità naturale e dall’altro ridurrebbe in modo significativo i casi di insuccesso. Secondo gli esperti che hanno partecipato a un incontro promosso da Amcli sul ruolo della microbiologia clinica nel percorso diagnostico che accompagna la coppia nella Pma, tra le cause di fallimento di queste tecniche oltre alle età avanzata della coppia (prevalentemente quella femminile) e le cause genetiche (alterazioni cromosomiche e alterazioni della doppia elica del Dna spermatico e ovocitario), vi sarebbero anche infezioni in generale dell’apparato genitale maschile e femminile e infezioni sessualmente trasmesse, causate in particolare da Hiv, Hpv, Virus delle epatiti, Chlamydia trachomatis e Mycoplasmi.

Malattie che possono decorrere in maniera totalmente asintomatica oppure non presentare sufficienti elementi clinici da permetterne il riconoscimento. Gli esami microbiologici, che nella maggior parte dei casi sono di semplice esecuzione, permetterebbero di identificare in anticipo le cause eziologiche delle infezioni e di intraprendere specifici trattamenti terapeutici al fine di dare maggiore garanzia al successo delle Pma. Tra le soluzioni percorribili secondo Clerici vi è la definizione di linee guida condivise e dedicate alla Pma, da applicare uniformemente in tutti i 366 centri in Italia che si occupano di medicina della riproduzione (pubblici e privati).

Aumenta anche l’Hiv

Tra chi ha una diagnosi di infezione sessualmente trasmessa sale però anche la percentuale di sieropositivi. Tanto che nel 2016, la prevalenza di Hiv confermata in questo gruppo di persone, è stata circa settantacinque volte più alta di quella stimata nel 2014 nella popolazione generale italiana. Dal rapporto si deduce inoltre che dal 2010 le infezioni sessualmente trasmesse sono aumentate in particolare nei maschi che fanno sesso con maschi e che la percentuale di soggetti testati per Hiv è diminuita dal 2005 al 2016, evidenziando come sia ormai diffusa l’opinione che l’Hiv non costituisca più un rischio reale.

“Fortunatamente i trattamenti contro il virus dell’immunodeficienza umana sviluppati negli ultimi decenni hanno trasformato una malattia mortale e terribile in cronica” continua Clerici. “Il lato negativo però è che l’Aids non fa più paura, specie nei ragazzi più giovani che non hanno vissuto le importanti campagne preventive condotte tra gli anni ’70-’90 a favore dei metodi di barriera. Che sono state così vanificate. Le persone si sentono tranquille perché ormai esiste una cura contro l’Aids, ma non è così semplice. Anche perché chi è affetto da Hiv poi ha maggiori probabilità di essere co-infettato anche da altri patogeni e contrarre patologie come la clamidia o la sifilide, per cui c’è un diffondersi di queste patologie”.

Le strategie difensive

Guardando oltre con%ne, soprattutto nei paesi del Nord Europa, la situazione è decisamente più sotto controllo grazie alle importanti iniziative di screening condotte negli adolescenti, come conferma Clerici. Test (compreso quello dell’Hiv) a cui i ragazzi e le ragazze, soprattutto se hanno una vita sessuale intensa, dovrebbero sottoportisi con regolarità. Anche per Barbara Suligoi, responsabile del Coa, per contrastare il fenomeno andrebbero intraprese misure per favorire la diagnosi e il trattamento precoce; andrebbe facilitato l’accesso ai servizi sanitari e incrementate le attività di informazione per far conoscere sintomi, segni e complicanze delle infezioni sessualmente trasmesse. “Per esempio andrebbe favorita la diagnosi precoce di Chlamydia trachomatis attraverso l’offerta del test a donne giovani, anche asintomatiche – elenca – andrebbe promossa la proposta del test Hiv tra le persone con un’infezione sessualmente trasmessa, attraverso un counseling mirato, e sostenuta la prevenzione favorendo la vaccinazione anti-epatite B, anti-epatite A e anti-Hpv”.

Maggiore comunicazione verso i teenager

Ma se in Italia sono diverse le iniziative svolte sia a livello centrale sia regionale, quello che ancora manca, secondo gli esperti, è un’opportuna informazione nelle scuole. “Non è semplice però – sostiene Clerici – perché parliamo di minorenni e per tenere lezioni su argomenti simili è necessario avere il permesso dei genitori. Idem se volessimo distribuire preservativi gratuiti, come alcune Asl hanno provato a fare. È un problema non solo sanitario ma anche sociale di divulgazione dell’informazione, di presa di coscienza, da parte di chi dovrebbe diffonderla a tutti i livelli: genitori, insegnanti, medici e istituzioni”.

La proposta di legge “sesso sicuro”

Da qui la proposta di legge sul “sesso sicuro” afferma del senatore grillino Gaspare Antonio Marinello, che contiene “disposizioni in materia di riduzione dell’aliquota Iva sui profilattici maschili e femminili” allo scopo appunto di incentivarne l’utilizzo. “Le malattie e le infezioni sessualmente trasmissibili – sottolinea Marinello – rappresentano ancora un’emergenza sanitaria, ma se ne parla, purtroppo, ancora troppo poco. L’uso del preservativo rappresenta l’unico metodo di prevenzione ma il prezzo in Italia continua a essere molto elevato a causa anche dell’Iva al 22%. Si tratta, di un ddl snello e deciso, una misura per i giovani che ormai si avvicinano sempre più precocemente alla sessualità”.

…e la ricerca di un preservativo più confortevole

Intanto non manca anche la ricerca in questo settore, per cercare di rendere il preservativo uno strumento più apprezzato. Un gruppo di scienziati della Boston University ha infatti messo a punto un nuovo tipo di profilattico in grado di “autolubrificarsi” in presenza di umidità, acqua o fluidi vaginali. Lo studio finanziato dalla fondazione Bill e Melinda Gates, prevede l’uso di polimeri idroli che possono essere legati alla superficie del lattice del dispositivo. Quando questo rivestimento viene a contatto con l’acqua, per esempio attraverso fluidi corporei, diventa più scivoloso.

Secondo gli esperti, infatti, lo scarso amore per il preservativo da parte di giovani e meno giovani, sarebbe da attribuirsi alla mancanza di lubrificazione del condom. Per cui quelli attualmente in commercio sono relativamente ruvidi e possono rompersi o arrecare fastidi, mentre i lubrificanti commerciali – inclusi quelli applicati dai produttori ai preservativi – si consumano durante il rapporto sessuale e non è sempre detto che le coppie lo vogliano applicare. I test condotti finora hanno dimostrato la resistenza del materiale e della lubrificazione nel tempo, rispetto al normale lattice e il lattice ricoperto con un lubrificante.

Mark Grinstaff co-autore dello studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, spiega che tutte e tre le sostanze utilizzate per la nuova tecnologia sono già impiegate in altri dispositivi medici. Il rivestimento inoltre potrebbe essere aggiunto durante la fase finale della produzione dei condom, senza dover cambiarne il processo di fabbricazione. Il gruppo di ricerca ha già depositato un brevetto per l’idea e spera di vedere i preservativi auto-lubrificanti sul mercato entro i prossimi due anni. “L’ultimo progresso nella tecnologia dei prolattici risale a più di cinquant’anni fa – conclude Grinstaff – e fu quando l’olio di silicone venne introdotto come lubrificante. Significa che stiamo ancora usando una tecnologia del 20esimo secolo, il che è pazzesco”.