Italia-Cina, inaugurata la settimana della scienza e dell’innovazione

È stata inaugurata il 4 dicembre la nona settimana della scienza e dell'innovazione al Museo della scienza e della tecnologia di Milano. L'evento, patrocinato da entrambi i governi vuole migliorare i rapporti tra le aziende, le istituzioni e gli enti di ricerca lungo quella che un tempo era la via della seta

Italia-Cina

Il binomio Italia-Cina è più forte. È stata inaugurata il 4 dicembre la nona settimana della scienza e dell’innovazione al Museo della scienza e della tecnologia di Milano. L’evento, patrocinato da entrambi i governi vuole migliorare i rapporti tra le aziende, le istituzioni e gli enti di ricerca lungo quella che un tempo era la via della seta. Il mercato cinese sta diventando sempre più un polo di attrazione per gli investimenti esteri, così come Pechino sta mettendo sul piatto grandi quantità di denaro per accaparrarsi nuove opportunità di profitto. L’evento, quest’anno, sarà itinerante e fino al 6 dicembre toccherà anche Roma, Cagliari e Napoli.

L’incontro bilaterale

La giornata è iniziata con un incontro a porte chiuse nella sala del Cenacolo tra Marco Bussetti, ministro dell’educazione, università e ricerca e il suo collega Wang Zhiang, ministro della scienza e della tecnologia cinese. Al termine dell’incontro (in foto Wang Zhiang a sinistra e Marco Bussetti a destra) i due hanno firmato un documento per future collaborazioni e partnership che dovrebbero sviluppare ulteriormente il business di entrambi i Paesi. Successivamente c’è stata la seduta plenaria e l’inaugurazione ufficiale dell’evento. “L’Italia ha una posizione privilegiata lungo l’antica via della seta e abbiamo raggiunto risultati notevoli in tanti ambiti: biomedicina, chimica, intelligenza artificiale, manifatture – ha spiegato l’ambasciatore cinese a Roma Ding Wei – e dal 2010 (anno della prima edizione della settimana Italia-Cina ndr) abbiamo raggiunto più di 900 accordi”.

One belt, one road: le imprese lungo la via della seta

La Cina sta investendo tantissimo nel progetto della “nuova via della seta”, ossia una rete di infrastrutture e rapporti economici lungo tutto il continente euroasiatico. Anche l’Italia rientra, seppur marginalmente da un punto di vista geografico, in questa tela di interessi transcontinentali. Le aziende italiane, sia nel life science, ma non solo, guardano con interesse a questo immane programma voluto nel 2013 dall’attuale presidente cinese Xi Jinping. “Nel 2017 – chiarisce Giulio Pedrollo, vicepresidente per la politica industriale di Confindustria – ci sono stati scambi con la Cina pari a 42 miliardi di euro. Nel 2009 erano 25. Inoltre l’export lo scorso anno è aumentato del 22%, mentre la media europea si è fermata a al 16%”. Sono 17 mila le aziende che commerciano con l’oriente e rappresentano il 15% delle industrie che praticano export in Italia. In Italia, inoltre, ci sono circa 1700 società di diritto cinese con un ammontare di 15 mila dipendenti. Un giro di affari da oltre 20 miliardi. Quello che si è sottolineato durante l’incontro è stata la volontà di investire soprattutto in high-tech. Tecnologie a tutto tondo che investono, ovviamente, anche le scienze della vita.

Intelligenza artificiale e 4P

I 500 milioni di euro in scambi tra Italia e Cina accennati dal ministro Bussetti durante il suo intervento riguardano ambiti ben precisi. Manifattura, energia, urbanistica, nuovi materiali, beni culturali, sicurezza alimentare, aerospazio e life science. A ognuno di questi argomenti è stata dedicata una sessione di approfondimento. Durante quella dedicata all’healthcare si sono confrontati esponenti sia italiani che cinesi e nei vari dibattiti è emerso un elemento su tutti. Non che la Cina (come del resto anche il nostro Paese) punti sull’intelligenza artificiale o sulla medicina di precisione, ma che le aziende del fu celeste impero cerchino solide partnership con imprese e istituti di ricerca nostrani. Lo ha detto chiaramente Zhang Zhe, General manager di Wuhan Shengshi Kanghe health management consulting: “Speriamo di trovare imprese e persone con cui collaborare”. Una dichiarazione di intenti che è stata appoggiata da altri suoi colleghi presenti all’evento, anch’essi manager di aziende healthcare in Cina. Punto di incontro tra la ricerca italiana e quella cinese è la lotta alle malattie croniche. Enzo Grossi, scientific advisor di Alisei avverte: “Entro il 2030 queste patologie potrebbero arrivare a costare 47 trilioni di euro all’anno”.

Centro di ricerca euroasiatico

Intanto, è stato siglato un accordo per la costituzione di un centro di ricerca euroasiatico sugli organoidi tumorali. A siglare l’accordo l’istituto Firc di oncologia molecolare, Cogentech e la cinese Accurate international. Le sedi saranno a Milano e Guangzhou. Il centro dovrà sviluppare soluzioni per velocizzare l’applicazione della tecnologia degli organoidi. Uno dei primi tumori a essere studiati sarà quello al colon-retto.